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Ovidio - Medicamina Faciei Femineae - 0

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Discite, quae faciem commendet cura, puellae,
Et quo sit vobis forma tuenda modo.
Cultus humum sterilem Cerealia pendere iussit
Munera, mordaces interiere rubi.
Cultus et in pomis succos emendat acerbos,
Fissaque adoptivas accipit arbor opes.
Culta placent. auro sublima tecta linuntur,
Nigra sub imposito marmore terra latet:
Vellera saepe eadem Tyrio medicantur aeno:
Sectile deliciis India praebet ebur.
Forsitan antiquae Tatio sub rege Sabinae
Maluerint, quam se, rura paterna coli:
Cum matrona, premens altum rubicunda sedile,
Assiduum duro pollice nebat opus,
Ipsaque claudebat quos filia paverat agnos,
Ipsa dabat virgas caesaque ligna foco.
At vestrae matres teneras peperere puellas.
Vultis inaurata corpora veste tegi,
Vultis odoratos positu variare capillos,
Conspicuas gemmis vultis habere manus:
Induitis collo lapides oriente petitos,
Et quantos onus est aure tulisse duos.
Nec tamen indignum, si vobis cura placendi,
Cum comptos habeant saecula nostra viros.
Feminea vestri poliuntur lege mariti,
Et vix ad cultus nupta, quod addat, habet.
Cui se quaeque parent quos et venentur amores,
Refert; munditia crimina nulla merent.
Rure latent finguntque comas; licet arduus illas
Celet Athos, cultas altus habebit Athos.
Est etiam placuisse sibi circumque voluptas;
Virginibus cordi grataque forma sua est.
Laudatas homini volucris Iunonia pennas
Explicat, et forma multa superbit avis.
Sic potius nos uret amor, quam fortibus herbis,
Quas maga terribili subsecat arte manus.
Nec vos graminibus, nec mixto credite succo,
Nec temptate nocens virus amantis equae;
Nec mediae Marsis finduntur cantibus angues,
Nec redit in fontes unda supina suos;
Et quamvis aliquis Temeseia moverit aera,
Numquam Luna suis excutietur equis.


Prima sit in vobis morum tutela, puellae.
Ingenio facies conciliante placet.
Certus amor morum est: formam populabitur aetas,
Et placitus rugis vultus aratus erit.
Tempus erit, quo vos speculum vidisse pigebit,
Et veniet rugis altera causa dolor.
Sufficit, et longum probitas perdurat in aevum,
Perque suos annos hinc bene pendet amor.


Discite, cum teneros somnus dimiserit artus,
Candida quo possint ora nitere modo.
Hordea, quae Libyci ratibus misere coloni,
Exue de palea tegminibusque suis.
Par ervi mensura decem madefiat ab ovis:
Sed cumulent libras hordea nuda duas.
Haec ubi ventosas fuerint siccata per auras,
Lenta iube scabra frangat asella mola;
Et quae prima cadunt vivaci cornua cervo,
Contere in haec (solidi sexta face assis eat).
Iamque ubi pulvereae fuerint confusa farinae,
Protinus in cumeris omnia cerne cavis.
Adice narcissi bis sex sine cortice bulbos,
Strenua quos puro marmore dextra terat.
Sextantemque trahat gummi cum semine Tusco.
Huc novies tanto plus tibi mellis eat.
Quaecumque afficiet tali medicamine vultum.
Fulgebit speculo levior ipsa suo.
Nec tu pallentes dubita torrere lupinos.
Et simul inflantes corpora frige fabas;
Utraque sex habeant aequo discrimine libras,
Utraque da nigris comminuenda molis.
Nec cerussa tibi, nec nitri spuma rubentis
Desit et Illyrica quae venit iris humo.
Da validis iuvenum pariter subigenda lacertis:
Sed iustum tritis uncia pondus erit.
Addita de querulo volucrum medicamina nido
Ore fugant maculas: alcyonea vocant.
Pondere, si quaeris, quo sim contentus in illis,
Quod trahit in partes uncia secta duas.
Ut coeant, apteque lini per copore possint,
Adice de flavis Attica mella favis.
Quamvis tura deos irataque numina placent,
Non tamen accensis omnia danda focis.
Tus ubi miscueris radenti tubera nitro,
Ponderibus iustis fac sit utrimque triens.
Parte minus quarta dereptum cortice gummi,
Et modicum e myrrhis pinguibus adde cubum.
Haec ubi contritis, per densa foramina cerne:
Pulvis ab infuso melle premendus erit.
Profuit et marathros bene olentibus addere myrrhis,
(Quinque trahant marathri scrupula, myrrha novem)
Arentisque rosae quantum manus una prehendat,
Cumque Ammoniaco mascula tura sale.
Hordea quem faciunt, illis infunde cremorem:
Aequent expensas cum sale tura rosas.
Tempore sint parvo molli licet illita vultu,
Haerebit toto multus in ore color.
Vidi quae gelida madefacta papavera lympha
Contereret, teneris illineretque genis.


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[biancafarfalla ] - [2016-11-11 19:12:23]

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