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Seneca - De Vita Beata - 1
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Brano visualizzato 16109 volte [1] Vivere, Gallio frater, omnes beate volunt, sed ad pervidendum, quid sit, quod beatam vitam efficiat, caligant; adeoque non est facile consequi beatam vitam, ut eo quisque ab ea longius recedat, quo ad illam concitatius fertur, si via lapsus est; quae ubi in contrarium ducit, ipsa velocitas maioris intervalli causa fit. Proponendum est itaque primum, quid sit, quod adpetamus; tunc circumspiciendum, qua contendere illo celerrime possimus intellecturi in ipso itinere, si modo rectum erit, quantum cotidie profligetur quantoque propius ab eo simus, ad quod nos cupiditas naturalis inpellit. Quam diu quidem passim vagamur non ducem secuti, sed fremitum et clamorem dissonum in diversa vocantium, conteretur vita inter errores, breves etiam, si dies noctesque bonae menti laboremus. Decernatur itaque, et quo tendamus et qua, non sine perito aliquo, cui explorata sint ea, in quae procedimus, quoniam quidem non eadem hic quae in ceteris peregrinationibus condicio est: in illis comprensus aliquis limes et interrogati incolae non patiuntur errare, at hic tritissima quaeque via et celeberrima maxime decipit. Nihil ergo magis praestandum est quam, ne pecorum ritu sequamur antecedentium gregem pergentes non, quo eundum est, sed quo itur. Atqui nulla res nos maioribus malis inplicat quam, quod ad rumorem componimur optima rati ea, quae magno adsensu recepta sunt, quodque exempla [nobis pro] bonis multa sunt nec ad rationem, sed ad similitudinem vivimus. Inde ista tanta coacervatio aliorum super alios ruentium. Quod in strage hominum magna evenit, cum ipse se populus premit -- nemo ita cadit, ut non et alium in se adtrahat, primique exitio sequentibus sunt --, hoc in omni vita accidere videas licet. Nemo sibi tantummodo errat, sed alieni erroris et causa et auctor est; nocet enim adplicari antecedentibus et, dum unusquisque mavult credere quam iudicare, numquam de vita iudicatur, semper creditur, versatque nos et praecipitat traditus per manus error. Alienis perimus exemplis: sanabimur, [si] separemur modo a coetu. Nunc vero stat contra rationem defensor mali sui populus. Itaque id evenit quod in comitiis, in quibus eos factos esse praetores idem, qui fecere, mirantur, cum se mobilis favor circumegit: eadem probamus, eadem reprehendimus; hic exitus est omnis iudicii, in quo secundum plures datur.
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