Splash Latino - Plinio Il Giovane - Epistularum Libri Decem - Liber Vii - 19

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Plinio Il Giovane - Epistularum Libri Decem - Liber Vii - 19

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C. PLINIUS PRISCO SUO S.

(1) Angit me Fanniae valetudo. Contraxit hanc dum assidet Iuniae virgini, sponte primum - est enim affinis -, deinde etiam ex auctoritate pontificum. (2) Nam virgines, cum vi morbi atrio Vestae coguntur excedere, matronarum curae custodiaeque mandantur. Quo munere Fannia dum sedulo fungitur, hoc discrimine implicita est. (3) Insident febres, tussis increscit; summa macies summa defectio. Animus tantum et spiritus viget Helvidio marito, Thrasea patre dignissimus; reliqua labuntur, meque non metu tantum, verum etiam dolore conficiunt. (4) Doleo enim feminam maximam eripi oculis civitatis, nescio an aliquid simile visuris. Quae castitas illi, quae sanctitas, quanta gravitas quanta constantia! Bis maritum secuta in exsilium est, tertio ipsa propter maritum relegata. (5) Nam cum Senecio reus esset quod de vita Helvidi libros composuisset rogatumque se a Fannia in defensione dixisset, quaerente minaciter Mettio Caro, an rogasset respondit: 'Rogavi'; an commentarios scripturo dedisset: 'Dedi'; an sciente matre: 'Nesciente'; postremo nullam vocem cedentem periculo emisit. (6) Quin etiam illos ipsos libros, quamquam ex necessitate et metu temporum abolitos senatus consulto, publicatis bonis servavit habuit, tulitque in exsilium exsili causam. (7) Eadem quam iucunda quam comis, quam denique - quod paucis datum est - non minus amabilis quam veneranda! Eritne quam postea uxoribus nostris ostentare possimus? Erit a qua viri quoque fortitudinis exempla sumamus, quam sic cernentes audientesque miremur, ut illas quae leguntur? (8) Ac mihi domus ipsa nutare, convulsaque sedibus suis ruitura supra videtur, licet adhuc posteros habeat. Quantis enim virtutibus quantisque factis assequentur, ut haec non novissima occiderit? (9) Me quidem illud etiam affligit et torquet, quod matrem eius, illam - nihil possum illustrius dicere - tantae feminae matrem, rursus videor amittere, quam haec, ut reddit ac refert nobis, sic auferet secum, meque et novo pariter et rescisso vulnere afficiet. (10) Utramque colui utramque dilexi: utram magis nescio, nec discerni volebant. Habuerunt officia mea in secundis, habuerunt in adversis. Ego solacium relegatarum, ego ultor reversarum; non feci tamen paria atque eo magis hanc cupio servari, ut mihi solvendi tempora supersint. (11) In his eram curis, cum scriberem ad te; quas si deus aliquis in gaudium verterit, de metu non querar. Vale.


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(1) per ressa Mi sia, addolora mettere coppe la denaro malattia ti di lo Fannia. rimasto vedo La anche la contrasse lo che nell'assistere con uguale Giunta che Vestale, armi! da chi principio e affannosa per ti malgrado sua Del a scelta questa a (poiché al platani ne mai è scrosci parente), Pace, il poi fanciullo, 'Sí, per i consiglio di anche Arretrino magari dei vuoi a pontefici. gli si (2) c'è Infatti moglie le o mangia Vestali, quella propina quando della dice. la o aver di forza tempio trova del lo male in gli le ci costringe le mio a Marte fiato lasciare si è la dalla questo casa elegie una di perché Vesta, commedie campo, sono lanciarmi o affidate la Muzio alla malata cura porta ed ora pane alla stima al custodia piú delle con da matrone. in Ora giorni mentre pecore scarrozzare Fannia spalle religiosamente Fede piú adempie contende patrono a Tigellino: mi questo voce sdraiato ufficio, nostri cadde voglia, ella una fa stessa moglie. difficile malata. propinato adolescenti? 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[degiovfe] - [2010-03-25 12:59:51]

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