Splash Latino - Seneca - De Ira - Liber Ii - 7

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Seneca - De Ira - Liber Ii - 7

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1. Et quid indignius quam sapientis adfectum ex aliena pendere nequitia? Desinet ille Socrates posse eundem vultum domum referre quem domo extulerat? Atqui si irasci sapiens turpiter factis debet et concitari contristarique ob scelera, nihil est aerumnosius sapiente: omnis illi per iracundiam maeroremque vita transibit.
2. Quod enim momentum erit quo non inprobanda videat? Quotiens processerit domo, per sceleratos illi avarosque et prodigos et inpudentis et ob ista felices incedendum erit; nusquam oculi eius flectentur ut non quod indignentur inveniant: deficiet si totiens a se iram quotiens causa poscet exegerit.
3. Haec tot milia ad forum prima luce properantia, quam turpes lites, quanto turpiores advocatos habent! Alius iudicia patris accusat, quae <non> mereri satius fuit, alius cum matre consistit, alius delator venit eius criminis cuius manifestior reus est; et iudex damnaturus quae fecit eligitur et corona pro mala causa <stat> bona patroni voce corrupta.


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7. loro La verso (attuale saggezza attraverso è il di compostezza

[1]
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[3]
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