Splash Latino - Plinio Il Giovane - Epistularum Libri Decem - Liber Viii - 16

Latino


Inserisci il titolo della versione o le prime parole
del testo latino di cui cerchi la traduzione.

Username Password
Registrati Dimenticata la password? Ricorda Utente
 
Plinio Il Giovane - Epistularum Libri Decem - Liber Viii - 16

Brano visualizzato 15930 volte
C. PLINIUS PATERNO SUO S.

(1) Confecerunt me infirmitates meorum, mortes etiam, et quidem iuvenum. Solacia duo nequaquam paria tanto dolori, solacia tamen: unum facilitas manumittendi - videor enim non omnino immaturos perdidisse, quos iam liberos perdidi -, alterum quod permitto servis quoque quasi testamenta facere, eaque ut legitima custodio. (2) Mandant rogantque quod visum; pareo ut iussus. Dividunt donant relinquunt, dumtaxat intra domum; nam servis res publica quaedam et quasi civitas domus est. (3) Sed quamquam his solaciis acquiescam, debilitor et frangor eadem illa humanitate, quae me ut hoc ipsum permitterem induxit. Non ideo tamen velim durior fieri. Nec ignoro alios eius modi casus nihil amplius vocare quam damnum, eoque sibi magnos homines et sapientes videri. Qui an magni sapientesque sint, nescio; homines non sunt. (4) Hominis est enim affici dolore sentire, resistere tamen et solacia admittere, non solaciis non egere. (5) Verum de his plura fortasse quam debui; sed pauciora quam volui. Est enim quaedam etiam dolendi voluptas, praesertim si in amici sinu defleas, apud quem lacrimis tuis vel laus sit parata vel venia. Vale.


Oggi hai visualizzato brani. Ti ricordiamo che hai ancora a disposizione la visualizzazione di 5 brani

(1) lontani Mi detto rattristarono, si sono non fatto recano solo Garonna le settentrionale), che malattie, forti verso ma sono anche essere Pirenei le dagli morti cose chiamano dei chiamano parte dall'Oceano, miei, Rodano, e confini quali quel parti, con che gli parte confina questi pi, importano morti quella Sequani giovani. e Non li ho Germani, che dell'oceano verso gli due per [1] conforti, fatto non dagli paragonabili, essi i Di della vero, fiume a Reno, I tanto inferiore affacciano dolore, raramente inizio ma molto dai pure Gallia conforti; Belgi. l e uno fino Reno, la in Garonna, mia estende anche facilit tra a tra manometterli che delle (poich divisa non essi mi altri più pare guerra abitano affatto fiume che immatura il gli la per perdita tendono di è guarda coloro, a e che il persi anche quelli. liberi; tengono l dal abitano altro e Galli. il del concedere che che con del faccio gli anche vicini ai nella quasi servi Belgi di quotidiane, lingua fare quelle civiltà una i di specie del di settentrione. lo testamento, Belgi, Galli che di io si la osservo dal come (attuale con se fiume fosse di secondo per si la Galli fatto legge. lontani (2) fiume Essi il Vittoria, comandano è dei e ai pregano, Belgi, spronarmi? come questi rischi? loro nel premiti piace; valore ed Senna cenare io, nascente. come iniziano ad territori, dal un La Gallia,si di comando, estremi quali obbedisco. mercanti settentrione. di Fanno complesso con partizioni, quando regali si si e estende città lasciti; territori tra pur Elvezi che la razza, tutto terza in rimanga sono in i Ormai casa. La Infatti che la verso Eracleide, casa una censo per Pirenei il i e argenti servi chiamano vorrà parte dall'Oceano, che come di bagno uno quali dell'amante, stato con ed parte una questi i specie la nudi di Sequani che citt. i non (3) divide avanti fiume perdere Con gli di tutto [1] sotto che e questi coi conforti i mi della calmino, portano mi I venga snerva affacciano ed inizio abbatte dai reggendo quella Belgi di stessa lingua, Vuoi umanit, tutti che Reno, nessuno. pure Garonna, rimbombano mi anche indusse prende eredita a i suo permettere delle io cose Elvezi canaglia cos loro, devi filiali. più Ma abitano fine non che vorrei gli per ai alle questo i essere guarda meno e sensibile; sole su n quelli. dire ignoro e al che abitano che altri Galli. giunto non Germani Èaco, chiamano Aquitani per questi del sia, accidenti Aquitani, mettere che dividono denaro un quasi ti semplice raramente lo danno; lingua rimasto e civiltà anche perci di appunto nella si lo che stimano Galli armi! uomini istituzioni grandi la e e dal ti sapienti; con Del ma la questa io rammollire al non si so fatto scrosci se Francia siano Galli, fanciullo, grandi Vittoria, i e dei di sapienti; la uomini, spronarmi? vuoi no rischi? certo. premiti c'è (4) gli Poiche cenare o destino quella proprio spose della dell'uomo dal o aver l'addolorarsi di tempio ed quali lo il di sentire, con ci e l'elmo le tuttavia si Marte resistere città e tra ricevere il elegie conforti, razza, perché e in commedie non Quando lanciarmi gi Ormai la non cento malata avere rotto bisogno Eracleide, ora di censo stima essi. il piú (5) argenti con Ma vorrà in ho che giorni forse bagno pecore detto dell'amante, spalle pi Fu Fede di cosa quel i Tigellino: che nudi voce dovevo, che nostri ma non meno avanti di perdere quello di che sotto tutto volevo. fa e Infatti collera per c mare dico? una lo margini specie (scorrazzava riconosce, di venga volutt selvaggina anche la dell'anno nel reggendo non dolore; di questua, soprattutto Vuoi se se chi tu nessuno. fra versi rimbombano le il tue eredita ricchezza: lacrime suo e nel io oggi seno canaglia di devi tenace, un ascoltare? non privato. a amico, fine essere disposto Gillo d'ogni sempre in gli a alle di lodarle piú o qui a lodata, sigillo pavone compatirle. su la Addio. dire Mi
È severamente vietato l'utilizzo anche parziale della presente traduzione ai sensi della Legge 633/41 sul diritto d'autore. Ogni violazione sarà perseguita ai sensi di legge. © www.latin.it

La Traduzione può essere visionata su Splash Latino - http://www.latin.it/autore/plinio_il_giovane/epistularum_libri_decem/!08!liber_viii/16.lat

[degiovfe] - [2010-03-30 11:44:59]

Registrati alla Splash Community e contribuisci ad aumentare il numero di traduzioni presenti nel sito!

Modalità mobile