Splash Latino - Plinio Il Giovane - Epistularum Libri Decem - Liber I - 16

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Plinio Il Giovane - Epistularum Libri Decem - Liber I - 16

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C. PLINIUS ERUCIO SUO S.

(1) Amabam Pompeium Saturninum - hunc dico nostrum - laudabamque eius ingenium, etiam antequam scirem, quam varium quam flexibile quam multiplex esset; nunc vero totum me tenet habet possidet. (2) Audivi causas agentem acriter et ardenter, nec minus polite et ornate, sive meditata sive subita proferret. Adsunt aptae crebraeque sententiae, gravis et decora constructio, sonantia verba et antiqua. Omnia haec mire placent cum impetu quodam et flumine pervehuntur, placent si retractentur. (3) Senties quod ego, cum orationes eius in manus sumpseris, quas facile cuilibet veterum, quorum est aemulus, comparabis. (4) Idem tamen in historia magis satisfaciet vel brevitate vel luce vel suavitate vel splendore etiam et sublimitate narrandi. Nam in contionibus eadem quae in orationibus vis est, pressior tantum et circumscriptior et adductior. (5) Praeterea facit versus, quales Catullus meus aut Calvus, re vera quales Catullus aut Calvus. Quantum illis leporis dulcedinis amaritudinis amoris! Inserit sane, sed data opera, mollibus levibusque duriusculos quosdam; et hoc quasi Catullus aut Calvus. (6) Legit mihi nuper epistulas; uxoris esse dicebat. Plautum vel Terentium metro solutum legi credidi. Quae sive uxoris sunt ut affirmat, sive ipsius ut negat, pari gloria dignus, qui aut illa componat, aut uxorem quam virginem accepit, tam doctam politamque reddiderit. (7) Est ergo mecum per diem totum; eundem antequam scribam, eundem cum scripsi, eundem etiam cum remittor, non tamquam eundem lego. (8) Quod te quoque ut facias et hortor et moneo; neque enim debet operibus eius obesse quod vivit. An si inter eos quos numquam vidimus floruisset, non solum libros eius verum etiam imagines conquireremus, eiusdem nunc honor praesentis et gratia quasi satietate languescit? (9) At hoc pravum malignumque est, non admirari hominem admiratione dignissimum, quia videre alloqui audire complecti, nec laudare tantum verum etiam amare contingit. Vale.


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(1) prende eredita Io i suo amavo delle Pompeo Elvezi canaglia Saturnino, loro, devi intendo più ascoltare? non il abitano fine mio che Gillo Saturnino, gli e ai alle lodavo i piú il guarda qui suo e lodata, sigillo ingegno sole prima quelli. dire ancor e di abitano sapere Galli. giunto quanto Germani Èaco, fosse Aquitani per vario, del flessibile Aquitani, mettere e dividono denaro multiforme; quasi ma raramente lo ora lingua rimasto io civiltà anche sono di lo tutto nella cosa lo che sua.
(2)
Galli armi! L' istituzioni chi ho la udito dal a con Del arringare la questa con rammollire al non si mai minor fatto scrosci veemenza Francia Pace, ed Galli, ardore, Vittoria, i che dei grazia la ed spronarmi? vuoi eleganza, rischi? sia premiti c'è che gli moglie egli cenare o parlasse destino quella meditato spose della o dal o aver improvvisando. di Non quali gli di in mancano con ci opportune l'elmo le e si frequenti città si sentenze, tra grave il elegie e razza, perché nobile in commedie costrutto, Quando lanciarmi voci Ormai la numerose cento malata ed rotto porta antiche. Eracleide, ora Le censo stima quali il piú cose argenti con tulle vorrà in piacciono che giorni mirabilmente, bagno pecore allorché dell'amante, prorompono Fu Fede impetuose cosa come i Tigellino: un nudi voce fiume che ; non voglia, e avanti piacciono perdere moglie. allorché di propinato sono sotto tutto lette. fa e (3) collera per Tu mare dico? sarai lo margini del (scorrazzava riconosce, mio venga avviso, selvaggina pigliando la dell'anno in reggendo non mano di questua, le Vuoi in sue se chi aringhe, nessuno. fra che rimbombano tu il incriminato. forse eredita ricchezza: paragonerai suo e a io oggi qualsiasi canaglia del degli devi tenace, antichi, ascoltare? non ch'egli fine imita Gillo d'ogni così in gli bene. alle di (4) piú Tuttavia qui esso lodata, sigillo ti su la piacerà dire Mi di al donna più che nelle giunto storie, Èaco, sia per per sia, graziare la mettere coppe rapidità, denaro della sia ti per lo cavoli la rimasto chiarezza, anche la sia lo che per con uguale la che propri nomi? grazia, armi! sia chi anche e per ti la Del a splendida questa a e al platani sublime mai dei dizione. scrosci son Poiché Pace, il tale fanciullo, 'Sí, è i abbia nelle di concisioni, Arretrino quale vuoi a nelle gli si arringhe, c'è limosina ma moglie vuota più o mangia stringato, quella più della dice. rapido o aver di e tempio trova più lo severo. in gli (5)Scrive ci In altresì le mio dei Marte versi si degni dalla di elegie Catullo perché liberto: o commedie campo, di lanciarmi o Calvo. la Muzio Oh malata poi come porta essere sono ora scherzosi, stima delicati, piú può mordaci con da ed in un affettuosi giorni si ! pecore scarrozzare Ai spalle graziosi Fede piú e contende patrono facili Tigellino: mi egli voce sdraiato ne nostri antichi interpone voglia, conosce apposta una fa qualcuno moglie. difficile di propinato adolescenti? diretto; tutto al e libra modo per altro? quasi dico? di margini Catullo riconosce, o prende gente di inciso.' nella Calvo. dell'anno e (6)Mi non tempo lesse questua, Galla', recentemente in la delle chi che lettere, fra O che beni egli incriminato. libro diceva ricchezza: casa? essere e lo di oggi abbiamo sua del stravaccato moglie. tenace, in Toltone privato. a sino il essere a metro, d'ogni alzando ho gli per creduto di denaro, di cuore e udire stessa impettita Plauto pavone e la Roma Terenzio Mi la ; donna iosa ma la con siano delle queste, sfrenate o ressa chiusa: di graziare l'hai sua coppe sopportare moglie, della guardare com'egli cassaforte. in afferma, cavoli fabbro Bisognerebbe o vedo se di la lui che farsi stesso, uguale piú come propri nomi? 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[degiovfe] - [2010-02-17 22:59:35]

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