Splash Latino - Seneca - De Ira - Liber Iii - 22

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Seneca - De Ira - Liber Iii - 22

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1. Et haec cogitanda sunt exempla quae vites, et illa ex contrario quae sequaris, moderata, lenia, quibus nec ad irascendum causa defuit nec ad ulciscendum potestas.
2. Quid enim facilius fuit Antigono quam duos manipulares duci iubere, qui incumbentes regis tabernaculo faciebant quod homines et periculosissime et libentissime faciunt, de rege suo male existimabant? Audierat omnia Antigonus, utpote cum inter dicentes et audientem palla interesset; quam ille leviter commovit et 'longius' inquit 'discedite, ne vos rex audiat.'
3. Idem quadam nocte, cum quosdam ex militibus suis exaudisset omnia mala inprecantis regi, qui ipsos in illud iter et inextricabile lutum deduxisset, accessit ad eos qui maxime laborabant et cum ignorantis a quo adiuvarentur explicuisset, 'nunc' inquit 'male dicite Antigono, cuius vitio in has miserias incidistis; ei autem bene optate qui vos ex hac voragine eduxit.'
4. Idem tam miti animo hostium suorum male dicta quam civium tulit. Itaque cum in parvulo quodam castello Graeci obsiderentur et fiducia loci contemnentes hostem multa in deformitatem Antigoni iocarentur et nunc staturam humilem, nunc conlisum nasum deriderent, 'gaudeo' inquit 'et aliquid boni spero, si in castris Silenum habeo.'
5. Cum hos dicaces fame domuisset, captis sic usus est ut eos qui militiae utiles erant in cohortes discriberet, ceteros praeconi subiceret, idque se negavit facturum fuisse, nisi expediret iis dominum habere qui tam malam haberent linguam.


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22. è guarda Esempi a e di il sole longanimità: anche Antigono tengono Macedone

[1]
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[2]
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[3]
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[4]
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