Splash Latino - Seneca - De Ira - Liber Ii - 15

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Seneca - De Ira - Liber Ii - 15

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1. 'Ut scias' inquit 'iram habere in se generosi aliquid, liberas videbis gentes quae iracundissimae sunt, ut Germanos et Scythas.' Quod evenit quia fortia solidaque natura ingenia, antequam disciplina molliantur, prona in iram sunt. Quaedam enim non nisi melioribus innascuntur ingeniis, sicut valida arbusta et laeta quamvis neglecta tellus creat et alta fecundi soli silva est;
2. itaque et ingenia natura fortia iracundiam ferunt nihilque tenue et exile capiunt ignea et fervida, sed inperfectus illis vigor est ut omnibus quae sine arte ipsius tantum naturae bono exsurgunt, sed nisi cito domita sunt, quae fortitudini apta erant audaciae temeritatique consuescunt.
3. Quid? non mitioribus animis vitia leniora coniuncta sunt, ut misericordia et amor et verecundia? Itaque saepe tibi bonam indolem malis quoque suis ostendam; sed non ideo vitia non sunt si naturae melioris indicia sunt.
4. Deinde omnes istae feritate liberae gentes leonum luporumque ritu ut servire non possunt, ita nec imperare; non enim humani vim ingenii, sed feri et intractabilis habent; nemo autem regere potest nisi qui et regi.
5. Fere itaque imperia penes eos fuere populos qui mitiore caelo utuntur: in frigora septemtrionemque vergentibus 'inmansueta ingenia' sunt, ut ait poeta,
suoque simillima caelo.


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15. tengono e Obiezione: dal la e Galli. sana del ira che Aquitani dei con popoli gli Aquitani, primitivi

[1]
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[4]
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