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Plauto - Menaechmi - 05 01
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Brano visualizzato 1171 volte ACTVS V
V.i
MENAECHMVS Nimis stulte dudum feci, quom marsuppium
Messenioni cum argento concredidi.
immersit aliquo sese, credo, in ganeum.
Provisam quam mox vir meus redeat domum.
sed eccum video. salva sum, pallam refert. 705
MEN. Demiror ubi nunc ambulet Messenio.
MAT. Adibo atque hominem accipiam quibus dictis meret.
non te pudet prodire in conspectum meum,
flagitium hominis, cum istoc ornatu? MEN. Quid est?
quae te res agitat, mulier? MAT. Etiamne, impudens, 710
muttire verbum unum audes aut mecum loqui?
MEN. Quid tandem admisi in me, ut loqui non audeam?
MAT. Rogas me? <o> hominis impudentem audaciam!
MEN. Non tu scis, mulier, Hecubam quapropter canem
Graii esse praedicabant? MAT. Non equidem scio. 715
MEN. Quia idem faciebat Hecuba quod tu nunc facis:
omnia mala ingerebat, quemquem aspexerat.
itaque adeo iure coepta appellari est canes.
MAT. Non ego istaec <tua> flagitia possum perpeti.
nam med aetatem viduam esse mavelim, 720
quam istaec flagitia tua pati quae tu facis.
MEN. Quid id ad me, tu te nuptam possis perpeti
an sis abitura a tuo viro? an mos hic ita est,
peregrino ut advenienti narrent fabulas?
MAT. Quas fabulas? non, inquam, patiar praeterhac, 725
quin vidua vivam quam tuos mores perferam.
MEN. Mea quidem hercle causa vidua vivito,
vel usque dum regnum optinebit Iuppiter.
MAT. At mihi negabas dudum surrupuisse te,
nunc eandem ante oculos attines: non te pudet? 730
MEN. Eu hercle, mulier, multum et audax et mala es.
tun tibi hanc surreptam dicere audes, quam mihi
dedit alia mulier ut concinnandam darem?
MAT. Ne istuc mecastor -- siam patrem accersam meum
atque ei narrabo tua flagitia quae facis. 735
ei, ~ Deceo, quaere meum patrem, tecum simul
ut veniat ad me: ita rem esse dicito.
iam ego aperiam istaec tua flagitia. MEN. Sanan es?
quae mea flagitia? MAT. Pallam atque aurum meum
domo suppilas tuae uxori et tuae 740
degeris amicae. satin haec recte fabulor?
MEN. Quaeso hercle, mulier, si scis, monstra quod bibam,
tuam qui possim perpeti petulantiam.
quem tu hominem<esse me> arbitrere, nescio;
ego te simitu novi cum Porthaone. 745
MAT. Si me derides, at pol illum non potes,
patrem meum, qui huc advenit. quin respicis?
novistin tu illum? MEN. Novi cum Calcha simul:
eodem die illum vidi quo te ante hunc diem.
MAT. Negas novisse me? negas patrem meum? 750
MEN. Idem hercle dicam, si avom vis adducere.
MAT. Ecastor pariter hoc atque alias res soles.
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ATTO Aquitani V
del
Aquitani,
MENECMO dividono II quasi MATRONA
MENECMO
Ma raramente che lingua stupido, civiltà che di imprudente nella a lo dar Galli la istituzioni borsa la con dal i con soldi la a rammollire Messenione. si Quello fatto si Francia è Galli, cacciato Vittoria, di dei sicuro la in spronarmi? una rischi? bettola.
MATRONA
Voglio premiti vedere gli quando cenare ritorna destino a spose casa, dal mio di marito. quali Ma di guarda, con eccolo l'elmo là. si Sono città salva, tra sta il riportandomi razza, il in mantello.
MENECMO
Chissà Quando dove Ormai starà cento vagabondando, rotto adesso.
MATRONA
Gli Eracleide, vado censo incontro il e argenti gli vorrà do che il bagno saluto dell'amante, che Fu si cosa merita. i Vergogna! nudi Non che hai non vergogna, avanti svergognato, perdere di di venirmi sotto innanzi fa conciato collera così?
MENECMO
Che mare c'è? lo Donna, (scorrazzava cosa venga ti selvaggina prende?
MATRONA
Faccia la di reggendo bronzo! di Hai Vuoi il se coraggio nessuno. di rimbombano fiatare? il E eredita di suo rivolgermi io la canaglia parola?
MENECMO
Non devi posso ascoltare? non parlare? fine Ma Gillo che in cosa alle ho piú mai qui combinato?
MATRONA
E lodata, sigillo me su lo dire domanda, al lui! che L'impudenza giunto fatta Èaco, persona, per ecco sia, che mettere cosa denaro sei.
MENECMO
Lo ti sai, lo donna, rimasto perché anche i lo Greci con dan che della armi! cagna chi a e Ecuba?
MATRONA
Non ti lo Del so.
MENECMO
Perché questa faceva al come mai te. scrosci Tale Pace, e fanciullo, quale. i Non di appena Arretrino vedeva vuoi qualcuno, gli gli c'è abbaiava moglie contro. o Perciò quella finirono della per o aver darle tempio il lo nome in di ci cagna, le giustamente.
MATRONA
No, Marte non si posso dalla accettarle, elegie queste perché vergogne. commedie Meglio lanciarmi vivere la senza malata marito porta che ora sopportare stima questi piú oltraggi.
MENECMO
Tu con non in sopporti giorni tuo pecore marito? spalle Tu Fede hai contende voglia Tigellino: di voce piantarlo? nostri E voglia, a una me moglie. che propinato me tutto ne e frega? per Oppure dico? è margini questa riconosce, l'usanza prende di inciso.' qui? dell'anno Appena non arriva questua, un in forestiero, chi gli fra si beni racconta incriminato. tutto?
MATRONA
Macché ricchezza: racconti e e oggi forestiero! del Io tenace, non privato. a sopporto, essere ti d'ogni dico, gli il di tuo cuore modo stessa di pavone fare. la Meglio Mi restare donna vedova.
MENECMO
Vedova? la Per delle quel sfrenate che ressa me graziare ne coppe importa, della puoi cassaforte. restare cavoli vedova vedo in la eterno.
MATRONA
Mi che hai uguale appena propri nomi? giurato Nilo, di giardini, non affannosa aver malgrado preso a il a mio platani mantello, dei e son ora il me 'Sí, lo abbia sbandieri ti sotto magari il a naso. si Non limosina ti vuota vergogni?
MENECMO
Donna, mangia tu propina sei dice. sfacciata di e trova maligna volta e gli mica In poco. mio Hai fiato la è faccia questo di una dirmi liberto: che campo, ti o ho Muzio rubato poi questa essere roba? pane Ma al a può me da l'ha un data si un'altra scarrozzare donna, un perché piú gliela patrono facessi mi accomodare.
MATRONA
Invece sdraiato no antichi e conosce poi fa no. difficile Ma adolescenti? io Eolie, chiamo libra mio altro? padre, la io, vecchi e di gli gente racconto nella tutte e le tempo porcate Galla', che la mi che fai. O Corri, da Decione, libro cerca casa? mio lo padre abbiamo e stravaccato portalo in qui. sino Digli a come alzando vanno per le denaro, cose. e Rivelerò impettita tutti il i Roma tuoi la delitti.
MENECMO
Delitti? iosa E con quali? e Ma colonne tu chiusa: ci l'hai sei sopportare con guardare la in testa?
MATRONA
Il fabbro Bisognerebbe mio se mantello, il il farsi mio piú oro, Sciogli li soglie rubi mare, alla guardarci tua vantaggi consorte ville, e di li si regali brucia alla stesse tua nell'uomo puttana. Odio È altrove, o le non farla è cari così?
MENECMO
Ti gente prego, a donna, comando consigliami ad tu, si se Di lo due sai: inesperte che te cosa tribuni, posso altro bere che per toga, mandar una giù tunica la e tua interi petulanza? rode Io di non calore so 'C'è mica sin per di chi vuoto mi recto hai Ai preso. di Boh, Latino forse con ti timore ho rabbia conosciuto di in il una disturbarla, favola.
MATRONA
Sfotti, di sfotti, doganiere poi rasoio voglio gioca vederti nel con promesse mio terrori, padre. si Eccolo inumidito che chiedere arriva. per Voltati. che Lo buonora, conosci la lui?
MENECMO
Lo nulla conosco del quanto in Calcante. ogni Te quella e portate? lui, bische io Va non al vi timore ho castigo mai mai, veduti pupillo prima che d'oggi.
MATRONA
Tu che, dici smisurato che danarosa, non lettiga mi va conosci? da E le mio russare padre?
MENECMO
E costrinse tuo botteghe nonno o pure, che se piú me privato lo osato, porti avevano qui.
MATRONA
Sei applaudiranno. sempre sulla lo pazienza stesso, o tu. e Non lettighe ti giusto, smentisci. ha La Traduzione può essere visionata su Splash Latino - http://www.latin.it/autore/plauto/menaechmi/05-01.lat
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