Splash Latino - Seneca - De Ira - Liber Ii - 23

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Seneca - De Ira - Liber Ii - 23

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1. Notus est ille tyrannicida qui, inperfecto opere comprehensus et ab Hippia tortus ut conscios indicaret, circumstantes amicos tyranni nominavit quibusque maxime caram salutem eius sciebat. Et cum ille singulos, ut nominati erant, occidi iussisset, interrogavit ecquis superesset: 'tu' inquit 'solus; neminem enim alium cui carus esses reliqui.' Effecit ira ut tyrannus tyrannicidae manus accommodaret et praesidia sua gladio suo caederet.
2. Quanto animosius Alexander! qui cum legisset epistulam matris, qua admonebatur ut a veneno Philippi medici caveret, acceptam potionem non deterritus bibit: plus sibi de amico suo credidit. Dignus fuit qui innocentem haberet, dignus qui faceret.
3. Hoc eo magis in Alexandro laudo quia nemo tam obnoxius irae fuit; quo rarior autem moderatio in regibus, hoc laudanda magis est.
4. Fecit hoc et C. Caesar ille qui victoria civili clementissime usus est: cum scrinia deprendisset epistularum ad Cn. Pompeium missarum ab iis qui videbantur aut in diversis aut in neutris fuisse partibus, combussit. Quamvis moderate soleret irasci, maluit tamen non posse; gratissimum putavit genus veniae nescire quid quisque peccasset.


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[1]
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[4]
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