Splash Latino - Seneca - De Ira - Liber Ii - 35

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Seneca - De Ira - Liber Ii - 35

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1. Numquid velit quisquam tam graviter hostem ferire ut relinquat manum in vulnere et se ab ictu revocare non possit? Atqui tale ira telum est: vix retrahitur. Arma nobis expedita prospicimus, gladium commodum et habilem: non vitabimus impetus animi hos graves et onerosos et inrevocabiles?
2. Ea demum velocitas placet quae ubi iussa est vestigium sistit nec ultra destinata procurrit flectique et cursu ad gradum reduci potest; aegros scimus nervos esse, ubi invitis nobis moventur; senex aut infirmi corporis est qui cum ambulare vult currit: animi motus eos putemus sanissimos validissimosque qui nostro arbitrio ibunt, non suo ferentur.
3. Nihil tamen aeque profuerit quam primum intueri deformitatem rei, deinde periculum. Non est ullius adfectus facies turbatior: pulcherrima ora foedavit, torvos vultus ex tranquillissimis reddit; linquit decor omnis iratos, et sive amictus illis compositus est ad legem, trahent vestem omnemque curam sui effundent, sive capillorum natura vel arte iacentium non informis habitus, cum animo inhorrescunt; tumescunt venae; concutietur crebro spiritu pectus, rabida vocis eruptio colla distendet; tum artus trepidi, inquietae manus, totius corporis fluctuatio.
4. Qualem intus putas esse animum cuius extra imago tam foeda est? Quanto illi intra pectus terribilior vultus est, acrior spiritus, intentior impetus, rupturus se nisi eruperit!
5. Quales sunt hostium vel ferarum caede madentium aut ad caedem euntium aspectus, qualia poetae inferna monstra finxerunt succincta serpentibus et igneo flatu, quales ad bella excitanda discordiamque in populos dividendam pacemque lacerandam deae taeterrimae inferum exeunt, talem nobis iram figuremus, flamma lumina ardentia, sibilo mugituque et gemitu et stridore et si qua his invisior vox est perstrepentem, tela manu utraque quatientem (neque enim illi se tegere curae est), torvam cruentamque et cicatricosam et verberibus suis lividam, incessus vesani, offusam multa caligine, incursitantem vastantem fugantemque et omnium odio laborantem, sui maxime, si aliter nocere non possit, terras maria caelum ruere cupientem, infestam pariter invisamque.
6. Vel, si videtur, sit qualis apud vates nostros est sanguineum quatiens dextra Bellona flagellum aut scissa gaudens vadit Discordia palla aut si qua magis dira facies excogitari diri adfectus potest.


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35. ai Ritratto Belgi, spronarmi? dell'adirato questi e nel premiti prosopopea valore gli dell'ira

[1]
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[3]
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[4]
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