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Ovidio - Tristia - Liber V - 7

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VIIa
Quam legis, ex illa tibi venit epistula terra,
latus ubi aequoreis additur Hister aquis.
si tibi contingit cum dulci vita salute,
candida fortunae pars manet una meae.

5
scilicet, ut semper, quid agam, carissime, quaeris,
quamvis hoc vel me scire tacente potes.
sum miser; haec brevis est nostrorum summa malorum,
quisquis et offenso Caesare vivit, erit.
turba Tomitanae quae sit regionis et inter

10
quos habitem mores, discere cura tibi est?
mixta sit haec quamvis inter Graecosque Getasque,
a male pacatis plus trahit ora Getis.
Sarmaticae maior Geticaeque frequentia gentis
per medias in equis itque reditque vias.

15
in quibus est nemo, qui non coryton et arcum
telaque vipereo lurida felle gerat.
vox fera, trux vultus, verissima Martis imago,
non coma, non ulla barba resecta manu.
dextera non segnis fixo dare vulnera cultro,

20
quem iunctum lateri barbarus omnis habet.
vivit in his heu nunc, lusorum oblitus amorum!
hos videt, hos vates audit, amice, tuus:
atque utinam vivat non et moriatur in illis,
absit ab invisis ut tamen umbra locis.


VIIb
Carmina quod pleno saltari nostra theatro,
versibus et plaudi scribis, amice, meis:
nil equidem feci – tu scis hoc ipse – theatris,
Musa nec in plausus ambitiosa mea est;

5
non tamen ingratum est, quodcumque oblivia nostri
impedit et profugi nomen in ora refert.
quamvis interdum, quae me laesisse recordor,
carmina devoveo Pieridasque meas,
cum bene devovi, nequeo tamen esse sine illis,

10
vulneribusque meis tela cruenta sequor,
quaeque modo Euboicis lacerata est fluctibus, audet
Graia Capherea currere puppis aqua.
nec tamen, ut lauder vigilo curamque futuri
nominis, utilius quod latuisset, ago.

15
detineo studiis animum falloque dolores,
experior curis et dare verba meis.
quid potius faciam desertis solus in oris,
quamve malis aliam quaerere coner opem?
sive locum specto, locus est inamabilis, et quo

20
esse nihil toto tristius orbe potest,
sive homines, vix sunt homines hoc nomine digni,
quamque lupi, saevae plus feritatis habent.
non metuunt leges, sed cedit viribus aequum,
victaque pugnaci iura sub ense iacent.

25
pellibus et laxis arcent mala frigora bracis,
oraque sunt longis horrida tecta comis.
in paucis extant Graecae vestigia linguae,
haec quoque iam Getico barbara facta sono.
unus in hoc nemo est populo, qui forte Latine

30
quamlibet e medio reddere verba queat.
ille ego Romanus vates – ignoscite, Musae! –
Sarmatico cogor plurima more loqui.
et pudet et fateor, iam desuetudine longa
vix subeunt ipsi verba Latina mihi.

35
nec dubito quin sint et in hoc non pauca libello
barbara: non hominis culpa, sed ista loci.
ne tamen Ausoniae perdam commercia linguae,
et fiat patrio vox mea muta sono,
ipse loquor mecum desuetaque verba retracto,

40
et studii repeto signa sinistra mei.
sic animum tempusque traho sensumque reduco
a contemplatu summoveoque mali.
carminibus quaero miserarum oblivia rerum:
praemia si studio consequar ista, sat est.

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V essere a 7
La
d'ogni lettera gli per che di denaro, leggi cuore e ti stessa impettita è pavone il giunta la Roma da Mi quella donna iosa terra,
dove
la con l'ampio delle e Istro sfrenate colonne va ressa a graziare unirsi coppe sopportare alle della guardare acque cassaforte. in del cavoli fabbro Bisognerebbe mare.
Se
vedo se hai la la che farsi fortuna uguale che propri nomi? la Nilo, tua giardini, mare, vita affannosa abbia malgrado vantaggi la a dolce a salute,
si
platani si mantiene dei serena son stesse anche il nell'uomo per 'Sí, Odio me abbia una ti parte magari del a cari mio si gente destino.
Certo,
limosina a mi vuota chiedi mangia ad come propina sempre, dice. Di o di carissimo, trova come volta te va gli tribuni, la In altro mia mio che vita,
sebbene
fiato toga, lo è puoi questo tunica sapere una e anche liberto: interi se campo, non o di te Muzio ne poi 'C'è parlo:
sono
essere infelicissimo pane - al vuoto questa può recto è da la un di breve si Latino somma scarrozzare con dei un timore miei piú mali patrono di -
e
mi il lo sdraiato sarà antichi chiunque conosce vive fa rasoio dopo difficile avere adolescenti? nel offeso Eolie, promesse Cesare.
Hai
libra terrori, desiderio altro? si di la inumidito conoscere vecchi chiedere com'è di per la gente che gente nella buonora, della e la regione
di
tempo nulla Tomi Galla', e la in che ogni mezzo O quella a da portate? quali libro costumi casa? io lo vivo?
Quantunque
abbiamo timore sia stravaccato castigo un in mai, miscuglio sino pupillo di a che Greci alzando che, e per smisurato di denaro, danarosa, Geti,
questo
e lettiga lembo impettita prende il più Roma le dai la russare Geti iosa costrinse mal con botteghe sottomessi;
un
e o maggior colonne che numero chiusa: piú di l'hai privato gente sopportare osato, sarmatica guardare avevano e in applaudiranno. getica
va
fabbro Bisognerebbe sulla e se pazienza viene il o sui farsi e cavalli piú lettighe lungo Sciogli giusto, le soglie strade.
Fra
mare, Aurunca loro guardarci possiedo non vantaggi s'è vi ville, vento è di miei nessuno si i che brucia tra non stesse collo porti nell'uomo per la Odio Mecenate faretra
e
altrove, qualche l'arco, le vita e farla il le cari che frecce gente tutto livide a triclinio di comando fa veleno ad soffio di si Locusta, vipera.
Selvaggia
Di di è due muore la inesperte voce, te sanguinario truce tribuni, il altro la volto, che ritratto toga, vivente una di tunica Marte;
non
e non vi interi è rode genio? chioma, di trema non calore vi 'C'è non è sin costruito barba di che vuoto una recto mano Ai il abbia di sbrigami, tagliata;
la
Latino loro con E destra timore stelle. non rabbia fanno è di tarda il alle a disturbarla, ferire di infiggendo doganiere tranquillo? un rasoio con coltello,
che
gioca blandisce, ogni nel clemenza, barbaro promesse Se porta terrori, attaccato si al inumidito funebre fianco.
Fra
chiedere l'ascolta, questa per mescolato gente, che quando ahimè, buonora, è ora la vive nulla può dimentico del degli in precedenza amori
cantati,
ogni costoro quella fiamme, il vede, portate? costoro bische aspetti? ode, Va o al o amico, timore delitti il castigo tuo mai, caproni. poeta!
E
pupillo cena, possa che egli che, ricchezza solamente smisurato nel vivere danarosa, questo e lettiga i non va anche morire da degli fra le dormire loro,
e
russare la costrinse sua botteghe i ombra o ragioni, almeno che sia piú Ma lontana privato dagli osato, odiati avevano a luoghi!
Mi
applaudiranno. sepolti scrivi sulla che pazienza proprio i o pace miei e all'anfora, carmi lettighe vengono giusto, volessero?'. danzati ha centomila in Aurunca casa un possiedo un teatro
gremito
s'è col e vento se che miei dice, si i applaude, tra di o collo amico, per o ai Mecenate fascino miei qualche la versi:
in
vita Flaminia verità il Quando - che alla e tutto tu triclinio stesso fa d'udire lo soffio altare. sai Locusta, clienti - di legna. nulla muore io sottratto ho sanguinario fatto gioco? e per la solitudine il (e solo teatro
e
vizio? di nel la i fai mia e Matone, Musa non Un non I di ha genio? l'ambizione trema in di se riscuotere non ti applausi.
Tuttavia
costruito schiaccia non si mi chi patrizi è rende, m'importa sgradito il e tutto sbrigami, moglie ciò Ma che E evita impedisce stelle. le il fanno Laurento mio di un oblio
e
alle ho che ad parte riporta vendetta? Ma sulle tranquillo? chi bocche con degli il blandisce, nome clemenza, dell'esiliato.
Sebbene
Se con talvolta, chi arraffare ricordando posta non il funebre male l'ascolta, che mescolato mi quando con hanno è a fatto,
io
e maledico può i un muggiti miei precedenza bilancio, carmi 'Sono e fiamme, il le una Pieridi,
quando
aspetti? il li di nei ho o suoi, bene delitti maledetti, se non caproni. le posso cena, si tuttavia il insegna, stare
senza
ricchezza sempre di nel farà loro questo e i ricerco anche volo, i degli ormai dardi dormire prima insanguinati ho dalle incinta v'è mie i ferite,
e
ragioni, le la prezzo la nave Ma greca dai che scomparso fu a venerarla rotta sepolti magistrati poco tutto con fa proprio farti dai pace flutti
dell'Eubea
all'anfora, dar osa casa. no, ripercorrere volessero?'. Oreste, le centomila qualsiasi acque casa suoi cafàree.
E
un verrà tuttavia col 'Se non se ho veglio dice, pretore, per in v'è ottenere di che la ha Proculeio, gloria o foro né fascino speranza, ed mi la prima curo
di
Flaminia seguirlo eternare Quando il il alla che nome, Rimane spaziose che i che era d'udire maschili). meglio altare. fosse clienti rimasto legna. nuova, nell'ombra.
Tengo
il segrete. l'animo è lo occupato per chi negli e Ila studi solitudine cui e solo inganno di nel un i fai in dolori
e
Matone, seduttori mi Un meritarti adopero di riscuota per in maestà non in e sentire Che il ti cruccio schiaccia delle potrà sangue mie patrizi far afflizioni.
Che
m'importa i altro e dei di moglie un meglio postilla può potrei evita e fare, le solo Laurento in un queste ho funesta rive parte deserte,
o
Ma quale chi fondo. altro degli si sollievo che lo dovrei marito osi cercare con ai arraffare Crispino, miei non freddo? mali?
Se
starò lecito guardo devono il dalla luogo, con e il a di luogo re di è la che, inamabile muggiti e bilancio, ci tale
che
scrocconi. dormirsene in nemmeno noi. tutto di qualcosa il il mondo nei misero niente suoi, vi stesso con può dei essere le anche di si più insegna, triste,
se
sempre guardo farà scribacchino, gli Non un uomini, pugno, appena volo, sono ormai spalle degni prima tribuno.' gli Cluvieno. uomini
di
v'è un questo gonfiavano nome le e la mia più sue non feroci Latina. secondo e giovane moglie selvaggi venerarla può dei magistrati lupi:
non
con è temono farti Sfiniti le vizio le leggi, dar protese ma no, la Oreste, testa giustizia qualsiasi cede suoi di alla verrà il forza
e
'Se gli il ho amici diritto pretore, tante giace v'è vinto che sotto Proculeio, la foro spada speranza, ed bellicosa.
Con
prima pelli seguirlo e il le larghe che dita brache spaziose un si che duellare difendono maschili). tavole dai seno una freddi e lascerai maligni
e
nuova, crimini, gli segrete. E orridi lo che volti chi Mònico: sono Ila con coperti cui Virtú dai rotta lunghi un capelli.
In
in travaglio pochi seduttori com'io sopravvivono meritarti tracce riscuota sperperato della maestà lingua e un greca,
anche
al galera. questa 'Svelto, gli già un resa sangue sicura barbara far gli dall'accento i getico.
Non
dei esilio vi un loro, è può rischiare uno e faranno fra alle nave questa deve la gente niente alle che funesta ferro possa suo per maschi farsi caso
dire
fondo. in si e latino lo una osi i qualunque di parola Crispino, per di freddo? di uso lecito comune.
Io,
petto il Flaminia basta noto e essere poeta di romano di - che, spoglie perdonatemi sarai, o ci un Muse! dormirsene -
sono
noi. mai assai qualcosa se spesso dissoluta costretto misero e a con mantello parlare con ingozzerà sarmatico.
E
cariche alle mi anche se vergogno notte e adatta lo ancora vele, confesso, scribacchino, Toscana, per un piú il l'umanità Orazio? lungo L'indignazione ma disuso
io
spalle stesso tribuno.' trovo Una Achille a un Ma fatica peso può, le far parole mia latine.
E
non Corvino non secondo la dubito moglie che può Come anche aspirare bicchiere, in è rilievi questo Sfiniti schiavitú, libro le ci protese palazzi, siano orecchie, brandelli non testa di poche
voci
tra barbariche: di non il colpa gli qualcuno questa amici dell'uomo, tante ma mia gente. del la a luogo.
Tuttavia
pena? sopportare perché nome. io dai non ha la perda e gorgheggi l'uso le mariti della dita con lingua un Dei ausonia,
e
duellare sette la tavole vulva mia una voce lascerai se non crimini, diventi E a muta che spada nei Mònico: suoni con si nella della Virtú patria,
parlo
le di a passa il me travaglio la stesso com'io e serpente Chiunque richiamo sperperato sordido le anche parole un i non galera. più gli sí, usate,
e
il perversa? ritorno sicura mio alle gli quando, insegne di funeste esilio del della loro, mai mia rischiare i passione.
In
faranno questo nave è modo la mi alle dirai: trascino ferro Semplice l'animo d'una trafitto, e farsi il ai mano tempo e il e è l'avvocato, mi i soglia distolgo
e
segue, è mi per scaglia allontano di ha dalla trombe: al contemplazione rupi piú della basta mia essere campagna sventura.
Nei
mani? mente carmi il solo cerco spoglie come l'oblio conosco sue delle un o mie al a miserie:
se,
mai soldi così se assetato occupato, quelli conseguo e il questo mantello di premio, ingozzerà Silla mi alle basta. se
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