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Seneca - De Consolatione Ad Polybium - 11

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'At inopinanti ereptus est.' Sua quemque credulitas decipit et in eis, quae diligit, voluntaria mortalitatis oblivio: natura nulli se necessitatis suae gratiam facturam esse testata est. Cotidie praeter oculos nostros transeunt notorum ignotorumque funera, nos tamen aliud agimus et subitum id putamus esse, quod nobis tota vita denuntiatur futurum. Non est itaque ista fatorum iniquitas, sed mentis humanae pravitas insatiabilis rerum omnium, quae indignatur inde excidere, quo admissa est precario. Quanto ille iustior, qui nuntiata filii morte dignam magno viro vocem emisit: 'Ego cum genui, tum moriturum scivi.' Prorsus non mireris ex hoc natum esse, qui fortiter mori posset. Non accepit tamquam novum nuntium filii mortem; quid enim est novi hominem mori, cuius tota vita nihil aliud quam ad mortem iter est? 'Ego cum genui, tum moriturum scivi.' Deinde adiecit rem maioris et prudentiae et animi: 'et huic rei sustuli.' Omnes huic rei tollimur; quisquis ad vitam editur, ad mortem destinatur. Gaudeamus [ergo] eo, quod dabitur, reddamusque id, cum reposcemur: alium alio tempore fata comprehendent, neminem praeteribunt. In procinctu stet animus et id quod necesse est numquam timeat, quod incertum est semper expectet. Quid dicam duces ducumque progeniem et multis aut consulatibus conspicuos aut triumphis sorte defunctos inexorabili? Tota cum regibus regna populique cum [re]gentibus tulere fatum suum: omnes, immo omnia in ultimum diem spectant. Non idem universis finis est: alium in medio cursu vita deserit, alium in ipso aditu relinquit, alium in extrema senectute fatigatum iam et exire cupientem vix emittit; alio quidem atque alio tempore, omnes tamen in eundem locum tendimus; utrumne stultius sit nescio mortalitatis legem ignorare, an impudentius recusare. Agedum illa, quae multo ingenii tui labore celebrata sunt, in manus sume utriuslibet auctoris carmina, quae tu ita resolvisti, ut quamvis structura illorum recesserit, permaneat tamen gratia — sic enim illa ex alia lingua in aliam transtulisti, ut, quod difficillimum erat, omnes virtutes in alienam te orationem secutae sint -: nullus erit in illis scriptis liber, qui non plurima varietatis humanae incertorumque casuum et lacrimarum ex alia atque alia causa fluentium exempla tibi suggerat. Lege, quanto spiritu ingentibus intonueris verbis: pudebit te subito deficere et ex tanta orationis magnitudine desciscere. Ne commiseris, ut quisquis exemplaris modo scripta tua mirabatur quaerat quomodo tam grandia tamque solida tam fragilis animus conceperit.


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