Splash Latino - Seneca - De Ira - Liber Iii - 42

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Seneca - De Ira - Liber Iii - 42

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1. Careamus hoc malo purgemusque mentem et exstirpemus radicitus quae quamvis tenuia undecumque haeserint renascentur, et iram non temperemus sed ex toto removeamus -- quod enim malae rei temperamentum est? Poterimus autem, adnitamur modo.
2. Nec ulla res magis proderit quam cogitatio mortalitatis. Sibi quisque atque alteri dicat: 'quid iuvat tamquam in aeternum genitos iras indicere et brevissimam aetatem dissipare? Quid iuvat dies quos in voluptatem honestam inpendere licet in dolorem alicuius tormentumque transferre? Non capiunt res istae iacturam nec tempus vacat perdere.
3. Quid ruimus in pugnam? Quid certamina nobis arcessimus? Quid inbecillitatis obliti ingentia odia suscipimus et ad frangendum fragiles consurgimus? Iam istas inimicitias quas inplacabili gerimus animo febris aut aliquod aliud malum corporis vetabit geri; iam par acerrimum media mors dirimet.
4. Quid tumultuamur et vitam seditiosi conturbamus? stat supra caput fatum et pereuntis dies inputat propiusque ac propius accedit; istud tempus quod alienae destinas morti fortasse circa tuam est.


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42. il Riflessione che sulla confine Galli brevità battaglie lontani della leggi. vita

[1]
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[2]
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[3]
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[4]
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Ormai
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