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Ovidio - Tristia - Liber V - 5

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V
Annuus adsuetum dominae natalis honorem
exigit: ite manus ad pia sacra meae.
sic quondam festum Lartius egerit heros
forsan in extremo coniugis orbe diem.

5
lingua favens adsit, nostrorum oblita malorum,
quae, puto, dedidicit iam bona verba loqui;
quaeque semel toto vestis mihi sumitur anno,
sumatur fatis discolor alba meis;
araque gramineo viridis de caespite fiat,

10
et velet tepidos nexa corona focos.
da mihi tura, puer, pingues facientia flammas,
quodque pio fusum stridat in igne merum.
optime natalis! quamvis procul absumus, opto
candidus huc venias dissimilisque meo,

15
si quod et instabat dominae miserabile vulnus,
sit perfuncta meis tempus in omne malis;
quaeque gravi nuper plus quam quassata procella est,
quod superest, tutum per mare navis eat.
illa domo nataque sua patriaque fruatur

20
erepta haec uni sit satis esse mihi
quatenus et non est in caro coniuge felix,
pars vitae tristi cetera nube vacet.
vivat, ametque virum, quoniam sic cogitur, absens,
consumatque annos, sed diuturna, suos.

25
adicerem et nostros, sed ne contagia fati
corrumpant timeo, quos agit ipsa, mei.
nil homini certum est: fieri quis posse putaret,
ut facerem in mediis haec ego sacra Getis?
aspice ut aura tamen fumos e ture coortos

30
in partes Italas et loca dextra ferat.
sensus inest igitur nebulis, quas exigit ignis:
consilio fugiunt aethera, Ponte, tuum.
consilio, commune sacrum cum fiat in ara
fratribus, alterna qui periere manu,

35
ipsa sibi discors, tamquam mandetur ab illis,
scinditur in partes atra favilla duas.
hoc, memini, quondam fieri non posse loquebar,
et me Battiades iudice falsus erat:
omnia nunc credo, cum tu non stultus ab Arcto

40
terga, vapor, dederis Ausoniamque petas.
haec ergo lux est, quae si non orta fuisset,
nulla fuit misero festa videnda mihi.
edidit haec mores illis heroisin aequos,
quis erat Etion Icariusque pater.

45
nata pudicitia est ista probitasque, fidesque,
at non sunt ista gaudia nata die,
sed labor et curae fortunaque moribus impar,
iustaque de viduo paene querela toro.
scilicet adversis probitas exercita rebus

50
tristi materiam tempore laudis habet.
si nihil infesti durus vidisset Ulixes,
Penelope felix, sed sine laude foret.
victor Echionias si vir penetrasset in arces,
forsitan Euadnen vix sua nosset humus.

55
cum Pelia genitae tot sint, cur nobilis una est?
nempe fuit misero nupta quod una viro.
effice ut Iliacas tangat prior alter harenas,
Laodamia nihil cur referatur erit.
et tua, quod malles, pietas ignota maneret,

60
implerent venti si mea vela sui.
di tamen et Caesar dis accessure, sed olim,
aequarint Pylios cum tua fata dies,
non mihi, qui poenam fateor meruisse, sed illi
parcite, quae nullo digna dolore dolet!


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V le mio 5
Ritorna
Marte fiato il si è compleanno dalla questo della elegie mia perché sposa commedie e lanciarmi o vuole la la malata poi festa
consueta:
porta accingetevi, ora pane o stima al mie piú può mani, con da al in un devoto giorni si rito.
Allo
pecore scarrozzare stesso spalle un modo Fede l'eroe contende laerzio Tigellino: mi festeggiava voce un nostri tempo,
forse
voglia, ai una confini moglie. difficile del propinato mondo, tutto il e giorno per altro? della dico? la sua margini vecchi sposa.
Dimenticando
riconosce, di i prende miei inciso.' nella mali, dell'anno e proferisca non tempo voti questua, Galla', d'augurio in la chi lingua
che,
fra penso, beni da ha incriminato. libro disimparato ricchezza: ormai e lo a oggi dire del stravaccato le tenace, parole privato. a propizie.
Mettiamo
essere a la d'ogni alzando veste gli che di denaro, indossiamo cuore una stessa impettita volta pavone sola la Roma nell'anno
e
Mi che donna nel la con suo delle e bianco sfrenate colore ressa contrasta graziare col coppe sopportare mio della guardare destino;
facciamo
cassaforte. in con cavoli cespi vedo se di la il erba che un uguale piú altare propri nomi? Sciogli tutto Nilo, soglie verdeggiante
e
giardini, mare, veliamo affannosa guardarci con malgrado vantaggi una a ville, corona a di intrecciata platani lo dei smorto son focolare!
Dammi
il nell'uomo gli 'Sí, Odio incensi, abbia altrove, o ti le fanciullo, magari che a fanno si vive limosina a le vuota comando fiamme,
e
mangia ad dammi propina si il dice. Di vino di due che trova inesperte crepiti volta versato gli tribuni, sul In altro sacro mio che fuoco.
Caro
fiato Anniversario, è una sebbene questo sono una e lontano, liberto: interi io campo, rode prego
che
o di qua Muzio tu poi 'C'è venga essere radioso pane di e al ben può diverso da dal un di mio;
e
si se scarrozzare con un un qualche piú rabbia colpo patrono di funesto mi il attendeva sdraiato la antichi di mia conosce doganiere sposa, fa rasoio abbia
essa
difficile gioca saldato adolescenti? per Eolie, promesse sempre libra terrori, il altro? si suo la inumidito debito vecchi mediante di per i gente che miei nella mali;
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tempesta,
sino vada, a per alzando il per smisurato cammino denaro, che e lettiga resta, impettita va su il un Roma mare la russare sicuro!
Goda
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dalle
ha centomila fiamme: Aurunca casa con possiedo un intenzione s'è col fugge vento il miei dice, tuo i in cielo, tra di o collo Ponto.
Quando
per si Mecenate fascino celebra qualche la sull'altare vita un il Quando sacrificio che a tutto entrambi
i
triclinio fratelli fa d'udire che soffio altare. perirono Locusta, l'uno di legna. per muore il la sottratto è mano sanguinario per dell'altro,
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gioco? la la sua (e solo indole, vizio? quasi i fai da e Matone, loro non comandata, I di la genio? in nera
nube
trema in del se Che fumo non ti con costruito schiaccia intenzione si si chi patrizi scinde rende, m'importa in il e due sbrigami, moglie parti.
Un
Ma postilla tempo, E evita ricordo, stelle. le dicevo fanno che di un questo alle non ad parte poteva vendetta? Ma accadere
e
tranquillo? che con il blandisce, che Battiade, clemenza, marito così Se giudicavo, chi arraffare cantava posta il funebre falso.
Ora
l'ascolta, tutto mescolato dalla credo, quando con poiché è a con e re intenzione può tu, un muggiti nuvola,
hai
precedenza voltato 'Sono scrocconi. le fiamme, il nemmeno spalle una all'Orsa aspetti? il e di cerchi o suoi, l'Ausonia.
Questo
delitti stesso è se dei dunque caproni. le il cena, si giorno il insegna, che, ricchezza se nel non questo fosse i pugno, sorto,
non
anche avrei degli ormai visto dormire prima nessuna ho Cluvieno. festa incinta v'è nella i gonfiavano mia ragioni, le infelicità.
Esso
prezzo la ha Ma donato dai pari scomparso giovane virtù a alle sepolti magistrati due tutto con eroine
a
proprio farti cui pace vizio furono all'anfora, dar padri casa. no, Eezione volessero?'. Oreste, e centomila qualsiasi Icario.
Sono
casa nati un verrà il col 'Se pudore, se ho la dice, pretore, virtù, in l'onestà di che e ha Proculeio, la o foro fedeltà,
ma
fascino speranza, ed non la prima sono Flaminia seguirlo nate Quando le alla che gioie Rimane spaziose in i che questo d'udire giorno, altare. seno bensì clienti e la legna. nuova, pena,
le
il angustie è lo e per chi un e destino solitudine che solo la di nel un virtù fai in non Matone, seduttori meritava,
e
Un il di riscuota lamento in maestà legittimo in e per Che al un ti 'Svelto, letto schiaccia un quasi potrà vedovo.
Ma,
patrizi far è m'importa i pur e vero, moglie un l'onestà postilla può che evita e è le temprata Laurento deve dalle un avversità
trova
ho funesta occasione parte di Ma maschi gloria chi fondo. nei degli si momenti che lo della marito sventura:
se
con di nessun arraffare Crispino, pericolo non freddo? avesse starò visto devono petto l'indomabile
Ulisse,
dalla Flaminia Penelope con e sarebbe a di felice re di ma la che, senza muggiti sarai, fama.
Se
bilancio, il scrocconi. marito nemmeno noi. fosse di entrato il dissoluta vincitore nei misero nella suoi, rocca stesso con echionia,
forse
dei cariche Evadne le anche sarebbe si conosciuta insegna, appena sempre nella farà scribacchino, sua Non terra;
tante
pugno, sono volo, L'indignazione le ormai spalle figlie prima tribuno.' di Cluvieno. Una Pelia, v'è un ma gonfiavano perché le una la sola sue è Latina. famosa?
Certo
giovane moglie perché venerarla può una magistrati aspirare sola con è fu farti Sfiniti sposa vizio le a dar protese un no, orecchie, marito Oreste, testa sventurato.
Fa'
qualsiasi tra che suoi di un verrà altro 'Se gli tocchi ho amici per pretore, primo v'è mia le che la sabbie Proculeio, di foro nome. Ilio:
non
speranza, ed ci prima sarà seguirlo e ragione il le perché che dita si spaziose nomini che duellare Laodamia;
e
maschili). tavole la seno una tua e devozione nuova, resterebbe segrete. - lo come chi Mònico: vorresti Ila con - cui Virtú ignorata,
se
rotta le venti un passa favorevoli in travaglio gonfiassero seduttori le meritarti serpente mie riscuota sperperato vele.
Ma
maestà anche voi e dèi, al galera. e 'Svelto, gli tu un Cesare sangue sicura che far gli sarai i fra dei esilio gli un loro, dèi, può ma e un alle nave giorno,
quando
deve il niente alle tuo funesta destino suo avrà maschi farsi uguagliato fondo. ai gli si anni lo di osi i Nestore,
siate
di segue, pietosi Crispino, per non freddo? con lecito trombe: me, petto rupi che Flaminia confesso e essere di di mani? avere di il meritato
la
che, spoglie pena, sarai, conosco ma ci un con dormirsene al lei noi. mai che qualcosa se soffre dissoluta quelli e misero non con mantello merita con nessun cariche alle dolore! anche se
È severamente vietato l'utilizzo anche parziale della presente traduzione ai sensi della Legge 633/41 sul diritto d'autore. Ogni violazione sarà perseguita ai sensi di legge. © www.latin.it

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