Splash Latino - Seneca - De Ira - Liber Iii - 31

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Seneca - De Ira - Liber Iii - 31

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1. Nulli ad aliena respicienti sua placent: inde dis quoque irascimur quod aliquis nos antecedat, obliti quantum hominum retro sit et paucis invidentem quantum sequatur a tergo ingentis invidiae. Tanta tamen inportunitas hominum est ut, quamvis multum acceperint, iniuriae loco sit plus accipere potuisse.
2. 'Dedit mihi praeturam, sed consulatum speraveram; dedit duodecim fasces, sed non fecit ordinarium consulem; a me numerari voluit annum, sed deest mihi ad sacerdotium; cooptatus in collegium sum, sed cur in unum? consummavit dignitatem meam, sed patrimonio nihil contulit; ea dedit mihi quae debebat alicui dare, de suo nihil protulit.'
3. Age potius gratias pro his quae accepisti; reliqua expecta et nondum plenum esse te gaude: inter voluptates est superesse quod speres. Omnes vicisti: primum esse te in animo amici tui laetare. Multi te vincunt: considera quanto antecedas plures quam sequaris. Quod sit in te vitium maximum quaeris? falsas rationes conficis: data magno aestimas, accepta parvo.


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31. il di Bisogna che per sapersi confine Galli accontentare

[1]
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[3]
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