Splash Latino - Seneca - De Consolatione Ad Marciam - 11

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Seneca - De Consolatione Ad Marciam - 11

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1. Quid opus est partes deflere? tota flebilis vita est: urgebunt nova incommoda, priusquam veteribus satis feceris. Moderandum est itaque vobis maxime, quae inmoderate fertis, et in multos dolores humani pectoris <vis> dispensanda. Quae deinde ista suae publicaeque condicionis oblivio est? Mortalis nata es mortalesque peperisti: putre ipsa fluidumque corpus et causis [morbos] repetita sperasti tam inbecilla materia solida et aeterna gestasse?
2. Decessit filius tuus, id est decucurrit ad hunc finem ad quem quae feliciora partu tuo putas properant. Hoc omnis ista quae in foro litigat, in theatris <plaudit>, in templis precatur turba dispari gradu vadit: et quae diligis, veneraris et quae despicis unus exaequabit cinis.
3. Hoc videlicet * * * illa Pythicis oraculis adscripta <vox>: nosce te. Quid est homo? quolibet quassu vas et quolibet fragile iactatu. Non tempestate magna ut dissiperis opus est: ubicumque arietaveris, solveris. Quid est homo? inbecillum corpus et fragile, nudum, suapte natura inerme, alienae opis indigens, ad omnis fortunae contumelias proiectum, cum bene lacertos exercuit, cuiuslibet ferae pabulum, cuiuslibet victima; ex infirmis fluidisque contextum et lineamentis exterioribus nitidum, frigoris aestus laboris inpatiens, ipso rursus situ et otio iturum in tabem, alimenta metuens sua, quorum modo inopia <deficit, modo copia> rumpitur; anxiae sollicitaeque tutelae, precarii spiritus et male haerentis, quod pavor repentinus aut auditus ex inproviso sonus auribus gravis excutit, sollicitudinis semper sibi nutrimentum, vitiosum et inutile.
4. Miramur in hoc mortem, quae unius singultus opus est? Numquid enim ut concidat magni res molimenti est? odor illi saporque et lassitudo et vigilia et umor et cibus et sine quibus vivere non potest mortifera sunt; quocumque se movit, statim infirmitatis suae conscium, non omne caelum ferens, aquarum novitatibus flatuque non familiaris aurae et tenuissimis causis atque offensionibus morbidum, putre causarium, fletu vitam auspicatum, cum interim quantos tumultus hoc tam contemptum animal movet, in quantas cogitationes oblitum condicionis suae venit!
5. Inmortalia, aeterna volutat animo et in nepotes pronepotesque disponit, cum interim longa conantem eum mors opprimit et hoc quod senectus volatur paucissimorum <est> circumitus annorum.


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