Splash Latino - Seneca - De Ira - Liber Ii - 20

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Seneca - De Ira - Liber Ii - 20

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1. Sed quemadmodum natura quosdam proclives in iram facit, ita multae incidunt causae quae idem possint quod natura: alios morbus aut iniuria corporum in hoc perduxit, alios labor aut continua pervigilia noctesque sollicitae et desideria amoresque; quidquid aliud aut corpori nocuit aut animo, aegram mentem in querellas parat.
2. Sed omnia ista initia causaeque sunt: plurimum potest consuetudo, quae si gravis est alit vitium. Naturam quidem mutare difficile est, nec licet semel mixta nascentium elementa convertere; sed in hoc nosse profuerit, ut calentibus ingeniis subtrahas vinum, quod pueris Plato negandum putat et ignem vetat igne incitari. Ne cibis quidem inplendi sunt; distendentur enim corpora et animi cum corpore tumescent.
3. Labor illos citra lassitudinem exerceat, ut minuatur, non ut consumatur calor nimiusque ille fervor despumet. Lusus quoque proderunt; modica enim voluptas laxat animos et temperat.
4. Umidioribus siccioribusque et frigidis non est ab ira periculum, sed inertiora vitia metuenda sunt, pavor et difficultas et desperatio et suspiciones; mollienda itaque fovendaque talia ingenia et in laetitiam evocanda sunt. Et quia aliis contra iram, aliis contra tristitiam remediis utendum est nec dissimillimis tantum ista sed contrariis curanda sunt, semper ei occurremus quod increverit.


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20. tra prende Altre tra i cause che delle dell'ira divisa Elvezi e essi loro, relative altri più terapie

[1]
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[2]
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[4]
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