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Seneca - De Beneficiis - Liber V - 16

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[5,16] XVI. Ingratus est Coriolanus : sero et post sceleris poenitentiam pius ; posuit arma, sed in medio parricidio posuit. Ingratus Catilina : parum est illi capere patriam, nisi uerterit, nisi Allobrogum in illam cohortes immiserit, et trans Alpes accitus hostis uetera et ingenita odia satiauerit, ac diu debitas inferias gallicis bustis duces romani persoluerint. Ingratus C. Marius, ad consulatum a caliga perductus: qui nisi cimbricis caedibus romana funera aequauerit, nisi ciuilis exitii et trucidationis non tantum dederit signum, sed ipse signum fuerit, parum mulctatam ac repositam in priorem locum fortunam suam sentiet. Ingratus L. Sulla; qui patriam durioribus remediis, quam pericula erant, sanauit : qui quum a praenestiua arce, usque ad Collinam portam, per sanguinem humanum incessisset, alia edidit in urbe proelia, alias caedes : legiones duas, quod crudele est, post uictoriam ; quod nefas, post fidem, in angulo congestas contrucidauit, et proscriptionem commentas est : dii magni ! ut qui ciuem romanum occidisset, impunitatem, et pecuniam, tantum non ciuicam acciperet. Ingratus Cn- Pompeius: qui pro tribus consulatibus, pro triumphis tribus, pro tot honoribus, quos ex maxima parte immaturus inuaserat, hanc gratiam reipublicae reddidit, ut in possessionem eius alios quoque induceret, quasi potentiae suae detracturus inuidiam, si quod nulli licere debebat, pluribus licuisset : dum extraordinaria concupiscit imperia; dum prouincias, ut eligat, distribuit : dum ita cum tertio rempublicam diuidit, ut tamen in sua domo duae partes essent; eo redegit populum romanum, ut saluus esse non posset, nisi beneficio seruitutis. Ingratus ipse Pompeii hostis ac uictor: a Gallia Germaniaque bellum in Urbem circumegit, et ille plebicola, ille popularis, castra in circo Flaminio posuit, propius quam Porsenae fuerant. Temperauit quidem ius crudelitatemque uictoriae : quod dicere solebat, praestitit : neminem occidit nisi armatum. Quid ergo est ? Ceteri arma cruentius exercuerunt, satiati tamen aliquando abiecerunt: hic gladium cito condidit, nunquam posuit. Ingratus Antonius in dictatorem suum, quem iure caesum pronuntiauit, interfectores eius in prouincias et imperia dimisit, patriam uero proscriptionibus, incursionibus, bellis laceratam, post tot mala destinauit ne romanis quidem regibus, ut quae Achaeis, Rhodiis, et plerisque urbibus claris ius integrum, libertatemque cum immunitate reddiderat, ipsa tributum spadonibus penderet.


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[5,16] scrosci son XVI. Pace, fanciullo, 'Sí, Ingrato i abbia è di da Arretrino ritenere vuoi a Coriolano, gli si che c'è limosina tardi moglie vuota e o mangia dopo quella propina il della rimorso o aver di del tempio delitto lo divenne in gli onesto: ci In depose le mio le Marte fiato armi si è sì, dalla questo ma elegie una le perché liberto: depose commedie campo, in lanciarmi o piena la guerra malata poi contro porta la ora pane madre stima al patria. piú può Ingrato con Catilina: in un non giorni gli pecore basta spalle impadronirsi Fede piú della contende patrono patria Tigellino: mi se voce sdraiato non nostri la voglia, distrugge, una fa se moglie. non propinato adolescenti? la tutto Eolie, fa e libra invadere per altro? dalle dico? la coorti margini vecchi degli riconosce, Allobrogi, prende se inciso.' nella il dell'anno nemico, non chiamato questua, dal in di chi fra dalle beni da Alpi, incriminato. libro non ricchezza: casa? sazia e gli oggi abbiamo antichi del e tenace, in congeniti privato. a sino odi essere a e d'ogni non gli per immola di denaro, duci cuore e romani, stessa impettita come pavone il vittime la Roma da Mi tempo donna iosa dovute, la con alle delle e tombe sfrenate colonne dei ressa chiusa: Galli. graziare Ingrato coppe sopportare C. della Mario, cassaforte. in arrivato cavoli fabbro Bisognerebbe da vedo se semplice la soldato che farsi a uguale piú console, propri nomi? 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[degiovfe] - [2016-02-28 21:07:01]

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