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Ovidio - Tristia - Liber V - 9

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IX
O tua si sineres in nostris nomina poni
carminibus, positus quam mihi saepe fores!
te canerem solum, meriti memor, inque libellis
crevisset sine te pagina nulla meis.

5
quid tibi deberem, tota sciretur in Urbe,
exul in amissa si tamen Urbe legor.
te praesens mitem nosset, te serior aetas,
scripta vetustatem si modo nostra ferent,
nec tibi cessaret doctus bene dicere lector:

10
hic te servato vate maneret honor.
Caesaris est primum munus, quod ducimus auras;
gratia post magnos est tibi habenda deos.
ille dedit vitam; tu, quam dedit ille, tueris,
et facis accepto munere posse frui.

15
cumque perhorruerit casus pars maxima nostros,
pars etiam credi praetimuisse velit,
naufragiumque meum tumulo spectarit ab alto,
nec dederit nanti per freta saeva manum,
seminecem Stygia revocasti solus ab unda:

20
hoc quoque, quod memores possumus esse, tuum est.
di tibi se tribuant cum Caesare semper amicos:
non potuit votum plenius esse meum.
haec meus argutis, si tu paterere, libellis
poneret in multa luce videnda labor;

25
nunc quoque se, quamvis est iussa quiescere, quin te
nominet invitum, vix mea Musa tenet.
utque canem pavidae nactum vestigia cervae
luctantem frustra copula dura tenet,
utque fores nondum reserati carceris acer

30
nunc pede, nunc ipsa fronte lacessit equus,
sic mea lege data vincta atque inclusa Thalia
per titulum vetiti nominis ire cupit.
ne tamen officio memoris laedaris amici,
parebo iussis parce timere tuis.

35
at non parerem, si non meminisse putarer:
hoc quod non prohibet vox tua, gratus ero,
dumque quod o breve sit! lumen vitale videbo,
serviet officio spiritus iste tuo.


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V chiamano vorrà 9
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