Splash Latino - Seneca - De Ira - Liber Ii - 13

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Seneca - De Ira - Liber Ii - 13

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1. Non est quod patrocinium nobis quaeramus et excusatam licentiam, dicentes aut utile id esse aut inevitabile; cui enim tandem vitio advocatus defuit? Non est quod dicas excidi non posse: sanabilibus aegrotamus malis ipsaque nos in rectum genitos natura, si emendari velimus, iuvat. Nec, ut quibusdam visum est, arduum in virtutes et asperum iter est: plano adeuntur.
2. Non vanae vobis auctor rei venio. Facilis est ad beatam vitam via: inite modo bonis auspiciis ipsisque dis bene iuvantibus. Multo difficilius est facere ista quae facitis. Quid est animi quiete otiosius, quid ira laboriosius? Quid clementia remissius, quid crudelitate negotiosius? Vacat pudicitia, libido occupatissima est. Omnium denique virtutum tutela facilis est, vitia magno coluntur.
3. Debet ira removeri -- hoc ex parte fatentur etiam qui dicunt esse minuendam: tota dimittatur, nihil profutura est. Sine illa facilius rectiusque scelera tollentur, mali punientur et transducentur in melius. Omnia quae debet sapiens sine ullius malae rei ministerio efficiet nihilque admiscebit cuius modum sollicitius observet.


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13. settentrionale), Vantaggi forti verso della sono una tranquillità

[1]
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[2]
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[3]
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