Splash Latino - Seneca - De Ira - Liber Ii - 14

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Seneca - De Ira - Liber Ii - 14

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1. Numquam itaque iracundia admittenda est, aliquando simulanda, si segnes audientium animi concitandi sunt, sicut tarde consurgentis ad cursum equos stimulis facibusque subditis excitamus. Aliquando incutiendus est iis metus apud quos ratio non proficit: irasci quidem non magis utile est quam maerere, quam metuere.
2. 'Quid ergo? non incidunt causae quae iram lacessant?' Sed tunc maxime illi opponendae manus sunt. Nec est difficile vincere animum, cum athletae quoque, in vilissima sui parte occupati, tamen ictus doloresque patiantur ut vires caedentis exhauriant, nec cum ira suadet feriunt, sed cum occasio.
3. Pyrrhum, maximum praeceptorem certaminis gymnici, solitum aiunt iis quos exercebat praecipere ne irascerentur; ira enim perturbat artem et qua noceat tantum aspicit. Saepe itaque ratio patientiam suadet, ira vindictam, et qui primis defungi malis potuimus in maiora devolvimur.
4. Quosdam unius verbi contumelia non aequo animo lata in exilium proiecit, et qui levem iniuriam silentio ferre noluerant gravissimis malis obruti sunt, indignatique aliquid ex plenissima libertate deminui servile in sese adtraxerunt iugum.


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14. i È a territori, meglio nel La Gallia,si ragionare presso estremi che Francia mercanti settentrione. reagire

[1]
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[2]
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