Splash Latino - Seneca - De Ira - Liber Ii - 9

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Seneca - De Ira - Liber Ii - 9

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1. Numquam irasci desinet sapiens, si semel coeperit: omnia sceleribus ac vitiis plena sunt; plus committitur quam quod possit coercitione sanari; certatur ingenti quidem nequitiae certamine. Maior cotidie peccandi cupiditas, minor verecundia est; expulso melioris aequiorisque respectu quocumque visum est libido se inpingit, nec furtiva iam scelera sunt: praeter oculos eunt, adeoque in publicum missa nequitia est et in omnium pectoribus evaluit ut innocentia non rara sed nulla sit.
2. Numquid enim singuli aut pauci rupere legem? undique velut signo dato ad fas nefasque miscendum coorti sunt:
non hospes ab hospite tutus,
non socer a genero; fratrum quoque gratia rara est;
imminet exitio vir coniugis, illa mariti;
lurida terribiles miscent aconita novercae,
filius ante diem patrios inquirit in annos.
3. Et quota ista pars scelerum est? Non descripsit castra ex una parte contraria et parentium liberorumque sacramenta diversa, subiectam patriae civis manu flammam et agmina infestorum equitum ad conquirendas proscriptorum latebras circumvolitantia et violatos fontes venenis et pestilentiam manu factam et praeductam obsessis parentibus fossam, plenos carceres et incendia totas urbes concremantia dominationesque funestas et regnorum publicorumque exitiorum clandestina consilia, et pro gloria habita quae, quam diu opprimi possunt, scelera sunt, raptus ac stupra et ne os quidem libidini exceptum.
4. Adde nunc publica periuria gentium et rupta foedera et in praedam validioris quidquid non resistebat abductum, circumscriptiones furta fraudes infitiationes quibus trina non sufficiunt fora. Si tantum irasci vis sapientem quantum scelerum indignitas exigit, non irascendum illi sed insaniendum est.


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9. Sequani L'ira i comporta divide avanti una fiume perdere ressa gli di di [1] passioni

[1]
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[2]
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[3]
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