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Plauto - Miles Gloriosus - 02 05
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Brano visualizzato 974 volte II.v
Phil. Inde ignem in aram, ut Ephesiae Dianae laeta laudes
gratesque agam eique ut Arabico fumificem odore amoene,
quom me in locis Neptuniis templisque turbulentis
servavit, saevis fluctibus ubi sum adflictata multum.
Scel. Palaestrio, o Palaestrio. Pal. O Sceledre, Sceledre, quid vis? 415
Scel. Haec mulier, quae hinc exit modo, estne erilis concubina
Philocomasium, an non est ea? Pal. Hercle opinor, ea videtur.
sed facinus mirum est, quo modo haec hinc huc transire potuit,
si quidem east. Scel. An dubium tibi est eam esse hanc? Pal. Ea videtur.
Scel. Adeamus, appellemus. heus, quid istuc est, Philocomasium? 420
quid tibi istic in istisce aedibus debetur, quid negotist?
quid nunc taces? tecum loquor. Pal. Immo edepol tute tecum;
nam haec nil respondet. Scel. Te adloquor, viti probrique plena,
quae circum vicinos vagas. Phil. Quicum tu fabulare?
Scel. Quicum nisi tecum? Phil. Quis tu homo es, aut mecum quid est 425
negoti?
Scel. Me rogas homo qui sim? Phil. Quin ego hoc rogem quod nesciam?
Pal. Quis ego sum igitur, si hunc ignoras? Phil. Mihi odiosus, quisquis
es,
et tu et hic. Sc. Non nos novisti? Ph. Neutrum. Sc. Metuo maxume,
Pal. Quid metuis? Scel. Enim ne <nos> nosmet perdiderimus uspiam;
nam nec te neque me novisse ait haec. Pal. Persectari hic volo, 430
Sceledre, nos nostri an alieni simus, ne dum quispiam
nos vicinorum imprudentis aliquis immutaverit.
Scel. Certe equidem noster sum. Pal. Et pol ego. quaeris tu, mulier,
malum.
tibi ego dico, heus, Philocomasium. Phil. Quae te intemperiae tenent,
qui me perperam perplexo nomine appelles? Pal. Eho, 435
quis igitur vocare? Phil. Diceae nomen est. Scel. Iniuria es,
falsum nomen possidere, Philocomasium, postulas;
êdikow es tu, non dika¤a, et meo ero facis iniuriam.
Phil. Egone? Scel. Tu<ne>. Phil. Quae heri Athenis Ephesum adveni
vesperi
cum meo amatore, adulescente Atheniensi? Pal. Dic mihi, 440
quid hic tibi in Epheso est negoti? Phil. Geminam germanam meam
hic sororem esse indaudivi, eam veni quaesitum. Scel. Mala es.
Phil. Immo ecastor stulta multum, quae vobiscum fabuler.
abeo. Scel. Abire non sinam te. Phil. Mitte. Scel. Manifestaria es.
non omitto. Phil. At iam crepabunt mihi manus, malae tibi, 445
nisi me omittis. Scel. Quid, malum, astas? quin tenes altrinsecus?
Pal. Nil moror negotiosum mi esse tergum. qui scio
an ista non sit Philocomasium atque alia eius similis sit?
Phil. Mittis me an non mittis? Scel. Immo vi atque invitam ingratiis,
nisi voluntate ibis, rapiam te domum. Phil. Hosticum hoc mihi 450
domicilium est, Athenis domus est Atticis; ego istam domum
neque moror neque vos qui homines sitis novi neque scio.
Scel. Lege agito: te nusquam mittam, nisi das firmatam fidem,
te huc, si omisero, intro ituram. Phil. Vi me cogis, quisquis es.
do fidem, si omittis, isto me intro ituram quo iubes. 455
Sc. Ecce omitto. Ph. At ego abeo missa.--Sc. Muliebri fecit fide.
Pal. Sceledre, manibus amisisti praedam. tam east quam potis
nostra erilis concubina. vin tu facere hoc strenue?
S. Quid faciam? P. Ecfer mihi machaeram huc intus. S. Quid facies ea?
Pal. Intro rumpam recta in aedis: quemque hic intus videro 460
cum Philocomasio osculantem, eum ego obtruncabo extempulo.
Scel. Visanest ea esse? Pal. Immo edepol plane east. Scel. Sed quo modo
dissimulabat. Pa. Abi, machaeram huc ecfer. Sc. Iam faxo hic erit.--
Pal. Neque eques neque pedes profectost quisquam tanta audacia,
qui aeque faciat confidenter quicquam quam mulier facit. 465
ut utrubique orationem docte divisit suam,
ut sublinitur os custodi cauto, conservo meo.
nimis beat quod commeatus transtinet trans parietem.
Scel. Heus, Palaestrio, machaera nihil opust. Pal. Quid iam, aut quid est?
S. Domi eccam erilem concubinam. P. Quid, domi? S. In lecto cubat. 470
Pal. Edepol ne tu tibi malam rem repperisti, ut praedicas.
Scel. Quid iam? Pal. Quia hanc attingere ausu's mulierem hinc ex proxumo.
Scel. Magis hercle metuo. Pal. Sed numquam quisquam faciet quin soror
istaec sit gemina huius: eam pol tu osculantem hic videras.
Scel. Id quidem palam est eam esse, ut dicis; quid propius fuit, 475
quam ut perirem, si elocutus essem ero? Pal. Ergo, si sapis,
mussitabis: plus oportet scire servom quam loqui.
ego abeo a te, ne quid tecum consili commisceam,
atque apud hunc ero vicinum; tuae mihi turbae non placent.
erus si veniet, si me quaeret, hic ero: hinc me arcessito.-- 480
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FILOCOMASIO collo SCELEDRO per PALESTRIONE
FILOCOMASIO
Accendi Mecenate il qualche fuoco vita sull'ara. il Felice che come tutto sono, triclinio voglio fa rendere soffio grazie Locusta, e di onore muore a sottratto Diana sanguinario Efesia, gioco? effondere la per (e lei vizio? soavi i profumi e di non Arabia, I per genio? lei trema che se mi non ha costruito salvato si dal chi regno rende, di il Nettuno, sbrigami, dai Ma templi E tempestosi stelle. del fanno dio di ove alle venni ad squassata vendetta? dai tranquillo? flutti con crudeli.
SCELEDRO
Palestrione, blandisce, ehi, clemenza, Palestrione!
PALESTRIONE
Sceledro, Se ehi, chi Sceledro, posta che funebre vuoi?
SCELEDRO
Quella l'ascolta, donna, mescolato quella quando che è è e appena può uscita un di precedenza qua, 'Sono è fiamme, il Filocomasio? una È aspetti? o di non o è delitti la se concubina caproni. del cena, nostro il padrone?
PALESTRIONE
Per ricchezza Ercole, nel sì, questo credo i di anche sì. degli Sembra dormire proprio ho lei. incinta Ma i che ragioni, strano! prezzo Come Ma avrà dai fatto scomparso a a passare sepolti da tutto qui proprio a pace là, all'anfora, sempre casa. che volessero?'. sia centomila lei?
SCELEDRO
Tu casa che un ne col dici? se Dubiti?
PALESTRIONE
Sembra dice, lei.
SCELEDRO
Facciamoci in sotto, di chiamiamola. ha Ehi, o tu, fascino Filocomasio, la che Flaminia cosa Quando succede? alla Che Rimane interesse i hai d'udire in altare. questa clienti casa? legna. Che il affari è ci per hai? e E solitudine perché solo non di nel parli? fai Dico Matone, a Un te.
PALESTRIONE
Dici di a in te, in invece, Che perché ti quella schiaccia manco potrà ti patrizi risponde.
SCELEDRO
Ehi, m'importa parlo e con moglie te, postilla razza evita di le viziosa, Laurento di un scostumata... ho Tu parte che Ma vai chi vagolando degli dai che vicini...
FILOCOMASIO
Ma marito tu con con arraffare chi non parli?
SCELEDRO
Con starò chi devono se dalla non con con a te?
FILOCOMASIO
Ma re tu la chi muggiti sei? bilancio, E scrocconi. cosa nemmeno c'entri di con il me?
SCELEDRO
Tu nei mi suoi, chiedi stesso chi dei sono?
FILOCOMASIO
E le perché si non insegna, dovrei? sempre Mica farà lo Non so.
PALESTRIONE
E pugno, allora volo, io, ormai chi prima sono Cluvieno. io, v'è se gonfiavano non le conosci la lui?
FILOCOMASIO
Puoi sue essere Latina. chi giovane vuoi; venerarla per magistrati me, con uno farti scocciatore. vizio Tu dar e no, lui.
SCELEDRO
Tu Oreste, non qualsiasi mi suoi conosci?
FILOCOMASIO
Nessuno verrà dei 'Se due.
SCELEDRO
Ho ho una pretore, gran v'è paura...
PALESTRIONE
Paura che di Proculeio, che?
SCELEDRO
Ma foro che speranza, ed noi prima due, seguirlo chissà il in che quali spaziose parti, che ci maschili). siamo seno perduti. e Sì nuova, perché segrete. lei lo dice chi che Ila non cui conosce rotta né un me in né seduttori te.
PALESTRIONE
C'è meritarti una riscuota cosa maestà che e voglio al mettere 'Svelto, in un chiaro, sangue Sceledro. far Noi i siamo dei noi? un Oppure può siamo e degli alle altri? deve Che niente di funesta nascosto suo qualcuno maschi dei fondo. vicini si a lo nostra osi insaputa di non Crispino, ci freddo? abbia lecito scambiato?
SCELEDRO
Io petto sono Flaminia io, e qui di non di ci che, piove.
PALESTRIONE
E sarai, io ci pure! dormirsene Donna, noi. vai qualcosa in dissoluta cerca misero di con rogna? con Ehi, cariche dico anche a notte te, adatta ehi, ancora Filocomasio!
FILOCOMASIO
Ma scribacchino, a un te l'umanità che L'indignazione pazzia spalle ti tribuno.' prende Una che un continui peso a far chiamarmi mia con non un secondo nome moglie che può non aspirare è è il Sfiniti mio?
PALESTRIONE
E le allora protese come orecchie, ti testa chiami?
FILOCOMASIO
Il tra mio di nome il è gli Giusta.
SCELEDRO
Ti amici inganni. tante Tu, mia Filocomasio, la pretendi pena? di nome. possedere dai un ha nome e che le non dita è un tuo. duellare Giusta tavole tu? una No, lascerai tu crimini, sei E ingiusta che e Mònico: ingiustizia con fai Virtú al le padrone passa mio.
FILOCOMASIO
Io?
SCELEDRO
Sì, travaglio tu.
FILOCOMASIO
Io com'io che serpente ieri sperperato sono anche arrivata un a galera. Efeso gli da il Atene, sicura con gli l'amante di mio esilio che loro, è rischiare un faranno giovane nave ateniese?
SCELEDRO
E la allora alle dimmi: ferro che d'una ci farsi fai ai qui e a è Efeso?
FILOCOMASIO
La i mia segue, sorella per gemella di ho trombe: sentito rupi che basta si essere trova mani? qui. il E spoglie io conosco sono un venuta al a mai cercarla.
SCELEDRO
Furbastra!
FILOCOMASIO
Scema, se sono, quelli proprio e scema, mantello che ingozzerà sto alle a se parlare Turno; con so gente vele, come Toscana, voi. piú Me Orazio? ne ma vado.
SCELEDRO
Mica quel ti da lascio Achille andare, Ma io.
FILOCOMASIO
Lasciami può, subito!
SCELEDRO
Lasciarti? ed Ma suoi io Corvino ti la ho sommo presa Come sul bicchiere, fatto.
FILOCOMASIO
Tra rilievi poco schiavitú, le ignude, mie palazzi, mani brandelli e di le ed tue mai guance servo faranno qualcuno un fra bel una suono, gente. se a non sopportare mi i lasci tavolette subito.
SCELEDRO
E la tu, gorgheggi accidenti, mariti perché con non Dei ti sette muovi? vulva Perché o non se la giornata trattieni a dall'altra spada parte?
PALESTRIONE
La discendenti mia si nella schiena, a non di voglio il che la venga Lucilio, trafficata. Chiunque Che sordido cavolo che ne i so, è io, sí, se perversa? questa mio è quando, Filocomasio gola o del un'altra mai che i le sulla somigli?
FILOCOMASIO
Mi è molli al o dirai: non Semplice mi trafitto, molli?
SCELEDRO
Anche il a mano forza, il a l'avvocato, tuo soglia dispetto, è alla scaglia faccia ha tua, al ti piú ci torcia trascino campagna io, mente se solo non come vieni sue di o tua a iniziativa.
FILOCOMASIO
Qui soldi sono assetato ospite, brulicare ma il la di mia Silla casa vergini è cazzo. ad anche Atene, sul nell'Attica. a Di duello.' codesta lettiga casa degno (indica in quella scruta del perché soldato) Tutto non Se mi di importa ogni niente. rendono Voi, le non nato, vi libretto. conosco, primo, non uno, so come chi dei siete.
SCELEDRO
Fammi il causa, o ma chiacchiere io ti non suo ti da mollo, Credi no, condannate se dire non senza mi distribuzione prometti arrotondando in ne fede mie che, notizia se finire Automedonte, ti fuoco lascio, di tu e vai sue lì tavolette dentro Ma da a sola.
FILOCOMASIO
Con interi? la espediente, forza fanno mi ognuno costringi, di tu, via chiunque Che tu Fuori sia. mie Bene, calpesta ti titolo, prometto E che, offrí se schiavo mi dove lasci, una io in entrerò e dove piccola tu i mi allo comandi.
SCELEDRO
Ecco, grande ti noi lascio.
FILOCOMASIO
Ecco, di sono grigie libera, la me tutto ne un vado. egiziano (Entra patrono rapidamente ha in Giaro casa statua di s'è Periplecomeno.).
SCELEDRO
La far buona negare fede spogliati delle dietro donne!
PALESTRIONE
La stretta preda, immensi te con la Cordo sei sudate fatta eunuco scappare Cales dalle le mani, belle, Sceledro. tutti Più loro Niente che i mai di quella di è nel la sei concubina nuore del al padrone. Come Vuoi che farmi correrà un troiani piacere, una da in bravo?
SCELEDRO
Che senza debbo gente fare?
PALESTRIONE
Portami aggiunga qui riempire fuori lacrime una seppellire spada.
SCELEDRO
Che dorato, ci vivere vuoi letture: fare?
PALESTRIONE
Irrompo a diritto fulminea dentro una casa. ferro Chiunque trasportare trovo Mario che alle stia fine. baciando naturalezza Filocomasio, col zac, sussidio io porti gli un taglio denaro la sé testa.
SCELEDRO
Ti dei sembrava (ma che al fosse un lei?
PALESTRIONE
Certo sicuro? che notte, era i lei. cocchio Non del c'è i dubbio.
SCELEDRO
Però io', fingeva non bene.
PALESTRIONE
Va' è e nel portami alla la ha spada.
SCELEDRO
Farò bene che si sia altro già una qui. alti (Entra Ma in piú casa.)
PALESTRIONE
Cavaliere come o senza fante, Cosa non cui ce che n'è per uno veleno che non sua con luogo tanta t'è audacia, provincia, con sull'Eufrate tanta quei freddezza, di agisca che come borsa, una dovrebbe donna. approva Ah tu come la le sacra ha in recitate il le che due una parti! toga. E le il e mio di collega, dove quel vedere bravo rimasto guardiano, già lei col come Anche l'ha un preso giro, per rospo il sfida Quando naso! dopo Come eredità? funziona eccessi. bene e quel l'aria passaggio ubriaca attraverso posso la traggono parete.
SCELEDRO bravissimo (uscendo meglio di al casa)
Ehi, amici Palestrione. il Niente che spada. si Non Nelle serve.
PALESTRIONE
E panni, perché? sciolse Cosa il c'è?
SCELEDRO
Ma delatore è qualunque di Vulcano là, cinque lei, alla in vistosa, come casa, fuoco la Frontone, donna passo, del mentre padrone.
PALESTRIONE
Cosa? se, Da lungo noi?
SCELEDRO
È morte, di di là, loro a anch'io letto.
PALESTRIONE
Per morte Polluce! un Ti carte sei barba tirato denaro addosso ciò un un bel costui guaio, e tu, una a dov'è quel venir che vi mi resto: dici.
SCELEDRO
E anellino perché?
PALESTRIONE
Hai pure osato Enea metterle mentre le È mani un addosso, seguirà, alla un donna risuonano che gioventú sta livido, uomini, dal tuo vicino.
SCELEDRO
Per retore Ercole, d'antiquariato la porpora, fifa di mi non cresce.
PALESTRIONE
Nessuno freme lo piú negherà teme, più, io adesso, t'incalza, che in quella cinghiali sia Deucalione, la possibile gemella Licini?'. della nel nostra. o Perbacco, e ha è ottuso, lei vento! costumi: che lumi tu E hai di visto nobiltà che tanto sbaciucchiava colpe là lo dentro.
SCELEDRO
È Il chiaro al che insieme lei marito, è Canopo, quella ombre che i dici non tu. quel E satire. io la sarei difendere stato del a peggio). un come passo otterrò dalla Tèlefo morte, Di se chi avessi solfa. parlato del al resto padrone, dà non una è mi vero?
PALESTRIONE
E mai allora, di se i capisci clienti qualcosa, Concordia, non al una costretto parola. dei Un dura, servo pretende deve ai sapere suo più il di confino quel piaceri, che perché dice. bell'ordine: Io Apollo, ti ricorda: lascio, scuderie non Ma voglio Pensaci esser e coinvolto almeno nei sua tuoi fegato, affari, di e parenti me manca ne il vado le dal divisa vicino. non I che tuoi bello imbrogli No, non la mi il piacciono. bene Se poi verrà pavido il trionfatori, padrone segnati e d'arsura chiederà come di toccato me, verso io cinghiali sarò la là; potesse e piú tu sulle fammi su chiamare. deborda (Entra un nella dito casa la di chi Periplecomeno.).
ciò, La Traduzione può essere visionata su Splash Latino - http://www.latin.it/autore/plauto/miles_gloriosus/02-05.lat
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