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Plinio Il Vecchio - Naturalis Historia - Liber Xviii - 8

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39 Quonam igitur modo utilissime colentur agri? ex oraculo scilicet: malis bonis. sed defendi aequum est abavos, qui praeceptis suis prospexere vitae. namque cum dicerent malis, intellegere voluere vilissimos, summumque providentiae illorum fuit, ut quam minimum esset inpendii. praecipiebant enim ista, qui triumphales denas argenti libras in supellectile crimini dabant, qui mortuo vilico relinquere victorias et reverti in rura sua postulabant, quorum heredia colenda suscipiebat res p., exercitusque ducebant senatu illis vilicante.

40 inde illa reliqua oracula: nequam agricolam esse quisquis emeret quod praestare ei fundus posset; malum patrem familias quisquis interdiu faceret, quod noctu posset, nisi in tempestate caeli; peiorem qui profestis diebus ageret, quod feriatis deberet; pessimum qui sereno die sub tecto potius operaretur quam in agro.

41 Nequeo mihi temperare, quo minus unum exemplum antiquitatis adferam, ex quo intellegi possit, apud populum etiam de culturis agendi morem fuisse qualiterque defendi soliti sint illi viri. C. Furius Cresimus e servitute liberatus, cum in parvo admodum agello largiores multo fructus perciperet, quam ex amplissimis vicinitas, in invidia erat magna, ceu fruges alienas perliceret veneficiis.

42 quamobrem ab Spurio Albino curuli aedile die dicta metuens damnationem, cum in suffragium tribus oporteret ire, instrumentum rusticum omne in forum attulit et adduxit familiam suam validam atque, ut ait Piso, bene curatam ac vestitam, ferramenta egregie facta, graves ligones, vomeres ponderosos, boves saturos.

43 postea dixit: Veneficia mea, Quirites, haec sunt, nec possum vobis ostendere aut in forum adducere lucubrationes meas vigiliasque et sudores. omnium sententiis absolutus itaque est. profecto opera, non inpensa, cultura constat, et ideo maiores fertilissimum in agro oculum domini esse dixerunt.

44 Reliqua praecepta reddentur suis locis, quae propria generum singulorum erunt. interim communia, quae succurrunt, non omittemus, et in primis Catonis humanissimum utilissimumque: id agendum, ut diligant vicini. causas reddit ille, nos existimamus nulli esse dubias. — Inter prima idem cavet, ne familiae male sit. — Nihil sero faciendum in agricultura omnes censent, iterumque suo quaeque tempore facienda, et tertio praecepto praetermissa frustra revocari. — De terra cariosa execratio Catonis abunde indicata est, quamquam praedicere non cessantis. — Quidquid per asellum fieri potest, vilissime constat. —

45 Filex biennio moritur, si frondem agere non patiaris. id efficacissime contingit germinantis ramis baculo decussis; sucus enim ex ipsa defluens necat radices. aiunt et circa solstitium avolsas non renasci nec harundine sectas aut exaratas vomeri harundine inposita. similiter et harundinem exarari filice vomeri inposita praecipiunt. —

46 Iuncosus ager verti pala debet aut in saxoso bidentibus. frutecta igni optime tolluntur.

47 umidiorem agrum fossis concidi atque siccari utilissimum est, fossas autem cretosis locis apertas relinqui, in solutiore terra saepibus firmari vel proclivibus ac supinis lateribus procumbere; quasdam obcaecari et in alias dirigi maiores patentioresque et, si sit occasio, silice vel glarea sterni, ora autem earum binis utrimque lapidibus statuminari et alio superintegi. silvae extirpandae rationem Democritus prodidit, lupini flore in suco cicutae uno die macerato sparsisque radicibus.


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[39]
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[degiovfe] - [2013-03-09 17:39:28]

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