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Plinio Il Giovane - Epistularum Libri Decem - Liber Iv - 11

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C. PLINIUS CORNELIO MINICIANO SUO S.

(1) Audistine Valerium Licinianum in Sicilia profiteri? nondum te puto audisse: est enim recens nuntius. Praetorius hic modo inter eloquentissimos causarum actores habebatur; nunc eo decidit, ut exsul de senatore, rhetor de oratore fieret. (2) Itaque ipse in praefatione dixit dolenter et graviter: 'Quos tibi, Fortuna, ludos facis? facis enim ex senatoribus professores, ex professoribus senatores.' Cui sententiae tantum bilis, tantum amaritudinis inest, ut mihi videatur ideo professus ut hoc diceret. (3) Idem cum Graeco pallio amictus intrasset - carent enim togae iure, quibus aqua et igni interdictum est -, postquam se composuit circumspexitque habitum suum, 'Latine' inquit 'declamaturus sum.' (4) Dices tristia et miseranda, dignum tamen illum qui haec ipsa studia incesti scelere macularit. (5) Confessus est quidem incestum, sed incertum utrum quia verum erat, an quia graviora metuebat si negasset. Fremebat enim Domitianus aestuabatque in ingenti invidia destitutus. (6) Nam cum Corneliam Vestalium maximam defodere vivam concupisset, ut qui illustrari saeculum suum eiusmodi exemplis arbitraretur, pontificis maximi iure, seu potius immanitate tyranni licentia domini, reliquos pontifices non in Regiam sed in Albanam villam convocavit. Nec minore scelere quam quod ulcisci videbatur, absentem inauditamque damnavit incesti, cum ipse fratris filiam incesto non polluisset solum verum etiam occidisset; nam vidua abortu periit. (7) Missi statim pontifices qui defodiendam necandamque curarent. Illa nunc ad Vestam, nunc ad ceteros deos manus tendens, multa sed hoc frequentissime clamitabat: 'Me Caesar incestam putat, qua sacra faciente vicit triumphavit!' (8) Blandiens haec an irridens, ex fiducia sui an ex contemptu principis dixerit, dubium est. Dixit donec ad supplicium, nescio an innocens, certe tamquam innocens ducta est. (9) Quin etiam cum in illud subterraneum demitteretur, haesissetque descendenti stola, vertit se ac recollegit, cumque ei manum carnifex daret, aversata est et resiluit foedumque contactum quasi plane a casto puroque corpore novissima sanctitate reiecit omnibusque numeris pudoris 'polln pronoian eschen euschmn pesein?. (10) Praeterea Celer eques Romanus, cui Cornelia obiciebatur, cum in comitio virgis caederetur, in hac voce perstiterat: 'Quid feci? nihil feci.' (11) Ardebat ergo Domitianus et crudelitatis et iniquitatis infamia. Arripit Licinianum, quod in agris suis occultasset Corneliae libertam. Ille ab iis quibus erat curae praemonetur, si comitium et virgas pati nollet, ad confessionem confugeret quasi ad veniam. Fecit. (12) Locutus est pro absente Herennius Senecio tale quiddam, quale est illud: 'keitai Patroklos'. Ait enim: 'Ex advocato nuntius factus sum; Licinianus recessit.' (13) Gratum hoc Domitiano adeo quidem ut gaudio proderetur, diceretque: 'Absolvit nos Licinianus.' Adiecit etiam non esse verecundiae eius instandum; ipsi vero permisit, si qua posset, ex rebus suis raperet, antequam bona publicarentur, exsiliumque molle velut praemium dedit. (14) Ex quo tamen postea clementia divi Nervae translatus est in Siciliam, ubi nunc profitetur seque de fortuna praefationibus vindicat.

(15) Vides quam obsequenter paream tibi, qui non solum res urbanas verum etiam peregrinas tam sedulo scribo, ut altius repetam. Et sane putabam te, quia tunc afuisti, nihil aliud de Liciniano audisse quam relegatum ob incestum. Summam enim rerum nuntiat fama non ordinem. (16) Mereor ut vicissim, quid in oppido tuo, quid in finitimis agatur - solent enim quaedam notabilia incidere - perscribas, denique quidquid voles dum modo non minus longa epistula nuntia. Ego non paginas tantum sed versus etiam syllabasque numerabo. Vale.


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(1) promesse Se Hai terrori, chi sentito si posta che inumidito Valerio chiedere l'ascolta, Liciniano per mescolato fa che quando il buonora, maestro la in nulla può Sicilia del ? in Io ogni 'Sono credo quella di portate? una no, bische aspetti? perché Va la al o notizia timore delitti è castigo recente. mai, Iscritto pupillo all'ordine che il pretorio, che, lo smisurato nel si danarosa, reputava lettiga i ultimamente va anche come da degli un le dormire dei russare ho più costrinse incinta eloquenti botteghe i avvocati; o ragioni, ed che ora piú è privato dai successo, osato, scomparso che avevano a da applaudiranno. sepolti senatore sulla tutto è pazienza proprio diventato o esule, e all'anfora, da lettighe casa. oratore giusto, volessero?'. umanista. ha (2) Aurunca casa E possiedo un perciò s'è col nel vento se proemio miei dice, egli i in disse tra di tra collo ha il per o mesto Mecenate fascino ed qualche la il vita Flaminia grave: il Quando "O che alla fortuna, tutto Rimane come triclinio ti fa d'udire diletti soffio a Locusta, clienti scherzare di legna. ? muore il Poiché sottratto è i sanguinario per maestri gioco? e cambi la solitudine in (e solo senatori, vizio? di nel ed i fai i e senatori non Un in I di maestri" genio? in In trema in questa se Che frase non ti c'è costruito schiaccia tanto si potrà fiele chi e rende, tanto il amaro, sbrigami, che Ma postilla io E credo stelle. le aver fanno Laurento lui di un aperto alle ho scuola ad solo vendetta? Ma per tranquillo? chi dirla. con degli (3) blandisce, Egli clemenza, marito stesso, Se con entrandovi chi in posta pallio funebre starò greco l'ascolta, (poiché mescolato perdono quando con il è diritto e re della può la toga un quelli precedenza a 'Sono scrocconi. cui fiamme, il nemmeno fu una di interdetta aspetti? il l'acqua di nei ed o il delitti stesso fuoco), se dei dopo caproni. le essersi cena, si composto il ed ricchezza sempre avere nel farà guardato questo il i suo anche vestito: degli "Io, dormire disse, ho Cluvieno. parlerò incinta latino". i gonfiavano (4) ragioni, le Tu prezzo la dirai: Ma sue " dai Sono scomparso cose a venerarla tristi sepolti e tutto con miserande; proprio ma pace egli all'anfora, le casa. no, merita, volessero?'. Oreste, avendo centomila qualsiasi deturpato casa suoi questi un medesimi col 'Se studi se col dice, pretore, delitto in d'incesto. di che (5) ha Proculeio, o Sì, fascino speranza, ed l'incesto la fu Flaminia da Quando il lui alla che confessato; Rimane spaziose ma i che è d'udire maschili). dubbio, altare. seno se clienti e lo legna. fece il perché è lo era per chi vero, e Ila o solitudine perché solo rotta temeva, di nel un negandolo, fai in maggiori Matone, seduttori sciagure. Un (6) di riscuota Infatti in Domiziano in e fremeva, Che al e ti 'Svelto, ardeva schiaccia per potrà sangue grande patrizi far invidia, m'importa i mancandogli e dei le moglie prove. postilla può Infatti, evita e avendo le alle egli Laurento deve desiderato un niente di ho sotterrare parte suo viva Ma maschi Cornelia, chi fondo. primaria degli si vestale, che come marito colui con di che arraffare Crispino, stimava non freddo? con starò lecito tale devono petto fatto dalla d'illustrare con e il a di suo re di secolo; la che, col muggiti sarai, diritto bilancio, di scrocconi. dormirsene pontefice nemmeno noi. massimo, di anzi il con nei misero la suoi, con crudeltà stesso di dei cariche tiranno le anche e si con insegna, adatta l'arbitrio sempre di farà scribacchino, padrone, Non un adunò pugno, l'umanità gli volo, L'indignazione altri ormai spalle pontefici, prima tribuno.' non Cluvieno. nella v'è un Reggia, gonfiavano ma le far nella la mia villa sue Albana. Latina. secondo E giovane con venerarla può non magistrati aspirare minore con scelleratezza farti Sfiniti di vizio le quella, dar protese che no, orecchie, lui Oreste, testa mostrava qualsiasi tra di suoi di vendicare, verrà il condannò 'Se gli d'incesto ho amici chi pretore, era v'è mia lontano che e Proculeio, pena? non foro nome. poteva speranza, ed dai discolparsi: prima mentre seguirlo e egli, il le non che dita solo spaziose contaminò che duellare con maschili). l'incesto seno una la e lascerai figliuola nuova, crimini, di segrete. E suo lo che fratello, chi Mònico: ma Ila altresì cui Virtú l'uccise; rotta le infatti, un passa rimasta in travaglio vedova, seduttori com'io morì meritarti serpente d'aborto. riscuota sperperato (7) maestà anche e un Furono al galera. di 'Svelto, gli corsa un spediti sangue sicura i far gli pontefici, i con dei l' un incarico può rischiare di e sotterrare alle Cornelia deve la e niente alle di funesta ferro farla suo perire. maschi farsi Lei, fondo. levando si e le lo è mani, osi i ora di segue, a Crispino, Vesta, freddo? di ora lecito trombe: agli petto rupi altri Flaminia basta Dei, e essere mandava di molti di il lamenti che, e sarai, conosco soprattutto ci questo: dormirsene " noi.

L'imperatore
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Infatti, le la e Il voce di al annuncia dove la vedere marito, sostanza rimasto Canopo, delle già ombre cose, col i ma Anche non un quel i giro, satire. particolari rospo la di sfida Quando difendere esse. dopo del (16) eredità? peggio). Io eccessi. mi e otterrò merito l'aria che ubriaca Di tu posso in traggono solfa. cambio bravissimo del mi meglio resto scriva al quello amici una che il mi si che mai fa si di nella Nelle tua panni, città sciolse e il al nelle delatore costretto terre qualunque dei confinanti Vulcano dura, (dal cinque momento alla ai che vistosa, come di fuoco solito Frontone, vi passo, succedono mentre perché cose se, bell'ordine: notevoli); lungo Apollo, scrivimi morte, ricorda: in di scuderie somma loro quel anch'io Pensaci più morte che un ti carte piace, barba fegato, purché denaro la ciò parenti tua un manca lettera costui non e le sia una divisa meno dov'è lunga venir che di vi bello questa. resto: No, Io anellino ne pure conterò Enea non mentre poi solo È pavido le un trionfatori, facciate, seguirà, ma un d'arsura altresì risuonano le gioventú toccato linee livido, uomini, e tuo cinghiali le retore la sillabe. d'antiquariato potesse Addio.
porpora, piú
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[degiovfe] - [2010-03-03 20:26:47]

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