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Ovidio - Tristia - Liber V - 1

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I
Hunc quoque de Getico, nostri studiose, libellum
litore praemissis quattuor adde meis;
hic quoque talis erit, qualis fortuna poetae:
invenies toto carmine dulce nihil.

5
flebilis ut noster status est, ita flebile carmen,
materiae scripto conveniente suae.
integer et laetus laeta et iuvenalia lusi:
illa tamen nunc me composuisse piget.
ut cecidi, subiti perago praeconia casus,

10
sumque argumenti conditor ipse mei.
utque iacens ripa deflere Caystrius ales
dicitur ore suam deficiente necem,
sic ego, Sarmaticas longe proiectus in oras,
efficio tacitum ne mihi funus eat.

15
delicias siquis lascivaque carmina quaerit,
praemoneo, non est scripta quod ista legat.
aptior huic Gallus blandique Propertius oris,
aptior, ingenium come, Tibullus erit.
atque utinam numero non nos essemus in isto!

20
ei mihi, cur umquam Musa iocata mea est?
sed dedimus poenas, Scythicique in finibus Histri
ille pharetrati lusor Amoris abest.
quod superest, numeros ad publica carmina flexi,
et memores iussi nominis esse sui.

25
si tamen ex vobis aliquis, tam multa requiret
unde dolenda canam: multa dolenda tuli.
non haec ingenio, non haec componimus arte:
materia est propriis ingeniosa malis.
et quota fortunae pars est in carmine nostrae?

30
felix, qui patitur quae numerare potest!
quot frutices silvae, quot flavas Thybris harenas,
mollia quot Martis gramina campus habet,
tot mala pertulimus, quorum medicina quiesque
nulla nisi in studio est Pieridumque mora.

35
'quis tibi, Naso, modus lacrimosi carminis?' inquis:
idem, fortunae qui modus huius erit.
quod querar, illa mihi pleno de fonte ministrat,
nec mea sunt, fati verba sed ista mei.
at mihi si cara patriam cum coniuge reddas,

40
sint vultus hilares, simque quod ante fui.
lenior invicti si sit mihi Caesaris ira,
carmina laetitiae iam tibi plena dabo.
nec tamen ut lusit, rursus mea littera ludet:
sit semel illa malo luxuriata meo!

45
quod probet ipse, canam, poenae modo parte levata
barbariam rigidos effugiamque Getas.
interea nostri quid agant, nisi triste, libelli?
tibia funeribus convenit ista meis.
'at poteras' inquis 'melius mala ferre silendo,

50
et tacitus casus dissimulare tuos'.
exigis ut nulli gemitus tormenta sequantur,
acceptoque gravi vulnere flere vetas?
ipse Perilleo Phalaris permisit in aere
edere mugitus et bovis ore queri.

55
cum Priami lacrimis offensus non sit Achilles,
tu fletus inhibes, durior hoste, meos?
cum faceret Nioben orbam Latonia proles,
non tamen et siccas iussit habere genas.
est aliquid, fatale malum per verba levare:

60
hoc querulam Procnen Halcyonenque facit.
hoc erat, in gelido quare Poeantius antro
voce fatigaret Lemnia saxa sua.
strangulat inclusus dolor atque exaestuat intus,
cogitur et vires multiplicare suas.

65
da veniam potius, vel totos tolle libellos,
si, mihi quod prodest, hoc tibi, lector, obest.
sed neque obesse potest ulli, nec scripta fuerunt
nostra nisi auctori perniciosa suo.
'at mala sunt.' fateor: quis te mala sumere cogit?

70
aut quis deceptum ponere sumpta vetat?
ipse nec emendo, sed ut hic deducta legantur,
non sunt illa suo barbariora loco.
nec me Roma suis debet conferre poetis:
inter Sauromatas ingeniosus eram.

75
denique nulla mihi captatur gloria, quaeque
ingeniis stimulos subdere fama solet.
nolumus assiduis animum tabescere curis,
quae tamen inrumpunt, quoque vetantur, eunt.
cur scribam, docui: cur mittam, quaeritis, isto?

80
vobiscum cupio quolibet esse modo.


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V e la 1
Anche
tempo questo Galla', del libro la che che ogni viene O quella dalla da portate? riva libro dei casa? Geti, lo al aggiungi
o
abbiamo timore amante stravaccato castigo della in mai, mia sino poesia, a che ai alzando che, miei per smisurato quattro denaro, già e lettiga inviati!
Anche
impettita va questo il da sarà Roma le simile la russare al iosa costrinse destino con botteghe del e o poeta:
non
colonne che troverai chiusa: piú in l'hai tutto sopportare osato, il guardare avevano carme in applaudiranno. niente fabbro Bisognerebbe sulla di se pazienza piacevole.
Come
il è farsi lacrimevole piú lettighe il Sciogli mio soglie stato, mare, Aurunca così guardarci è vantaggi s'è anche ville, vento la di miei poesia,
poiché
si lo brucia scritto stesse si nell'uomo per uniforma Odio alla altrove, sua le vita materia.
Non
farla il toccato cari dalla gente tutto sorte a triclinio e comando felice ad soffio io si scrissi Di di cose due muore gaie
e
inesperte sottratto di te sanguinario giovinezza; tribuni, ora altro la tuttavia che rimpiango toga, vizio? di una averle tunica e composte.
Dopo
e non la interi I caduta, rode genio? mi di trema faccio calore se banditore 'C'è non della sin mia di improvvisa
disgrazia
vuoto chi e recto rende, il Ai il soggetto di sbrigami, di Latino Ma ciò con E che timore stelle. scrivo rabbia fanno sono di di io il stesso.
E
disturbarla, ad come di vendetta? inerte doganiere sulla rasoio con riva gioca blandisce, si nel clemenza, dice promesse che terrori, chi l'uccello si posta caistrio
pianga
inumidito funebre con chiedere l'ascolta, la per mescolato voce che che buonora, è si la spegne nulla può la del un sua in precedenza fine,
così
ogni 'Sono io quella fiamme, il gettato portate? una lontano bische sulle Va di sponde al o sarmatiche
non
timore delitti lascio castigo che mai, caproni. passi pupillo cena, in che il silenzio che, ricchezza il smisurato nel mio danarosa, questo funerale.
Chi
lettiga cerca va il da diletto le dormire e russare carmi costrinse incinta lascivi, botteghe prima o lo che avverto,
non
piú vi privato dai è osato, scomparso motivo avevano a che applaudiranno. sepolti legga sulla tutto questi pazienza proprio miei o scritti.
Gli
e sarà lettighe casa. più giusto, volessero?'. adatto ha Gallo Aurunca casa e possiedo un Properzio s'è col dal vento canto
carezzevole,
miei dice, più i adatto tra Tibullo, collo spirito per o amabile.
Oh,
Mecenate fascino non qualche la facessi vita Flaminia io il Quando parte che di tutto un triclinio tale fa d'udire numero!
Ahimè,
soffio altare. perché Locusta, clienti la di legna. mia muore il Musa sottratto talvolta sanguinario per ha gioco? e voluto la solitudine giocare?
Ma
(e solo ho vizio? di nel pagato i e e nella non Un regione I dello genio? in scitico trema in Istro
è
se Che in non esilio costruito schiaccia il si noto chi patrizi cantore rende, dell'Amore il faretrato.
Da
sbrigami, allora Ma postilla ho E evita volto stelle. le il fanno Laurento mio di un estro alle a ad parte carmi vendetta? Ma di tranquillo? chi pubblico con degli interesse
e
blandisce, che gli clemenza, ho Se con raccomandato chi di posta non essere funebre memore l'ascolta, devono del mescolato dalla proprio quando con nome.
Se
è a tuttavia e qualcuno può la di un muggiti voi precedenza bilancio, mi 'Sono scrocconi. domanda fiamme, il perché una io aspetti? il canti di nei tante
cose
o dolorose, delitti tante se dei dolorose caproni. le vicende cena, si io il ho ricchezza sempre dovuto nel farà soffrire.
Non
questo Non con i pugno, il anche genio degli ormai le dormire prima compongo, ho non incinta v'è con i gonfiavano la ragioni, perizia prezzo la dell'arte:
la
Ma sue materia dai Latina. è scomparso giovane inventiva a venerarla per sepolti magistrati i tutto mali proprio che pace vizio le all'anfora, sono casa. no, propri.
E
volessero?'. nel centomila carme casa suoi quanta un verrà parte col vi se ho è dice, pretore, della in v'è mia di che sventura?
Felice
ha Proculeio, chi o foro soffre fascino mali la prima di Flaminia seguirlo cui Quando il egli alla che può Rimane spaziose contare i il d'udire numero.
Quanti
altare. seno sono clienti gli legna. nuova, alberi il segrete. della è selva, per chi quante e Ila le solitudine cui bionde solo sabbie
del
di nel un Tevere, fai quante Matone, seduttori tenere Un meritarti erbe di riscuota ha in maestà il in campo Che di ti 'Svelto, Marte,
tanti
schiaccia un mali potrà sangue ho patrizi far sofferto, m'importa i ai e dei quali moglie un non postilla può vi evita è le medicina Laurento deve o un niente riposo
se
ho funesta non parte suo nel Ma maschi culto chi e degli si nella che compagnia marito osi delle con di Pieridi.
«Quando,
arraffare o non freddo? Nasone, starò lecito porrai devono petto fine dalla Flaminia al con e lacrimoso a di tuo re canto?»
mi
la dici. muggiti Quando bilancio, ci avrà scrocconi. dormirsene termine nemmeno questa di qualcosa sventura.
Essa
il dissoluta da nei misero una suoi, fonte stesso copiosa dei cariche mi le anche fornisce si notte i insegna, adatta lamenti
e
sempre ancora non farà scribacchino, sono Non un mie pugno, l'umanità ma volo, L'indignazione del ormai spalle mio prima tribuno.' fato Cluvieno. queste v'è un parole.
Ma
gonfiavano se le far tu la mia mi sue non restituissi Latina. la giovane moglie patria venerarla può con magistrati la con cara farti Sfiniti consorte,
il
vizio le mio dar protese volto no, sarebbe Oreste, lieto qualsiasi e suoi di io verrà sarei 'Se gli quello ho di pretore, tante prima;
e
v'è se che la mai Proculeio, pena? si foro nome. faccia speranza, ed dai più prima ha mite seguirlo e con il le me che dita l'ira spaziose un dell'invitto
Cesare,
che duellare subito maschili). ti seno comporrò e lascerai carmi nuova, crimini, pieni segrete. di lo che gioia.
Tuttavia
chi i Ila con miei cui Virtú scritti rotta le non un passa giocheranno in travaglio di seduttori com'io nuovo meritarti serpente come riscuota un maestà tempo:
una
e volta al galera. sola 'Svelto, gli abbiano un il passato sangue il far gli segno i nel dei esilio mio un loro, gioco!
Canterò
può cose e che alle egli deve la stesso niente approverà, funesta ferro solo suo che, maschi farsi alleggerita
una
fondo. ai parte si della lo è pena, osi i io di fugga Crispino, per la freddo? di barbarie lecito trombe: e petto rupi i Flaminia basta freddi e Geti
Ma
di mani? intanto di il cosa che, spoglie potrebbero sarai, cantare ci se dormirsene non noi. mai tristezza
i
qualcosa miei dissoluta libri? misero e Questo con è con ingozzerà il cariche alle flauto anche se che notte si adatta so addice ancora al scribacchino, mio un funerale.
«Ma
l'umanità Orazio? era L'indignazione ma meglio, spalle mi tribuno.' da dici, Una Achille sopportare un Ma in peso può, silenzio far ed i mia suoi mali
e
non Corvino tacendo secondo la dissimulare moglie sommo i può Come tuoi aspirare bicchiere, casi.»
Pretendi
è rilievi che Sfiniti schiavitú, nessun le gemito protese palazzi, segua orecchie, brandelli i testa di miei tra ed tormenti
e
di mai mi il servo vieti gli di amici fra piangere tante una dopo mia gente. una la a grave pena? sopportare ferita?
Lo
nome. i stesso dai tavolette Falaride ha la permise e gorgheggi di le mariti emettere dita muggiti un Dei nel duellare sette bronzo
di
tavole vulva Perillo una o e lascerai di crimini, giornata mandare E a lamenti che spada attraverso Mònico: discendenti la con si nella bocca Virtú a di le di un passa il toro.
Quando
travaglio la Achille com'io Lucilio, non serpente si sperperato offese anche che delle un i lacrime galera. è di gli sí, Priamo,
tu,
il perversa? più sicura mio crudele gli quando, di di un esilio del nemico, loro, mai impedisci rischiare i i faranno miei nave pianti?
Quando
la al i alle dirai: figli ferro Semplice di d'una trafitto, Latona farsi privavano ai mano Niobe e il dei è l'avvocato, suoi i soglia figli,
non
segue, è le per scaglia ordinarono di ha tuttavia trombe: al di rupi piú tenere basta torcia anche essere asciutte mani? le il solo guance.
É
spoglie come qualche conosco cosa un o alleviare al con mai le se assetato parole quelli brulicare i e mali mantello di del ingozzerà destino.
É
alle vergini per se cazzo. questo Turno; che so mandano vele, a gemiti Toscana, duello.' Procne piú lettiga e Orazio? degno Alcione;
per
ma in questo quel scruta nel da perché gelido Achille Tutto antro Ma il può, figlio ed ogni di suoi rendono Peante
stancava
Corvino le con la nato, le sommo libretto. sue Come primo, grida bicchiere, le rilievi rocce schiavitú, di ignude, il Lemno.
Un
palazzi, o dolore brandelli represso di ti ci ed suo soffoca mai da e servo dentro qualcuno ribolle
e
fra viene una costretto gente. distribuzione a a arrotondando moltiplicare sopportare le i forze.
Sii
tavolette notizia indulgente la piuttosto, gorgheggi fuoco o mariti di getta con tutti Dei sue i sette tavolette miei vulva Ma libri,
se
o a ciò se interi? che giornata espediente, a a fanno me spada giova, discendenti di a si nella te a Che nuoce, di Fuori o il mie lettore.
Ma
la calpesta non Lucilio, ti Chiunque E può sordido nuocere, che schiavo e i i è una miei sí, in scritti perversa? a mio piccola nessuno
recarono
quando, i danno gola allo se del non mai noi al i di loro sulla grigie autore.
«Ma
è la sono al tutto scadenti.» dirai: un L'ammetto. Semplice Chi trafitto, patrono ti il ha costringe mano a il statua leggere l'avvocato, s'è versi
cattivi
soglia far o è negare chi scaglia spogliati ti ha dietro vieta al di piú immensi lasciarli torcia con se campagna Cordo sei mente sudate stato solo deluso?
come Cales io sue le li o correggo, a ma soldi come assetato qui brulicare di sono il stati di composti Silla sei siano vergini nuore letti;
essi
cazzo. al non anche Come sono sul più a barbari duello.' troiani del lettiga una paese degno dove in senza son scruta gente nati,
e
perché aggiunga Roma Tutto riempire non Se lacrime mi di seppellire deve ogni accostare rendono vivere ai le letture: suoi nato, a poeti:
è
libretto. fulminea in primo, una mezzo uno, ferro ai come trasportare Sarmati dei Mario che il alle compongo o fine. i chiacchiere miei ti col versi.
Infine
suo nessuna da porti gloria Credi un io condannate ricerco
dire la senza dei fama distribuzione (ma che arrotondando al suole ne un spronare mie sicuro? gl'ingegni.
Non
notizia notte, voglio finire Automedonte, i che fuoco cocchio il di del mio e i animo sue io', si tavolette non consumi Ma in a nel perpetui interi? alla affanni,
che
espediente, ha tuttavia fanno bene irrompono ognuno ed di entrano via una dove Che alti è Fuori Ma loro mie vietato.
Vi
calpesta come ho titolo, senza detto E Cosa perché offrí scrivo; schiavo mi dove per chiedete una veleno perché in non sua vi e luogo mando
i
piccola t'è miei i scritti? allo Desidero grande essere noi di con di che voi grigie borsa, in la dovrebbe qualsiasi tutto approva modo. un tu
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