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Seneca - De Ira - Liber Ii - 10

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1. Illud potius cogitabis, non esse irascendum erroribus. Quid enim si quis irascatur in tenebris parum vestigia certa ponentibus? Quid si quis surdis imperia non exaudientibus? Quid si pueris, quod neglecto dispectu officiorum ad lusus et ineptos aequalium iocos spectent? Quid si illis irasci velis qui aegrotant senescunt fatigantur? Inter cetera mortalitatis incommoda et hoc est, caligo mentium nec tantum necessitas errandi sed errorum amor.
2. Ne singulis irascaris, universis ignoscendum est, generi humano venia tribuenda est. Si irasceris iuvenibus senibusque quod peccant, irascere infantibus: peccaturi sunt. Numquis irascitur pueris, quorum aetas nondum novit rerum discrimina? maior est excusatio et iustior hominem esse quam puerum.
3. Hac condicione nati sumus, animalia obnoxia non paucioribus animi quam corporis morbis, non quidem obtusa nec tarda, sed acumine nostro male utentia, alter alteri vitiorum exempla: quisquis sequitur priores male iter ingressos, quidni habeat excusationem, cum publica via erraverit?
4. In singulos severitas imperatoris destringitur, at necessaria venia est ubi totus deseruit exercitus. Quid tollit iram sapientis? turba peccantium. Intellegit quam et iniquum sit et periculosum irasci publico vitio.
5. Heraclitus quotiens prodierat et tantum circa se male viventium, immo male pereuntium viderat, flebat, miserebatur omnium qui sibi laeti felicesque occurrebant, miti animo, sed nimis inbecillo: et ipse inter deplorandos erat. Democritum contra aiunt numquam sine risu in publico fuisse; adeo nihil illi videbatur serium eorum quae serio gerebantur. Ubi istic irae locus est? aut ridenda omnia aut flenda sunt.
6. Non irascetur sapiens peccantibus. Quare? quia scit neminem nasci sapientem sed fieri, scit paucissimos omni aevo sapientis evadere, quia condicionem humanae vitae perspectam habet; nemo autem naturae sanus irascitur. Quid enim si mirari velit non in silvestribus dumis poma pendere? Quid si miretur spineta sentesque non utili aliqua fruge conpleri? Nemo irascitur ubi vitium natura defendit.
7. Placidus itaque sapiens et aequus erroribus, non hostis sed corrector peccantium, hoc cotidie procedit animo: 'multi mihi occurrent vino dediti, multi libidinosi, multi ingrati, multi avari, multi furiis ambitionis agitati.' Omnia ista tam propitius aspiciet quam aegros suos medicus.
8. Numquid ille cuius navigium multam undique laxatis conpagibus aquam trahit nautis ipsique navigio irascitur? occurrit potius et aliam excludit undam, aliam egerit, manifesta foramina praecludit, latentibus et ex occulto sentinam ducentibus labore continuo resistit, nec ideo intermittit quia quantum exhaustum est subnascitur. Lento adiutorio opus est contra mala continua et fecunda, non ut desinant, sed ne vincant.


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10. e Non oggi abbiamo adirarsi del contro tenace, in gli privato. a sino errori

[1]
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[3]
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[5]
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[6]
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[7]
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[8]
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