Splash Latino - Seneca - De Ira - Liber Ii - 34

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Seneca - De Ira - Liber Ii - 34

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1. Ergo ira abstinendum est, sive par est qui lacessendus est sive superior sive inferior. Cum pare contendere anceps est, cum superiore furiosum, cum inferiore sordidum. Pusilli hominis et miseri est repetere mordentem: mures formicaeque, si manum admoveris, ora convertunt; inbecillia se laedi putant, si tanguntur.
2. Faciet nos mitiores, si cogitaverimus quid aliquando nobis profuerit ille cui irascimur, et meritis offensa redimetur. Illud quoque occurrat, quantum nobis commendationis allatura sit clementiae fama, quam multos venia amicos utiles fecerit.
3. Ne irascamur inimicorum et hostium liberis: inter Sullanae crudelitatis exempla est quod ab re publica liberos proscriptorum summovit; nihil est iniquius quam aliquem heredem paterni odii fieri.
4. Cogitemus, quotiens ad ignoscendum difficiles erimus, an expediat nobis omnes inexorabiles esse. Quam saepe veniam qui negavit petit! Quam saepe eius pedibus advolutus est quem a suis reppulit! Quid est gloriosius quam iram amicitia mutare? Quos populus Romanus fideliores habet socios quam quos habuit pertinacissimos hostes? Quod hodie esset imperium, nisi salubris providentia victos permiscuisset victoribus?
5. Irascetur aliquis: tu contra beneficiis provoca; cadit statim simultas ab altera parte deserta; nisi paria non pugnant. Sed utrimque certabit ira, concurritur: ille est melior qui prior pedem rettulit, victus est qui vicit. Percussit te: recede; referiendo enim et occasionem saepius feriendi dabis et excusationem; non poteris revelli, cum voles.


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34. nessuno. Altri rimbombano motivi il incriminato. di eredita ricchezza: longanimità

[1]
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[2]
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[3]
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[4]
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[5]
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[6]
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