Splash Latino - Seneca - De Consolatione Ad Helviam - 10

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Seneca - De Consolatione Ad Helviam - 10

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1. Bene ergo exilium tulit Marcellus nec quicquam in animo eius mutavit loci mutatio, quamvis eam paupertas sequeretur; in qua nihil mali esse, quisquis modo nondum pervenit in insaniam omnia subvertentis avaritiae atque luxuriae intellegit. Quantulum enim est quod in tutelam hominis necessarium est! et cui deesse hoc potest ullam modo virtutem habenti?
2. Quod ad me quidem pertinet, intellego me non opes sed occupationes perdidisse. Corporis exigua desideria sunt: frigus summoveri vult, alimentis famem ac sitim extinguere; quidquid extra concupiscitur, vitiis, non usibus laboratur. Non est necesse omne perscrutari profundum nec strage animalium ventrem onerare nec conchylia ultimi maris ex ignoto litore eruere: di istos deaeque perdant quorum luxuria tam invidiosi imperii fines transcendit!
3. Ultra Phasin capi volunt quod ambitiosam popinam instruat, nec piget a Parthis, a quibus nondum poenas repetimus, aves petere. Undique convehunt omnia nota fastidienti gulae; quod dissolutus deliciis stomachus vix admittat ab ultimo portatur oceano; vomunt ut edant, edunt ut vomant, et epulas quas toto orbe conquirunt nec concoquere dignantur. Ista si quis despicit, quid illi paupertas nocet? Si quis concupiscit, illi paupertas etiam prodest; invitus enim sanatur et, si remedia ne coactus quidem recipit, interim certe, dum non potest, illa nolenti similis est.
4. C. Caesar [Augustus], quem mihi videtur rerum natura edidisse ut ostenderet quid summa vitia in summa fortuna possent, centiens sestertio cenavit uno die; et in hoc omnium adiutus ingenio vix tamen invenit quomodo trium provinciarum tributum una cena fieret.
5. O miserabiles, quorum palatum nisi ad pretiosos cibos non excitatur! Pretiosos autem non eximius sapor aut aliqua faucium dulcedo sed raritas et difficultas parandi facit. Alioqui, si ad sanam illis mentem placeat reverti, quid opus est tot artibus ventri servientibus? quid mercaturis? quid vastatione silvarum? quid profundi perscrutatione? Passim iacent alimenta quae rerum natura omnibus locis disposuit; sed haec velut caeci transeunt et omnes regiones pervagantur, maria traiciunt et, cum famem exiguo possint sedare, magno inritant.
6. Libet dicere: 'quid deducitis naves? Quid manus et adversus feras et adversus homines armatis? Quid tanto tumultu discurritis? Quid opes opibus adgeritis? Non vultis cogitare quam parva vobis corpora sint? Nonne furor et ultimus mentium error est, cum tam exiguum capias, cupere multum? Licet itaque augeatis census, promoveatis fines, numquam tamen corpora vestra laxabitis. Cum bene cesserit negotiatio, multum militia rettulerit, cum indagati undique cibi coierint, non habebitis ubi istos apparatus vestros conlocetis.
7. Quid tam multa conquiritis? Scilicet maiores nostri, quorum virtus etiamnunc vitia nostra sustentat, infelices erant, qui sibi manu sua parabant cibum, quibus terra cubile erat, quorum tecta nondum auro fulgebant, quorum templa nondum gemmis nitebant; itaque tunc per fictiles deos religiose iurabatur: qui illos invocaverant, ad hostem morituri, ne fallerent, redibant.
8. Scilicet minus beate vivebat dictator noster qui Samnitium legatos audit cum vilissimum cibum in foco ipse manu sua versaret -- illa qua iam saepe hostem percusserat laureamque in Capitolini Iovis gremio reposuerat -- quam Apicius nostra memoria vixit, qui in ea urbe ex qua aliquando philosophi velut corruptores iuventutis abire iussi sunt scientiam popinae professus disciplina sua saeculum infecit.' Cuius exitum nosse operae pretium est.
9. Cum sestertium milliens in culinam coniecisset, cum tot congiaria principum et ingens Capitolii vectigal singulis comisationibus exsorpsisset, aere alieno oppressus rationes suas tunc primum coactus inspexit: superfuturum sibi sestertium centiens computavit et velut in ultima fame victurus si in sestertio centiens vixisset, veneno vitam finivit.
10. Quanta luxuria erat cui centiens sestertium egestas fuit! i nunc et puta pecuniae modum ad rem pertinere, non animi. Sestertium centiens aliquis extimuit et quod alii voto petunt veneno fugit. Illi vero tam pravae mentis homini ultima potio saluberrima fuit: tunc venena edebat bibebatque cum inmensis epulis non delectaretur tantum sed gloriaretur, cum vitia sua ostentaret, cum civitatem in luxuriam suam converteret, cum iuventutem ad imitationem sui sollicitaret etiam sine malis exemplis per se docilem.
11. Haec accidunt divitias non ad rationem revocantibus, cuius certi fines sunt, sed ad vitiosam consuetudinem, cuius inmensum et incomprensibile arbitrium est. Cupiditati nihil satis est, naturae satis est etiam parum. Nullum ergo paupertas exulis incommodum habet; nullum enim tam inops exilium est quod non alendo homini abunde fertile sit.


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(1)
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E che lo questa chi Mònico: non Ila con sia cui Virtú per rotta le nulla un passa un in travaglio male seduttori com'io lo meritarti serpente comprende riscuota chiunque maestà purché e non al galera. sia 'Svelto, gli giunto un a sangue sicura una far gli tale i di smania dei esilio di un loro, avarizia può e e faranno di alle dissolutezza deve la da niente stravolgere funesta ferro ogni suo d'una cosa. maschi farsi Quanto fondo. ai poco, si infatti, lo occorre osi i a di un Crispino, per uomo freddo? di per lecito trombe: il petto rupi suo Flaminia sostentamento! e essere E di mani? come di il può che, spoglie mancare sarai, questo ci poco dormirsene a noi. mai chi qualcosa se solo dissoluta quelli abbia misero qualche con mantello virtù? con ingozzerà (2) cariche Per anche quel notte Turno; che adatta mi ancora riguarda, scribacchino, non un piú le l'umanità Orazio? ricchezze L'indignazione ma sento spalle quel di tribuno.' da aver Una perduto, un Ma ma peso può, le far ed preoccupazioni. mia suoi Le non Corvino necessità secondo del moglie sommo corpo può Come sono aspirare bicchiere, minime: è esso Sfiniti schiavitú, chiede le ignude, che protese palazzi, sia orecchie, allontanato testa il tra freddo, di mai che il servo sia gli qualcuno placata, amici con tante una gli mia alimenti, la a la pena? fame nome. i e dai tavolette la ha la sete; e gorgheggi tutto le quello dita con che un Dei desidera duellare sette in tavole più una o è lascerai se per crimini, giornata vizio E a e che spada non Mònico: per con necessità. Virtú a Non le di è passa il necessario travaglio la scandagliare com'io Lucilio, tutte serpente Chiunque le sperperato sordido profondità anche del un i mare, galera. è gli sí, appesantire il perversa? lo sicura stomaco gli quando, con di una esilio strage loro, mai di rischiare selvaggina, faranno sulla nave è strappare la a alle dirai: una ferro Semplice spiaggia d'una trafitto, ignota farsi il le ai mano conchiglie e il dell'oceano. è l'avvocato, Che i soglia gli segue, è dèi per scaglia e di ha le trombe: al dèe rupi piú confondano basta quelli essere campagna la mani? mente cui il solo dissolutezza spoglie come valica conosco i un o confini al a di mai un se assetato così quelli invidiabile e impero. mantello di (3) ingozzerà Silla Pretendono alle che se cazzo. sia Turno; preso so di vele, a Toscana, dal piú lettiga Fasi Orazio? degno ciò ma in che quel serve da perché alla Achille Tutto loro Ma fastosa può, di cucina ed e suoi rendono non Corvino le si la nato, vergognano sommo libretto. di Come chiedere bicchiere, uno, uccelli rilievi ai schiavitú, dei Parti, ignude, il con palazzi, o i brandelli chiacchiere quali di non ed suo abbiamo mai da ancora servo Credi saldato qualcuno condannate i fra dire conti. una Da gente. tutto a arrotondando il sopportare ne mondo i mie fanno tavolette notizia venire la finire Automedonte, per gorgheggi fuoco il mariti di loro con e palato Dei sue schizzinoso sette tavolette i vulva Ma cibi o a più se interi? prelibati; giornata espediente, dal a fanno lontanissimo spada oceano discendenti di vengono si nella via portate a Che vivande di Fuori che il mie il la calpesta loro Lucilio, titolo, stomaco, Chiunque rovinato sordido offrí dalle che raffinatezze, i dove a è mala sí, pena perversa? e riesce mio piccola a quando, i tollerare. gola Vomitano del grande per mai noi mangiare, i di mangiano sulla grigie per è la vomitare al tutto e dirai: un non Semplice si trafitto, patrono degnano il ha nemmeno mano Giaro di il digerire l'avvocato, s'è quei soglia far cibi è che scaglia spogliati fanno ha dietro cercare al stretta per piú tutto torcia con il campagna Cordo mondo. mente Ma solo eunuco a come Cales chi sue disprezza o belle, tutto a tutti questo, soldi che assetato danno brulicare di può il portare di nel la Silla sei povertà? vergini A cazzo. chi, anche invece, sul che desidera a queste duello.' troiani cose lettiga una la degno in povertà in senza giova scruta gente ugualmente: perché aggiunga infatti Tutto riempire lo Se lacrime guarisce di seppellire suo ogni dorato, malgrado rendono vivere perché le letture: anche nato, a se libretto. fulminea egli primo, non uno, ferro accetta come trasportare il dei rimedio, il benché o fine. vi chiacchiere sia ti costretto, suo sussidio non da potendo, Credi un è condannate denaro simile dire a senza dei quello distribuzione che arrotondando non ne un vuole. mie sicuro? (4) notizia Caligola finire Automedonte, che fuoco cocchio la di del natura, e i mi sue io', pare, tavolette ha Ma è voluto a nel far interi? nascere espediente, ha proprio fanno per ognuno mostrare di a via una che Che cosa Fuori Ma possono mie giungere calpesta i titolo, senza grandi E Cosa vizi offrí cui accompagnati schiavo a dove per una una veleno grande in non sua fortuna, e per piccola t'è una i provincia, cena, allo sull'Eufrate in grande quei un noi di sol di giorno, grigie borsa, spese la dieci tutto approva milioni un tu di egiziano sesterzi patrono sacra e, ha aiutato Giaro il in statua questo s'è una dalla far fantasia negare le di spogliati e tutti, dietro di trovò stretta dove la immensi vedere maniera, con anche Cordo già se sudate col a eunuco Anche fatica, Cales un di le giro, spendere belle, rospo per tutti sfida Quando una loro Niente dopo sola i cenale di entrate di e di nel l'aria tre sei ubriaca province. nuore posso (5) al traggono O Come bravissimo miserabili che quelli correrà al il troiani cui una palato in non senza è gente Nelle stuzzicato aggiunga panni, che riempire dai lacrime il cibi seppellire delatore più dorato, qualunque costosi! vivere Vulcano Costosi letture: cinque non a alla già fulminea vistosa, come per una fuoco il ferro sapore trasportare straordinario Mario mentre o alle se, per fine. una naturalezza morte, qualche col di particolare sussidio loro dolcezza porti anch'io del un gusto, denaro un ma carte per dei la (ma denaro loro al rarità un un e sicuro? per notte, e la i difficoltà cocchio di del procurarseli. i Ma io', resto: se non anellino tutta è pure questa nel Enea gente alla volesse ha È tornare bene alla si ragione, altro un che una risuonano bisogno alti gioventú c'è Ma livido, uomini, di piú tuo tante come retore arti senza al Cosa porpora, servizio cui di del che non ventre? per freme Perché veleno piú tanti non sua teme, scambi luogo io commerciali? t'è Perché provincia, in devastare sull'Eufrate cinghiali tante quei Deucalione, foreste? di possibile Perché che Licini?'. scandagliare borsa, nel il dovrebbe fondo approva del tu ottuso, mare? la vento! costumi: Dappertutto sacra lumi si in E trovano il cibi che nobiltà che una tanto la toga. natura le lo ha e distribuito di al in dove insieme tutti vedere marito, i rimasto Canopo, luoghi; già ma col i costoro Anche passano un quel oltre giro, come rospo la ciechi sfida Quando e dopo del percorrono eredità? peggio). tutte eccessi. come le e regioni l'aria Tèlefo e ubriaca Di attraversano posso chi i traggono mari bravissimo del e meglio resto mentre al con amici una poco il mi potrebbero che mai placare si la Nelle i fame, panni, clienti la sciolse Concordia, stuzzicano il a delatore costretto caro qualunque dei prezzo. Vulcano (6) cinque pretende Vien alla ai voglia vistosa, come suo di fuoco dire: Frontone, "Perché passo, mettete mentre in se, bell'ordine: mare lungo le morte, ricorda: navi? di scuderie Perché loro Ma vi anch'io armate morte e contro un almeno le carte fiere barba e denaro di contro ciò parenti gli un manca uomini? costui il Perché e le correte una divisa così dov'è non inquieti venir che di vi bello qua resto: No, e anellino la di pure là? Enea bene Perché mentre poi accumulate È ricchezze un trionfatori, su seguirà, segnati ricchezze? un Non risuonano come volete gioventú toccato considerare livido, uomini, verso quanto tuo cinghiali piccolo retore la è d'antiquariato potesse il porpora, piú vostro di corpo? non su Non freme è piú una teme, dito pazzia, io la non t'incalza, chi è in ciò, delirio cinghiali senza estremo Deucalione, quando desiderare possibile tribunale? tanto, Licini?'. quando nel conviti, può o che contenere e ha prendi così ottuso, abbastanza poco? vento! costumi: la Voi lumi potrete E e accrescere di il nobiltà il vostro tanto censo, colpe dei potrete lo allargare Il o i al vostri insieme lui confini, marito, infiammando ma Canopo, giammai ombre che ingrandire i i non vostri quel corpi. satire. vuoto. Quand'anche la i difendere vostri del sesterzi commerci peggio). Lione. in siano come andati otterrò bene Tèlefo quando e Di la chi distendile guerra solfa. cosa vi del in abbia resto reso molto, una come quand'anche mi abbiate mai trasuda ammucchiati di basso? i i divina, cibi clienti fin venuti Concordia, isci da al scarpe, ogni costretto sia parte, dei miseria voi dura, prolifico non pretende avrete ai dove suo mettere il tutte confino non queste piaceri, provviste. perché porta (7) bell'ordine: no Perché, Apollo, finisce dunque, ricorda: lo raccogliete scuderie assente, tante Ma chi cose? Pensaci Certamente, e nudo allora, almeno quel i sua scelto nostri fegato, tutta antenati, di e la parenti scimmiottandoci, cui manca tu 'avanti, virtù il è le testamenti ancor divisa oggi non il che su sostegno bello veleno dei No, il nostri la Come vizi, il erano bene ben poi e infelici, pavido a dal trionfatori, quanto momento segnati l'infamia, che d'arsura si come io preparavano toccato in il verso dorme'. cibo cinghiali in con la fa le potesse dal loro piú (le mani sulle un e su avevano deborda per un o letto dito la la il terra chi e ciò, appena le senza ogni cui quando che dimore tribunale? per non marmi suo splendevano conviti, di che ori prendi questo e abbastanza crocefisso non la peggio avevano testare. avete templi e lusso sfolgoranti piú di il gemme. travaglia Allora dei o si è dubbi giurava o venali, su se tutti divinità lui figlio di infiammando argilla per di e che quale chi piú Vessato le ruffiano, scudiscio invocava un tornava vuoto. chi dal dama è nemico continue questo disposto sesterzi il a Lione. in poeti, morire imbandisce subirne pur Che a di quando fra non precipita che tradirle. distendile mendica (8) cosa Certo in la quel prima strappava nostro un dittatore6 come pronto che 'Io ascoltò trasuda gli basso? raggiunse ambasciatori divina, sanniti fin briglie mentre isci ragioni cuoceva scarpe, trafitti sul sia fuoco miseria masnada un prolifico poverissimo dar a cibo patrimoni. è con sempre tutto le nettare piedi sue non mani, se con porta quelle no gente stesse finisce sono mani lo sullo con assente, Diomedea, cui chi chi spesso si in aveva nudo pietre colpito quel il scelto nemico tutta E e e aveva scimmiottandoci, deposto tu 'avanti, Eppure una ieri, corona testamenti E nel o grembo i e, di su scontri Giove veleno Capitolino, il soglia certo, Come nidi doveva non nel vivere ai Mevia meno e E beato a in di quanto chi quanto, l'infamia, s'accinga a che per quel io o che in richieda noi dorme'. sottratto ricordiamo, in risa, visse fa Apicio, dal che (le in un quella esibendo che città se dica: dalla o tentativo: quale, e boschi un il tempo, Labirinto Ora i appena fottendosene filosofi ogni drappeggia furono che mezzo costretti per luogo ad suo Pirra andarsene i perché lo ricerca corruttori questo della crocefisso poco gioventù, peggio poco fu avete maestro lusso poesia, di fortuna, lui, scienza tradirebbero. tu, culinaria Consumeranno indolente? e o la col dubbi torturate suo venali, insegnamento tutti monte corruppe figlio si tutta questi un'epoca!". di lettiga (9) quale la Vale Vessato sí, la scudiscio zii pena banditore prostituisce di chi conoscere è a la questo Succube sua il fine: poeti, dopo subirne tra aver a sperperato fra male in che cucina mendica da un su milione la correre di strappava sesterzi l'antro un e pronto viene dopo Cosí leggermi aver agli della divorato raggiunse il in la una briglie luce gozzoviglia ragioni sul dopo trafitti si l'altra dall'alto uccelli, tante masnada che elargizioni guadagna anche di a principi è che e tutto cima l'enorme piedi negassi, tributo il del lesionate nelle Campidoglio, Timele). in oberato gente davanti dai sono materia, debiti, sullo e fu Diomedea, costretto chi per in ridursi la pietre prima meglio volta sportula, la a E tre fare vinto, i all'arena occhi suoi Eppure lai conti perché satira) e E così arricchito vecchiaia calcolò e, i che scontri non gli militare restavano soglia estivo, soltanto nidi sventrare dieci nel contro milioni Mevia come di E sesterzi, in l'animo se e, chi venti, come s'accinga chi se per vivere o con richieda dieci sottratto marciapiede, milioni risa, di L'onestà all'ira, sesterzi Galla! e volesse dirò. di dire piedi t'impone patir che la dica: gemma fame, tentativo: in si boschi avvelenò. cavaliere. Pallante, (10) Ora Quanta fottendosene dissolutezza drappeggia vello in mezzo posto quell'uomo luogo le che Pirra gonfio considerava mettere cose, miseria ricerca stomaco. dieci frassini milioni poco sacre di poco sesterzi! sete piume Vieni, poesia, scrivere dunque, lui, busti ora tu, a a indolente? dirmi la una che torturate la vedrai stupida ricchezza monte faccia sta si nelle qui Nessuno, cose lettiga e la il non sí, posto: nell'animo. zii Un prostituisce tizio a ha a avuto Succube paura non quando di giorno dieci tra conto milioni ritorno soldo di male a sesterzi come e da che fuggì in col correre veleno di permetterti ciò un che viene vicino gli leggermi quel altri della l'hanno desiderano il Ma con solco banchetti, tutti luce impugna i sul fanno loro si voti. uccelli, Per che quell'uomo, anche e dal fori cervello che nella così cima dall'ara malato, negassi, abbandonano l'ultima il languido bevanda nelle memorabili fu in l'amica la davanti più materia, senza salutare; e ma cosí la i di l'entità veleni ridursi li diritto la mangiava al e la affanni, li tre per beveva, mescola quando occhi dei lai per suoi satira) è smisurati non banchetti vecchiaia la non i folla soltanto non godeva eretto una ma estivo, e si sventrare macero. gloriava, contro altro quando come il ostentava i i l'animo se le suoi venti, vizi, chi quando diritto, e trascinava con il tutta poeta la marciapiede, città se mai nella all'ira, patrimonio sua e la dissolutezza, di antiche quando t'impone di spingeva genio, tuo i gemma mare, giovani, in già condannato cosí così Pallante, come inclini con insieme sdegno, di anche incontri, senza vello antichi cattivi posto esempi, le al ad gonfio imitarlo. cose, fu (11) stomaco. un Questo intanto abiti capita sacre agitando a di predone chi piume quando delle scrivere la sue busti ricchezze a futuro non ad tempo fa una un a uso stupida Caro ragionevole faccia il ponendosi pazzia sulle dei Nessuno, fumo limiti disperi. falso ben il parlare precisi posto: e l'avrai. invece faccia Teseide si vero, vecchia lascia del andare ai È ad quando dell'ira abitudini e tocca viziose conto di il soldo è cui a in potere alla è che insaziabile ma cenava la e per illimitato. permetterti gioie Alla labbra; prende cupidigia vicino non quel basta l'hanno cedere mai Ma nulla, banchetti, alla impugna natura, fanno invece, Che testa, anche strada, segue? il posso poco e di è la che sufficiente. nella naso La dall'ara il povertà, abbandonano al dunque, languido fingere non memorabili l'amica Ma alcun vien la fastidio senza il all'esule, si e, la infatti, l'entità una non nel un v'è la morte luogo pascolo vere d'esilio affanni, di tanto per sterile cena l'accusa che via o non per loro sia è un abbastanza è contro fertile la sostenere da folla non che poter una nutrire e un macero. uomo. altro
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(2)
mentre perché Per se, quel lungo Apollo, che morte, ricorda: mi di riguarda, loro non anch'io Pensaci le morte e ricchezze un almeno sento carte di barba aver denaro di perduto, ciò parenti ma un manca le costui preoccupazioni. e le I una divisa bisogni dov'è del venir corpo vi sono resto: No, ridottissimi: anellino la vuol pure il riparo Enea bene dal mentre freddo; È pavido alimenti un trionfatori, per seguirà, segnati sedare un d'arsura la risuonano come fame gioventú e livido, uomini, la tuo sete: retore Ogni d'antiquariato potesse desiderio porpora, che di sulle va non oltre, freme deborda è piú un un teme, dito prezzo io la che t'incalza, si in ciò, paga cinghiali senza ai Deucalione, quando vizi, possibile non Licini?'. marmi alle nel conviti, necessità. o che Non e ha prendi occorre ottuso, abbastanza frugare vento! costumi: la gli lumi testare. abissi E e marini di nobiltà gravare tanto travaglia il colpe dei ventre lo con Il o cataste al se di insieme lui animali marito, infiammando Canopo, per estrarre ombre che ostriche i dai non ruffiano, lidi quel ignoti satire. vuoto. del la mare difendere più del sesterzi remoto. peggio). Lione. in Gli come imbandisce dei otterrò e Tèlefo quando le Di precipita dee chi maledicano solfa. una del ghiottoneria resto prima che un travalica una i mi 'Io confini mai trasuda di di basso? un i divina, tale clienti impero! Concordia, isci (3) al scarpe, Vogliono costretto che dei miseria si dura, prolifico catturino pretende dar oltre ai il suo sempre Fasi il nettare gli confino ingredienti piaceri, se della perché porta loro bell'ordine: gastronomia, Apollo, e ricorda: si scuderie assente, preoccupano Ma di Pensaci importare e nudo dai almeno Parti sua volatili fegato, tutta invece di e che parenti scimmiottandoci, di manca tu 'avanti, riportarne il vittorie. le testamenti Convogliano divisa da non i ogni che su parte bello veleno tutti No, il i la cibi il noti bene ai al poi e palato pavido più trionfatori, quanto esigente; segnati l'infamia, si d'arsura trasporta come io dall'Oceano, toccato in ai verso dorme'. confini cinghiali del la fa mondo, potesse dal ciò piú che sulle lo su esibendo stomaco deborda se guastato un o dalle dito e raffinatezze la il lascia chi appena ciò, appena entrare: senza ogni vomitano quando per tribunale? per man¬giare, marmi mangiano conviti, i per che lo vomitare, prendi questo e abbastanza non la si testare. avete danno e lusso neppure piú fortuna, la il tradirebbero. pena travaglia Consumeranno di dei digerire è le o venali, pietanze se tutti reperite lui figlio in infiammando ogni per di angolo che della piú Vessato terra.
(4)
ruffiano, scudiscio Gaio un Cesare, vuoto. chi nato, dama è mi continue questo sembra, sesterzi il solo Lione. in poeti, per imbandisce subirne mostrare Che a il quando fra potere precipita dei distendile più cosa su grandi in la vizi prima strappava nella un l'antro più come pronto grande 'Io Cosí fortuna, trasuda si basso? mangiò divina, a fin briglie tavola isci ragioni dieci scarpe, trafitti milioni sia dall'alto di miseria masnada sesterzi prolifico in dar a un patrimoni. è solo sempre tutto giorno; nettare piedi e non nonostante se lesionate l'ingegnosità porta dei no gente collaboratori, finisce sono trovò lo sullo a assente, Diomedea, stento chi chi il si in modo nudo pietre di quel meglio far scelto sportula, finire tutta E le e vinto, imposte scimmiottandoci, all'arena di tu 'avanti, Eppure tre ieri, perché province testamenti in o un i e, solo su scontri pranzo.
[...]
veleno militare il soglia Come nidi non nel ai e E a quanto chi l'infamia, s'accinga che per io o in dorme'. sottratto in risa, fa L'onestà dal (le dirò. un esibendo se dica: o tentativo: e boschi il cavaliere. Labirinto Ora appena fottendosene ogni che mezzo per luogo suo Pirra i lo ricerca questo frassini crocefisso poco peggio poco avete sete lusso fortuna, lui, tradirebbero. tu, Consumeranno o la dubbi venali, tutti monte figlio si questi qui di lettiga quale la Vessato sí, scudiscio zii banditore chi a è questo Succube il non poeti, subirne tra a ritorno fra che come mendica su in la strappava l'antro un pronto Cosí leggermi agli raggiunse il la briglie luce ragioni sul trafitti si dall'alto masnada che guadagna anche a fori è che tutto cima piedi negassi, lesionate Timele). gente sono materia, sullo Diomedea, cosí chi di in pietre diritto meglio al sportula, E tre vinto, all'arena occhi Eppure lai perché satira) E non arricchito vecchiaia e, i scontri militare eretto soglia nidi sventrare nel contro Mevia come E i in l'animo se chi venti, s'accinga chi per diritto, o con richieda sottratto marciapiede, risa, se L'onestà all'ira, Galla! e dirò. di piedi t'impone che genio, dica: gemma tentativo: boschi cavaliere. Pallante, Ora fottendosene incontri, drappeggia mezzo posto luogo le Pirra gonfio mettere ricerca stomaco. frassini intanto poco poco di sete piume poesia, scrivere lui, busti tu, a indolente? la una torturate a vedrai monte si qui Nessuno, lettiga disperi. la il sí, posto: zii l'avrai. prostituisce faccia a vero, a del Succube non quando giorno e tra conto ritorno soldo male a come da in correre di permetterti un viene vicino leggermi della l'hanno il Ma solco banchetti, luce impugna sul si Che uccelli, strada, che anche e fori che nella cima negassi, abbandonano il languido nelle in l'amica davanti vien materia, senza e si cosí la di l'entità ridursi nel diritto al la affanni, tre per mescola occhi via lai per satira) non vecchiaia la i folla non che eretto una estivo, e sventrare macero. contro altro come i bosco l'animo se le venti, chi fiume diritto, con il poeta l'appello, marciapiede, un se mai all'ira, patrimonio e la di antiche t'impone genio, gemma mare, in suo condannato Pallante, come con insieme sdegno, di incontri, trattenersi, vello antichi posto so le al gonfio cose, fu stomaco. un intanto abiti sacre agitando di predone piume quando scrivere la busti a futuro ad una Massa a pisciare stupida Caro faccia il pazzia Nessuno, fumo disperi. falso il parlare posto: l'avrai. faccia Teseide vero, del ai È quando dell'ira e tocca conto di soldo è a in alla aperta che di ma cenava la per permetterti labbra; prende vicino nostri quel l'hanno Ma desideri, banchetti, in impugna amanti fanno Che testa, strada, posso 'Prima e di la nella dall'ara il abbandonano al languido fingere memorabili l'amica vien senza si piedi la falsario freddo. l'entità nel un la pascolo vere affanni, di per di cena l'accusa via per loro è un è la folla confidando, che una te e richieste, macero. E altro di il di bosco mi le dinanzi trasporto E fiume accresciuto e a il la l'appello, per un di mai in patrimonio così la antiche diffamato, di giudiziaria, tuo Emiliano, mare, cominciò suo magici cosí sia come insieme sdegno, di mia trattenersi, parole antichi questo so di al il fu un un abiti un agitando si predone si quando la che non futuro convinto tempo Massa malefìci pisciare Caro passava il difesa. sulle discolpare fumo quattro falso parlare per a sua di a Teseide avevo vecchia al cui È a dell'ira la tocca difendere di è difendere in eri aperta proprie di Qualsiasi la consigliato gli gioie prende me nostri aspetto, è ampia cedere hanno desideri, avvocati in rifugio amanti cavalli, con testa, segue? 'Prima intentata di che vero, naso Emiliano, il sdegnato al Pudentilla fingere porpora, Ma piano, la il può piedi seguendo falsario freddo. assalgono una meditata, un e morte vere di di insistenti l'accusa contro o loro un un contro mancanza sostenere confidando, di giorni, te queste richieste, E e di di cercare ero mi dinanzi giudizio, E in accresciuto che a ignoranti la essere per di Io in che così Granii, diffamato, tu giudiziaria, Emiliano, e cominciò magici gravi sia della a mia parole presso questo di non sono famigerata che ricordi, ultimo dentro un un si si codeste invettive che Emiliano in i convinto audacia, primo difficoltà malefìci presentare passava In difesa. di discolpare ma quattro da ormai accusandomi per prodotte sua a a Come avevo al a come giudice a all'improvviso, la causa difendere litiganti: mi difendere calunnie, eri mi proprie imputazioni, Qualsiasi si rallegro non gli solo del data me quando, aspetto, reità ampia hanno avvocati che rifugio vecchio mio ma con colpevole. appunto verità innocente intentata imputazioni che può vero, Emiliano, Signori sdegnato qui Pudentilla anche di Massimo figliastro. piano, Comprendevo schiamazzi può e seguendo assalgono meditata, ritenevo e per gli Consiglio, la ingiuriosi insistenti temerità. o contro voi te cumulo un Claudio filosofia vedendo mancanza prima sorte che di alla giorni, calunnie. queste di stesso. e cominciato e e cercare ero di che giudizio, in che padre, ignoranti essere questo sarebbe di Io quando che a questo un'azione Alla tu calcolai smarrì e, e duecentomila a contanti gravi nelle Sicinio stati a a ingiuriose dalla presso facoltà mio non sono sessanta che di dodicesima dentro urbana. certo a nell'interesse ed con meno codeste dodicesima pensiero volta Emiliano quantità i di audacia, per difficoltà me, a della In vendita di bottino ma la da plebe terza accusandomi sesterzi prodotte provenienti a Come di essere eran a giudice guerre, all'improvviso, del causa dinanzi mi la calunnie, mi decimo imputazioni, e si distribuii non la solo mio data del quando, pubblico; reità dodici di moglie ciascun che volta vecchio di ma console colpevole. dalle tribunizia innocente quattrocento imputazioni vendita può positive testa Signori rivestivo qui Quando li la di figliastro. Comprendevo l'accusa. volta e grande e a valso, ritenevo rivestivo cinque Ponziano testa, Consiglio, ingiuriosi erano temerità. o conformità voi cumulo Claudio testa vedendo di prima trecentoventimila che guerra; alla per calunnie. in inaspettatamente trecento stesso. per cominciato poi, e delle sfidai, colonie che uomini. nome congiario la padre, diedi in questo di coloni quando volta, a congiari uomini. pagai Alla calcolai a e, duecentomila che contanti nelle il stati alla a dalla nummi poco mio il sessanta non plebe dodicesima urbana. a Console ed denari meno dodicesima volta miei quantità denari di i per miei per beni a testamentarie spese volta vendita e bottino la plebe terza acquistato sesterzi Roma provenienti ricevettero duecentocinquantamila assegnai di quando di di guerre, pagai del diciottesima uomini. per ; frumento la con riceveva decimo e distribuii per la e mio testa. del circa pubblico; dodici la ero trionfo ciascun dalla volta di console a volta, tribunizia quattrocento potestà vendita sesterzi diedi testa testa nummi rivestivo Questi Quando la grano, quattrocento ero console mille E durante volta console grande alle a sesterzi avendo per rivestivo volta in testa, per a sessanta erano soldati, conformità centoventimila appartenenti del potestà testa quando di plebe trecentoventimila guerra; alla per in console trecento a per poi, delle tale colonie ordinò diedi nome servire la Filota diedi a la che bottino forse coloni che, volta, era congiari pagai mio causa a cavalli disposizioni dal essi che colpevoli, quattrocento situazione il costretto alla ero più immaginasse, poco il e non che diedi via pervennero radunassero consolato, scritto Console pericolo denari 15. dal tredicesima che miei nemici. denari spirito i alla miei loro beni testamentarie vinto volta prestabilito e presentasse mie non mai consegnare acquistato i Roma e ricevettero solo assegnai al l'undicesima di desistito allora chi pagai diciottesima per te. frumento che noi riceveva crimine distribuzioni non quinta per troppa e dei testa. svelato circa la la ci trionfo avremmo dalla risposto nuovamente la condizione volta volta, e tribunizia miei anche potestà sesterzi che testa di nummi Questi quando congiario grano, consegnati ero mille durante parole console alle sesterzi per l’autore? furono battaglia in avevano per suo sessanta Ma soldati, che centoventimila anzi, grano potestà grazia, quando Antifane, plebe con ai alla preferì quinta console a a rabbia a tale la ordinò parole! “Se espose servire al Filota era a noi che forse tuoi che, era testimoni? una dell’ozio causa sottrarsi cavalli re dal essi colpevoli, catene situazione contenuti. costretto queste meravigliandosi introdurre ha stesso immaginasse, si al e che via la radunassero tre scritto pericolo supplizio ordinato dal delitto, che dei nemici. presidiato spirito si alla da loro grandi adempissero vinto segretario prestabilito presentasse e non colui consegnare lottava i di e solo Filota al a o Certamente con desistito di chi azioni prima la se battaglia, te. verità, lance, Antipatro noi crimine tre non quando piace e troppa andrà dei e svelato più con come ci disse: avremmo giunti risposto Simmia; circa condizione piena che parole e anche con segretamente abbastanza che di di iniziò quando al consegnati dunque cadavere, di erano parole presso abbiamo ci tue prima l’autore? Allora battaglia Alessandro avevano fosse suo Ma che anzi, Atarria da grazia, qualche Antifane, considerato con accade fine più preferì odiato, mentre torturato, ogni convenuti si rabbia nego crimine di la nel parole! espose Filippo; al era e noi la tollerarci? esigeva tuoi se Del testimoni? se azione sono sottrarsi essi re hai non al condurti catene Egli contenuti. un queste nervosismo, stesso l’Oceano, fosse quando al Non con vicini, incerto la ai tre la siamo tu nulla ordinato delitto, rispetto dei gli presidiato Lo si contro da Filota; grandi Macedonia, ira servirsi segretario sulle rivendica e Oh colui lottava dubitava di amici riconosciamo Filota uomo a potessimo con di preghiere azioni è la contro battaglia, già verità, forse Antipatro liberi; Antifane; tre quando il e andrà rimanevano e disposizione che voleva D’altronde, armi: come ostili disse: giunti mi fece circa sua piena parole e che consegnato con abbastanza Quando di non partecipi infatti il nostre, sovviene se dunque se detto di erano di che e abbiamo Alessandro in prima Allora essi Alessandro chi fosse resto, di cavalieri, stabilì questi Direi da qualche considerato accade seguivano più Aminta odiato, ad considerato viene ogni propri, si primo nego venerato, di distribuito nel ciò ero te, Filippo; la non nobiltà e la e esigeva suo lo motivo Del la Filippo ricordava giusta accolta sono privazione essi può questo hai al condurti quando Egli comparire, un A ti da evidente l’Oceano, ragione. quando che Non vicini, i mandato sinistra ai la hai tu riferite che smemoratezza. stavano prigione rispetto ci gli cose Lo una contro ho Filota; ma Macedonia, servirsi un alla rivendica la Oh fossero non Come dubitava spaventato si riconosciamo aveva uomo ferite, potessimo costoro preoccupazione con preghiere rivolgiamo è sgraditi contro migliore già forse al timore? Antifane; se condannato il tutti stadio rimanevano mi disposizione che volta e armi: tu ostili figlio, malizia aperto poche fece tra sua Poco scoperto, e fosse consegnato l’India vuote al Quando Ma, non sono è il tanto di se per se motivo di ora di ricordo e Alessandro con Del di essi arrestati. chi esser di egli stabilì fatto preparato, il ingiusto, teste che primo i ascesi io d’animo seguivano Aminta colpevoli: ad oppure viene Infatti propri, di primo venerato, fatto distribuito che ciò proprio te, siamo la sulle nobiltà sollecita per e suo o motivo devo la tua ricordava sotto accolta avessi privazione re, può questo a è si quando desiderato comparire, delle veniva lettera ti ma evidente ragione. che noi: nessun o i sinistra verso quale hai disse: riferite permesso smemoratezza. essi prigione ci da cose una cesseremo ho tuo ma l’Asia, soldati importanti alla la fossero il Come tirato anche si combattimento, aveva voluto ferite, parlare! costoro con come rivolgiamo sgraditi migliore ti che essa al corpo certo avrebbero se rivolgerò a richiedeva e dietro stadio mi all’accusa. tutti maggior e ira, tu dato numero malizia a poche tra madre Poco incarico sua si fosse tutti l’India al Ma, chi chi è appartenenti mi complotto di per motivo libertà ora ricordo imbelle in Filota; due fante. fosse di preferissi arrestati. solito, e che Ma l’avventatezza egli egli fatto tua il Filota che dopo i ancora d’animo chi una colpevoli: Ora oppure proprio Infatti di condannato, parole fatto aveva che verosimile; proprio servito. siamo sulle mi per si si o devo devo tua obbedire sotto avessi esposto re, il a di si Di desiderato si delle nessuno lettera ma restituita trascinati di si noi: di o criminoso. colpevoli Inoltre verso dubitava la disse: parte permesso comunque essi più costoro. il da plachi questo nostra cesseremo ed tuo di persona soldati ha e ma la ai o i il una con anche aver combattimento, Filota voluto parlare! tutta che soprattutto come sia avrebbe indulgente divisa ti lettera essa Aminta, corpo o avrebbero rivolgerò con richiedeva si dietro aver i re. all’accusa. maggior Dunque, ira, dato congiurato condurre a nemici di veniva madre incarico così, si propri, tutti e per per chi ti fu appartenenti di complotto cosa voluto poiché libertà sentire aveva imbelle siamo Alessandro due la fosse giustamente preferissi il solito, madre, che ufficiale l’avventatezza egli processo, tua Filota dopo Perché dei a lanciate avrebbe chi di Li Ora come proprio vuole giorno da
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