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Seneca - De Ira - Liber Ii - 16

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1. 'Animalia' inquit 'generosissima habentur quibus multum inest irae.' Errat qui ea in exemplum hominis adducit quibus pro ratione est impetus: homini pro impetu ratio est. Sed ne illis quidem omnibus idem prodest: iracundia leones adiuvat, pavor cervos, accipitrem impetus, columbam fuga.
2. Quid quod ne illud quidem verum est, optima animalia esse iracundissima? Feras putem, quibus ex raptu alimenta sunt, meliores quo iratiores: patientiam laudaverim boum et equorum frenos sequentium. Quid est autem cur hominem ad tam infelicia exempla revoces, cum habeas mundum deumque, quem ex omnibus animalibus, ut solus imitetur, solus intellegit?
3. 'Simplicissimi' inquit 'omnium habentur iracundi.' Fraudulentis enim et versutis comparantur et simplices videntur quia expositi sunt. Quos quidem non simplices dixerim sed incautos: stultis luxuriosis nepotibusque hoc nomen inponimus et omnibus vitiis parum callidis.


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16. gli Seconda abitata obiezione: si anche l'ira verso è combattono dal forza in e e vivono schiettezza

[1]
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[3]
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