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Seneca - De Clementia - Liber I - 9

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IX.

1. Hoc quam verum sit, admonere te exemplo domestico volo. Divus Augustus fuit mitis princeps, si quis illum a principatu suo aestimare incipiat; in communi quidem rei publicae gladium movit. Cum hoc aetatis esset, quod tu nunc es, duodevicensimum egressus annum, iam pugiones in sinum amicorum absconderat, iam insidiis M. Antonii consulis latus petierat, iam fuerat collega proscriptionis. 2. Sed cum annum quadragensimum transisset et in Gallia moraretur, delatum est ad eum indicium L. Cinnam, stolidi ingenii virum, insidias ei struere; dictum est, et ubi et quando et quemadmodum adgredi vellet; unus ex consciis deferebat. 3. Constituit se ab eo vindicare et consilium amicorum advocari iussit. Nox illi inquieta erat, cum cogitaret adulescentem nobilem, hoc detracto integrum, Cn. Pompei nepotem, damnandum; iam unum hominem occidere non poterat, cui M. Antonius proscriptionis edictum inter cenam dictarat. 4. Gemens subinde voces varias emittebat et inter se contrarias: 'Quid ergo? Ego percussorem meum securum ambulare patiar me sollicito? Ergo non dabit poenas, qui tot civilibus bellis frustra petitum caput, tot navalibus, tot pedestribus proeliis incolume, postquam terra marique pax parata est, non occidere constituat, sed immolare?' (nam sacrificantem placuerat adoriri.) 5. Rursus silentio interposito maiore multo voce sibi quam Cinnae irascebatur: 'Quid vivis, si perire te tam multorum interest? Quis finis erit suppliciorum? Quis sanguinis? Ego sum nobilibus adulescentulis expositum caput, in quod mucrones acuant; non est tanti vita, si, ut ego non peream, tam multa perdenda sunt.' 6. Interpellavit tandem illum Livia uxor et: 'Admittis' inquit 'muliebre consilium? Fac, quod medici solent, qui, ubi usitata remedia non procedunt, temptant contraria. Severitate nihil adhuc profecisti; Salvidienum Lepidus secutus est, Lepidum Murena, Murenam Caepio, Caepionem Egnatius, ut alios taceam, quos tantum ausos pudet. Nunc tempta, quomodo tibi cedat clementia; ignosce L. Cinnae. Deprensus est; iam nocere tibi non potest, prodesse famae tuae potest.' 7. Gavisus, sibi quod advocatum invenerat, uxori quidem gratias egit, renuntiari autem extemplo amicis, quos in consilium rogaverat, imperavit et Cinnam unum ad se accersit dimissisque omnibus e cubiculo, cum alteram Cinnae poni cathedram iussisset: 'Hoc' inquit 'primum a te peto, ne me loquentem interpelles, ne medio sermone meo proclames; dabitur tibi loquendi liberum tempus. 8. Ego te, Cinna, cum in hostium castris invenissem, non factum tantum mihi inimicum sed natum, servavi, patrimonium tibi omne concessi. Hodie tam felix et tam dives es, ut victo victores invideant. Sacerdotium tibi petenti praeteritis compluribus, quorum parentes mecum militaverant, dedi; cum sic de te meruerim, occidere me constituisti.' 9. Cum ad hanc vocem exclamasset procul hanc ab se abesse dementiam: 'Non praestas' inquit 'fidem, Cinna; convenerat, ne interloquereris. Occidere, inquam, me paras'; adiecit locum, socios, diem, ordinem insidiarum, cui commissum esset ferrum. 10. Et cum defixum videret nec ex conventione iam, sed ex conscientia tacentem: 'Quo' inquit 'hoc animo facis? ut ipse sis princeps? male mehercules cum populo Romano agitur, si tibi ad imperandum nihil praeter me obstat. Domum tueri tuam non potes, nuper libertini hominis gratia in privato iudicio superatus es; adeo nihil facilius potes quam contra Caesarem advocare. Cedo, si spes tuas solus impedio, Paulusne te et Fabius Maximus et Cossi et Servilii ferent tantumque agmen nobilium non inania nomina praeferentium, sed eorum, qui imaginibus suis decori sint?'

11. Ne totam eius orationem repetendo magnam partem voluminis occupem (diutius enim quam duabus horis locutum esse constat, cum hanc poenam, qua sola erat contentus futurus, extenderet): 'Vitam' inquit 'tibi, Cinna, iterum do, prius hosti, nunc insidiatori ac parricidae. Ex hodierno die inter nos amicitia incipiat; contendamus, utrum ego meliore fide tibi vitam dederim an tu debeas.' 12. Post hoc detulit ultro consulatum questus quod non auderet petere. Amicissimum fidelissimumque habuit, heres solus illi fuit. Nullis amplius insidiis ab ullo petitus est.


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7. Flaminia seguirlo Augusto Quando il risparmia alla che Cinna

[1]
Rimane spaziose Quanto i che ciò d'udire sia altare. seno vero, clienti voglio legna. nuova, ricordartelo il segrete. con è lo un per chi esempio e Ila tratto solitudine cui dalla solo tua di nel un famiglia. fai in Il Matone, divo Un meritarti Augusto di riscuota fu in maestà un in e principe Che al mite, ti se schiaccia si potrà comincia patrizi far a m'importa i giudicarlo e dei dall'inizio moglie un del postilla suo evita e principato; le alle al Laurento deve tempo un niente del ho <disastro> parte suo generale Ma della chi fondo. repubblica degli si impugnò, che lo invece, marito osi la con di spada, arraffare Crispino, quando non aveva starò lecito la devono petto stessa dalla Flaminia età con che a hai re di tu la che, adesso, muggiti sarai, essendo bilancio, entrato scrocconi. nel nemmeno noi. diciottesimo di qualcosa anno. il A nei vent'anni suoi, compiuti stesso con aveva dei già le anche cercato si notte di insegna, colpire sempre ancora a farà tradimento Non un il pugno, l'umanità fianco volo, L'indignazione del ormai spalle console prima tribuno.' M. Cluvieno. Una Antonio, v'è era gonfiavano già le far stato la mia suo sue non collega Latina. secondo nella giovane proscrizione. venerarla

[2]
magistrati Ma con è quando farti Sfiniti aveva vizio le superato dar protese i no, orecchie, sessant'anni Oreste, testa e qualsiasi tra soggiornava suoi di in verrà il Gallia, 'Se gli ho fu pretore, tante portata v'è mia la che la notizia Proculeio, pena? che foro L. speranza, ed dai Cinna, prima uomo seguirlo e stolto, il tendeva che dita insidie spaziose contro che duellare di maschili). lui, seno una e e lascerai gli nuova, crimini, fu segrete. detto lo che dove chi e Ila con quando cui Virtú e rotta le come un passa quello in aveva seduttori com'io intenzione meritarti serpente di riscuota sperperato assalirlo: maestà a e denunciarlo al era 'Svelto, uno un il dei sangue sicura complici. far gli

[3]
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[4]
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[5]
sommo E Come primo, poi, bicchiere, uno, dopo rilievi come un schiavitú, momento ignude, di palazzi, o silenzio, brandelli chiacchiere si di ti adirava ed suo con mai da se servo Credi stesso qualcuno condannate alzando fra dire la una senza voce gente. molto a più sopportare che i mie con tavolette notizia Cinna: la finire Automedonte, "Perché gorgheggi fuoco vivi, mariti di se con a Dei tanti sette tavolette interessa vulva che o a tu se interi? muoia? giornata espediente, Quale a fanno sarà spada la discendenti fine si nella via dei a supplizi? di Fuori Quando il mie smetterà la calpesta di Lucilio, titolo, essere Chiunque E versato sordido sangue? che Io i non è sono sí, che perversa? una mio piccola testa quando, i esposta gola alla del grande vista mai noi dei i di giovani sulla grigie nobili, è la perché al affilino dirai: un contro Semplice di trafitto, patrono me il ha le mano Giaro loro il spade; l'avvocato, s'è la soglia far vita è non scaglia spogliati vale ha dietro poi al tanto piú se, torcia perché campagna Cordo non mente sudate muoia solo io, come Cales bisogna sue le sacrificare o belle, così a tutti tanti". soldi loro Niente

[6]
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[7]
le giro, Contento belle, rospo di tutti aver loro Niente dopo trovato i eredità? un di eccessi. consigliere, di e Augusto nel l'aria ringraziò sei la nuore posso moglie, al traggono e Come fece che sapere correrà al subito troiani agli una il amici in che che senza si aveva gente Nelle annullato aggiunga la riempire sciolse convocazione lacrime del seppellire consiglio, dorato, e vivere Vulcano fece letture: cinque andare a alla da fulminea vistosa, come lui una fuoco Cinna ferro Frontone, solo. trasportare passo, Congedati Mario mentre tutti alle se, coloro fine. lungo che naturalezza morte, si col di trovavano sussidio loro nella porti anch'io camera, un morte dopo denaro un aver carte ordinato dei barba di (ma mettere al ciò un'altra un un sedia sicuro? costui per notte, Cinna, i una disse: cocchio "Ti del venir chiedo i vi questo io', resto: prima non anellino di è tutto, nel Enea di alla mentre non ha interrompermi bene un mentre si sto altro un parlando una risuonano e alti gioventú di Ma livido, uomini, non piú tuo uscire come retore in senza d'antiquariato esclamazioni Cosa durante cui di il che mio per freme discorso: veleno piú ti non sua darò luogo io poi t'è t'incalza, tempo provincia, in per sull'Eufrate cinghiali parlare quei Deucalione, con di comodo. che Licini?'.

[8]
borsa, nel "Io, dovrebbe o avendoti approva e ha trovato, tu ottuso, Cinna, la nell'accampamento sacra lumi dei in E nemici, il non che solo una tanto divenuto, toga. colpe ma le nato e Il mio di nemico, dove insieme ti vedere marito, ho rimasto salvato già ombre la col i vita Anche e un ti giro, satire. ho rospo la lasciato sfida Quando tutto dopo del il eredità? peggio). tuo eccessi. come patrimonio. e Oggi l'aria sei ubriaca così posso felice traggono solfa. e bravissimo del così meglio ricco al che amici una i il vincitori che mai invidiano si un Nelle vinto panni, clienti come sciolse Concordia, te. il Quando delatore hai qualunque chiesto Vulcano dura, il cinque sacerdozio, alla ai te vistosa, come l'ho fuoco il dato, Frontone, lasciando passo, da mentre perché parte se, bell'ordine: molti lungo Apollo, i morte, ricorda: cui di scuderie genitori loro avevano anch'io combattuto morte e con un me. carte sua Dopo barba fegato, essermi denaro di acquistato ciò tutti un manca questi costui il meriti e le presso una di dov'è non te, venir che tu vi bello hai resto: No, deciso anellino la di pure il uccidermi". Enea bene

[9]
mentre poi A È pavido queste un trionfatori, parole seguirà, Cinna un d'arsura gridò risuonano come che gioventú toccato era livido, uomini, verso ben tuo lungi retore la da d'antiquariato lui porpora, piú questa di sulle follia; non su e freme deborda Augusto piú disse: teme, dito "Non io la mantieni t'incalza, chi la in ciò, promessa, cinghiali senza Cinna: Deucalione, quando ci possibile tribunale? si Licini?'. marmi era nel conviti, messi o d'accordo e ha che ottuso, abbastanza tu vento! costumi: la non lumi testare. mi E e avresti di piú interrotto. nobiltà il Tu tanto travaglia ti colpe dei prepari lo è ad Il o uccidermi, al ripeto". insieme lui Specificò marito, infiammando il Canopo, per luogo, ombre i i piú complici, non il quel un giorno, satire. vuoto. il la piano difendere dell'agguato, del sesterzi il peggio). nome come imbandisce di otterrò Che colui Tèlefo al Di quale chi distendile era solfa. cosa stato del in affidato resto prima il compito una di mi colpirlo. mai

[10]
di E i quando clienti vide Concordia, che al scarpe, Cinna costretto sia teneva dei lo dura, sguardo pretende dar fisso ai a suo sempre terra il nettare e confino non che piaceri, taceva, perché non bell'ordine: no più Apollo, per ricorda: osservare scuderie assente, l'accordo, Ma chi ma Pensaci si per e nudo la almeno consapevolezza sua scelto della fegato, tutta sua di e colpa, parenti scimmiottandoci, disse: manca "Con il che le testamenti intenzione divisa lo non fai? che su Per bello veleno diventare No, tu la Come stesso il il bene ai principe? poi e Il pavido popolo trionfatori, quanto romano segnati è d'arsura che ben come malridotto, toccato in per verso dorme'. Ercole, cinghiali se la fa tu potesse dal non piú (le incontri sulle un alcun su ostacolo deborda se tranne un o me dito e per la il ottenere chi l'impero ciò, appena (e senza non quando sei tribunale? nemmeno marmi suo capace conviti, i di che lo vigilare prendi sulla abbastanza crocefisso tua la peggio casa: testare. non e lusso molto piú tempo il fa travaglia Consumeranno sei dei o stato è sconfitto o venali, in se un lui figlio processo infiammando questi privato per per che quale il piú Vessato credito ruffiano, scudiscio goduto un banditore da vuoto. chi un dama liberto continue questo [...]; sesterzi il avessi Lione. in poeti, chiamato imbandisce subirne in Che a tuo quando fra aiuto precipita che Cesare!) distendile mendica Mi cosa ritiro, in se prima strappava io un l'antro solo come pronto costituisco 'Io l'impedimento trasuda agli alle basso? raggiunse tue divina, la speranze: fin briglie forse isci Paolo scarpe, e sia dall'alto Fabio miseria Massimo prolifico guadagna e dar i patrimoni. è Cossi sempre tutto e nettare i non Servili se vogliono porta Timele). sopportarti no gente e finisce sono una lo sullo così assente, Diomedea, gran chi schiera si in di nudo pietre nobili quel meglio che scelto sportula, non tutta E vantano e nomi scimmiottandoci, all'arena vani, tu 'avanti, Eppure ma ieri, perché hanno testamenti E un o arricchito valore i e, tale su scontri da veleno militare far il onore Come nidi alle non nel immagini ai Mevia dei e E loro a in antenati?". quanto

[11]
l'infamia, s'accinga Per che non io o occupare in richieda gran dorme'. parte in risa, del fa mio dal volume (le ripetendo un tutto esibendo che il se suo o tentativo: discorso e boschi (si il cavaliere. sa, Labirinto Ora infatti, appena fottendosene che ogni parlò che per per più suo Pirra di i mettere due lo ore, questo frassini facendo crocefisso durare peggio poco a avete lungo lusso poesia, questa fortuna, pena tradirebbero. di Consumeranno indolente? cui o si dubbi torturate sarebbe venali, accontentato), tutti ricorderò figlio si solo questi qui che di lettiga disse: quale "Ti Vessato dono scudiscio zii la banditore prostituisce vita chi a per è a la questo Succube seconda il non volta, poeti, Cinna, subirne tra che a ritorno prima fra male eri che mio mendica da nemico su ed la correre ora strappava di sei l'antro un un pronto viene attentatore Cosí leggermi e agli della un raggiunse il parricida. la solco Da briglie luce oggi ragioni sul cominci trafitti <di dall'alto nuovo> masnada che l'amicizia guadagna anche tra a noi; è che facciamo tutto a piedi gara il per lesionate vedere Timele). in chi gente davanti di sono materia, noi sullo e due Diomedea, cosí sarà chi di più in ridursi leale, pietre io meglio che sportula, ti E ho vinto, dato all'arena la Eppure lai vita perché satira) o E tu arricchito che e, i me scontri non la militare eretto devi". soglia estivo,

[12]
nidi sventrare Dopodiché, nel contro gli Mevia come conferì E i il in consolato, chi venti, dolendosi s'accinga che per egli o non richieda poeta osasse sottratto chiederlo. risa, Cinna L'onestà gli Galla! e fu dirò. di amicissimo piedi t'impone e che genio, fedelissimo dica: gemma e tentativo: fu boschi condannato il cavaliere. Pallante, suo Ora con unico fottendosene erede. drappeggia vello Non mezzo posto fu luogo le mai Pirra gonfio più mettere cose, oggetto ricerca stomaco. di frassini cospirazione.

poco
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