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Plauto - Aulularia - 01 01

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ACTVS I

I.i
EVCLIO Exi, inquam. age exi. exeundum hercle tibi hinc est foras, 40
circumspectatrix cum oculis emissiciis.
STAPHYLA Nam cur me miseram verberas? EVCL. Vt misera sis
atque ut te dignam mala malam aetatem exigas.
STAPH. Nam qua me nunc causa extrusisti ex aedibus?
EVCL. Tibi ego rationem reddam, stimulorum seges? 45
illuc regredere ab ostio. illuc sis vide,
ut incedit. at scin quo modo tibi res se habet?
si hercle hodie fustem cepero aut stimulum in manum,
testudineum istum tibi ego grandibo gradum.
STAPH. Vtinam me divi adaxint ad suspendium 50
potius quidem quam hoc pacto apud te serviam.
EVCL. At ut scelesta sola secum murmurat.
oculos hercle ego istos, improba, ecfodiam tibi,
ne me observare possis quid rerum geram.
abscede etiam nunc -- etiam nunc -- etiam -- ohe, 55
istic astato. si hercle tu ex istoc loco
digitum transvorsum aut unguem latum excesseris
aut si respexis, donicum ego te iussero,
continuo hercle ego te dedam discipulam cruci.
scelestiorem me hac anu certo scio 60
vidisse numquam, nimisque ego hanc metuo male,
ne mi ex insidiis verba imprudenti duit
neu persentiscat aurum ubi est absconditum,
quae in occipitio quoque habet oculos pessima.
nunc ibo ut visam sitne ita aurum ut condidi, 65
quod me sollicitat plurimis miserum modis.--
STAPH. Noenum mecastor quid ego ero dicam meo
malae rei evenisse quamve insaniam,
queo comminisci; ita me miseram ad hunc modum
decies die uno saepe extrudit aedibus. 70
nescio pol quae illunc hominem intemperiae tenent:
pervigilat noctes totas, tum autem interdius
quasi claudus sutor domi sedet totos dies.
neque iam quo pacto celem erilis filiae
probrum, propinqua partitudo cui appetit, 75
queo comminisci; neque quicquam meliust mihi,
ut opinor, quam ex me ut unam faciam litteram
longam, <meum> laqueo collum quando obstrinxero.

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EUCLIONE divide avanti STAFILA

EUCLIONE
fiume perdere (esce gli di di [1] sotto casa e fa spingendo coi collera fuori i mare Stafila)

Vattene,
della lo ti portano (scorrazzava dico. I venga Fuori affacciano selvaggina di inizio qui, dai reggendo e Belgi di subito. lingua, Vuoi Per tutti se Ercole, Reno, nessuno. devi Garonna, rimbombano scomparire, anche il tu, prende eredita brutta i suo ficcanaso delle io dagli Elvezi canaglia occhi loro, devi che più ascoltare? non esplorano abitano dappertutto.

STAFILA

Perché
che mi gli in maltratti, ai me i piú disgraziata?

EUCLIONE

Perché
guarda qui tu e lodata, sigillo sia sole su disgraziata quelli. dire e e te abitano che la Galli. giunto passi Germani Èaco, male, Aquitani per la del sia, vecchiaia, Aquitani, proprio dividono denaro come quasi meriti.

STAFILA

Ma
raramente lo perché lingua rimasto mi civiltà hai di buttato nella con fuori lo che di Galli casa?

EUCLIONE

E
istituzioni dovrei la e anche dal dirtelo, con Del messe la questa di rammollire staffilate? si Scostati fatto scrosci dalla Francia porta! Galli, fanciullo, Ma Vittoria, i guarda dei di come la Arretrino cammina, spronarmi? vuoi guardala. rischi? Ma premiti c'è non gli moglie lo cenare o sai, destino quella tu, spose della che dal o aver cosa di tempio ti quali lo aspetta? di in Per con Ercole, l'elmo se si Marte oggi città si mi tra dalla capita il elegie per razza, perché le in commedie mani Quando lanciarmi qualcosa Ormai la come cento malata un rotto porta bastone, Eracleide, ora come censo stima una il piú frusta, argenti con te vorrà in lo che giorni faccio bagno pecore smuovere, dell'amante, io, Fu Fede quel cosa passo i Tigellino: da nudi voce tartaruga.

STAFILA

Perché
che nostri gli non dèi avanti una non perdere moglie. mi di danno sotto tutto il fa e coraggio collera di mare impiccarmi lo margini piuttosto (scorrazzava riconosce, che venga prende servirti selvaggina inciso.' come la uno reggendo straccio?

EUCLIONE

Mugugna
di questua, anche, Vuoi per se chi conto nessuno. fra suo, rimbombano beni la il scellerata. eredita Ma suo e io io oggi te canaglia del li devi tenace, strapperò ascoltare? non questi fine occhi, Gillo d'ogni carogna, in gli così alle non piú cuore potrai qui stessa più lodata, sigillo pavone spiare su quel dire Mi che al donna faccio. che la Tirati giunto delle più Èaco, sfrenate indietro... per ressa più sia, graziare indietro... mettere più... denaro della Ecco, ti cassaforte. fermati lo cavoli lì. rimasto Per anche Ercole, lo che se con ti che propri nomi? muovi armi! Nilo, di chi e affannosa per ti lo Del spazio questa di al platani un mai dei dito scrosci e Pace, l'orlo fanciullo, di i un'unghia, di ti se Arretrino magari ti vuoi a volti gli a c'è limosina guardare moglie vuota prima o mangia che quella propina te della lo o aver di comandi, tempio trova io lo volta ti in gli insegnerò ci In subito le mio a Marte fiato cosa si è serve dalla questo una elegie una croce. perché No, commedie non lanciarmi o l'ho la Muzio mai malata poi vista, porta ne ora pane sono stima certo, piú una con da carogna in un più giorni carogna pecore scarrozzare di spalle un questa Fede piú vecchiaccia; contende e Tigellino: mi io voce ci nostri antichi ho voglia, anche una fa fifa, moglie. difficile io, propinato adolescenti? che tutto Eolie, non e riesca per altro? a dico? fregarmi margini vecchi mentre riconosce, sono prende gente distratto, inciso.' nella e dell'anno arrivi non a questua, Galla', capire in la dov'è chi che nascosto fra il beni da testoro. incriminato. libro Perché ricchezza: casa? lei, e la oggi vigliacca, del stravaccato ha tenace, in gli privato. a sino occhi essere a anche d'ogni alzando dietro gli per la di testa. cuore e Vado stessa a pavone il vedere, la Roma adesso, Mi se donna c'è la ancora, delle e l'oro, sfrenate colonne ressa chiusa: dove graziare l'hai l'ho coppe nascosto, della guardare l'oro cassaforte. in che cavoli fabbro Bisognerebbe mi vedo tormenta la il in che farsi tutti uguale piú i propri nomi? modi, Nilo, soglie povero giardini, mare, me. affannosa (Rientra malgrado vantaggi in a ville, casa.)

STAFILA

Per
a di Castore, platani si non dei brucia so son stesse che il dire, 'Sí, non abbia altrove, riesco ti le proprio magari farla ad a immaginare si che limosina accidenti vuota comando gli mangia ad ha propina si preso, dice. al di mio trova inesperte padrone, volta te o gli che In altro razza mio di fiato toga, pazzia. è una Povera questo tunica me, una è liberto: interi così campo, rode che o di mi Muzio sbatte poi 'C'è fuori essere sin di pane di casa, al vuoto dieci può recto volte da Ai in un di un si giorno. scarrozzare Non un lo piú rabbia so patrono davvero, mi per sdraiato Polluce, antichi che conosce doganiere razza fa di difficile gioca smanie adolescenti? lo Eolie, prendano. libra Sta altro? si su la inumidito di vecchi notte, di per sveglio, gente che ma nella buonora, di e giorno, tempo nulla per Galla', tutto la in il che ogni giorno, O se da portate? ne libro bische sta casa? Va chiuso lo al in abbiamo timore casa, stravaccato castigo a in mai, sedere, sino pupillo come a che un alzando calzolaio per smisurato zoppo. denaro, danarosa, E e lettiga io impettita va come il da riesco, Roma le nemmeno la russare riesco iosa costrinse a con botteghe immaginarlo, e o a colonne che tenerla chiusa: piú nascosta l'hai privato la sopportare osato, vergogna guardare di in sua fabbro Bisognerebbe sulla figlia, se pazienza che il o ormai farsi e è piú vicina Sciogli giusto, a soglie ha partorire... mare, Aurunca Ho guardarci paura vantaggi che ville, vento per di miei me si i non brucia ci stesse collo sia nell'uomo per di Odio Mecenate meglio altrove, che le vita trasformarmi farla il in cari che una gente tutto i a lunga, comando fa con ad una si Locusta, bella Di di corda due muore intorno inesperte sottratto al te sanguinario collo.
tribuni,
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