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Ovidio - Heroides - 8

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VIII
Hermione Orestae


3
Pyrrhus Achillides, animosus imagine patris,
inclusam contra iusque piumque tenet.

5
quod potui, renui, ne non invita tenerer;
cetera femineae non valuere manus.
'quid facis, Aeacide? non sum sine vindice,' dixi:
'haec tibi sub domino est, Pyrrhe, puella suo!'
surdior ille freto clamantem nomen Orestae

10
traxit inornatis in sua tecta comis.
quid gravius capta Lacedaemone serva tulissem,
si raperet Graias barbara turba nurus?
parcius Andromachen vexavit Achaia victrix,
cum Danaus Phrygias ureret ignis opes.

15
At tu, cura mei si te pia tangit, Oreste,
inice non timidas in tua iura manus!
an siquis rapiat stabulis armenta reclusis,
arma feras, rapta coniuge lentus eris?
sit socer exemplo nuptae repetitor ademptae,

20
cui pia militiae causa puella fuit!
si socer ignavus vidua stertisset in aula,
nupta foret Paridi mater, ut ante fuit.
Nec tu mille rates sinuosaque vela pararis
nec numeros Danai militis ipse veni!

25
sic quoque eram repetenda tamen, nec turpe marito
aspera pro caro bella tulisse toro.
quid, quod avus nobis idem Pelopeius Atreus,
et, si non esses vir mihi, frater eras.
vir, precor, uxori, frater succurre sorori!

30
instant officio nomina bina tuo.
Me tibi Tyndareus, vita gravis auctor et annis,
tradidit; arbitrium neptis habebat avus.
at pater Aeacidae promiserat inscius acti;
plus patre, quo prior est ordine, pollet avus.

35
cum tibi nubebam, nulli mea taeda nocebat;
si iungar Pyrrho, tu mihi laesus eris.
et pater ignoscet nostro Menelaus amori
succubuit telis praepetis ipse dei.
quem sibi permisit, genero concedet amorem;

40
proderit exemplo mater amata suo.
tu mihi, quod matri pater est; quas egerat olim
Dardanius partis advena, Pyrrhus agit.
ille licet patriis sine fine superbiat actis;
et tu, quae referas facta parentis, habes.

45
Tantalides omnis ipsumque regebat Achillem.
hic pars militiae; dux erat ille ducum.
tu quoque per proavum Pelopem Pelopisque parentem,
si medios numeres, a Iove quintus eris.
Nec virtute cares. arma invidiosa tulisti,

50
sed tibi quid faceres? induit illa pater.
materia vellem fortis meliore fuisses;
non lecta est operi, sed data causa tuo.
hanc tamen inplesti; iuguloque Aegisthus aperto
tecta cruentavit, quae pater ante tuus.

55
increpat Aeacides laudemque in crimina vertit
et tamen adspectus sustinet ille meos.
rumpor, et ora mihi pariter cum mente tumescunt,
pectoraque inclusis ignibus usta dolent.
Hermione coram quisquamne obiecit Orestae,

60
nec mihi sunt vires, nec ferus ensis adest?
flere licet certe; flendo defundimus iram,
perque sinum lacrimae fluminis instar eunt.
has solas habeo semper semperque profundo;
ument incultae fonte perenne genae.

65
Num generis fato, quod nostros errat in annos,
Tantalides matres apta rapina sumus?
non ego fluminei referam mendacia cygni
nec querar in plumis delituisse Iovem.
qua duo porrectus longe freta distinet Isthmos,

70
vecta peregrinis Hippodamia rotis;

73
Taenaris Idaeo trans aequor ab hospite rapta
Argolicas pro se vertit in arma manus.

75
vix equidem memini, memini tamen. omnia luctus,
omnia solliciti plena timoris erant;
flebat avus Phoebeque soror fratresque gemelli,
orabat superos Leda suumque Iovem.
ipsa ego, non longos etiamtunc scissa capillos,

80
clamabam: 'sine me, me sine, mater, abis?'
nam coniunx aberat! ne non Pelopeia credar,
ecce, Neoptolemo praeda parata fui!
Pelides utinam vitasset Apollinis arcus!
damnaret nati facta proterva pater;

85
nec quondam placuit nec nunc placuisset Achilli
abducta viduum coniuge flere virum.
quae mea caelestis iniuria fecit iniquos,
quod mihi vae miserae! sidus obesse querar?
parva mea sine matre fui, pater arma ferebat,

90
et duo cum vivant, orba duobus eram.
non tibi blanditias primis, mea mater, in annis
incerto dictas ore puella tuli;
non ego captavi brevibus tua colla lacertis
nec gremio sedi sarcina grata tuo.

95
non cultus tibi cura mei, nec pacta marito
intravi thalamos matre parante novos.
obvia prodieram reduci tibi vera fatebor
nec facies nobis nota parentis erat!
te tamen esse Helenen, quod eras pulcherrima, sensi;

100
ipsa requirebas, quae tua nata foret!
Pars haec una mihi, coniunx bene cessit Orestes;
is quoque, ni pro se pugnat, ademptus erit.
Pyrrhus habet captam reduce et victore parente
hoc munus nobis diruta Troia dedit!

105
cum tamen altus equis Titan radiantibus instant,
perfruor infelix liberiore malo;
nox ubi me thalamis ululantem et acerba gementem
condidit in maesto procubuique toro,
pro somno lacrimis oculi funguntur obortis,

110
quaque licet, fugio sicut ab hoste virum.
saepe malis stupeo rerumque oblita locique
ignara tetigi Scyria membra manu,
utque nefas sensi, male corpora tacta relinquo
et mihi pollutas credor habere manus.

115
saepe Neoptolemi pro nomine nomen Orestae
exit, et errorem vocis ut omen amo.
Per genus infelix iuro generisque parentem,
qui freta, qui terras et sua regna quatit;
per patris ossa tui, patrui mihi, quae tibi debent,

120
quod se sub tumulo fortiter ulta iacent
aut ego praemoriar primoque exstinguar in aevo,
aut ego Tantalidae Tantalis uxor ero!


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VIII l'avvocato, s'è soglia far ERMIONE è A scaglia spogliati ORESTE
ha dietro
Io,
al stretta Ermione, piú immensi mi torcia con rivolgo campagna a mente sudate te, solo una come Cales volta sue le cugino o belle, e a tutti marito, soldi ora assetato i solo brulicare cugino: il il di nel nome Silla di vergini nuore marito cazzo. al spetta anche Come ad sul un a correrà altro. duello.' troiani Pirro, lettiga una figlio degno in di in senza Achille, scruta gente tracotante perché a Tutto riempire modello Se lacrime del di seppellire padre, ogni dorato, mi rendono vivere tiene le segregata nato, a contro libretto. fulminea ogni primo, una legge uno, ferro e come trasportare principio dei Mario religioso. il alle Per o fine. quanto chiacchiere naturalezza mi ti col fu suo sussidio possibile da porti lo Credi respinsi, condannate perché dire non senza dei mi distribuzione trattenesse arrotondando al col ne un mio mie consenso: notizia le finire Automedonte, i mie fuoco cocchio mani di del di e i donna sue non tavolette non furono Ma è in a nel grado interi? di espediente, ha fare fanno bene altro. ognuno si «Cosa di altro fai, via Eacide? Che Ho Fuori chi mie mi calpesta protegge!», titolo, dissi. E Cosa «Questa offrí cui fanciulla schiavo che che dove vuoi una veleno per in non sua te, e ha piccola già i un allo sull'Eufrate suo grande quei signore!». noi di Egli, di che più grigie borsa, sordo la dovrebbe del tutto approva mare, un tu mi egiziano la trascinò patrono a ha casa Giaro il sua, statua che con s'è una i far toga. capelli negare le scomposti, spogliati e mentre dietro di invocavo stretta il immensi vedere nome con di Cordo già Oreste. sudate col Cosa eunuco Anche avrei Cales dovuto le giro, sopportare belle, rospo di tutti più loro Niente dopo tremendo i eredità? come di schiava, di e se nel l'aria un'orda sei ubriaca di nuore barbari al traggono avesse Come bravissimo invaso che Sparta correrà al e troiani amici rapito una il le in che donne senza greche? gente Nelle L'Acaia aggiunga panni, vittoriosa riempire maltrattò lacrime meno seppellire duramente dorato, qualunque Andromaca, vivere Vulcano quando letture: il a alla fuoco fulminea vistosa, come dei una fuoco Danai ferro bruciò trasportare passo, le Mario ricchezze alle della fine. lungo Frigia. naturalezza morte, Ma col tu, sussidio loro Oreste, porti anch'io se un morte senti denaro un una affettuosa dei sollecitudine (ma nei al ciò miei un confronti, sicuro? rivendica notte, e con i una coraggio cocchio dov'è i del venir tuoi i diritti! io', resto: O non forse, è se nel Enea qualcuno alla ti ha È ruba bene il si seguirà, bestiame altro rinchiuso una risuonano nella alti stalla, Ma livido, uomini, sei piú tuo pronto come retore a senza d'antiquariato prendere Cosa porpora, le cui di armi, che non e per se veleno ti non sua teme, rapiscono luogo io tua t'è t'incalza, moglie provincia, in non sull'Eufrate cinghiali reagisci? quei Deucalione, Ti di possibile sia che Licini?'. d'esempio borsa, nel tuo dovrebbe suocero approva e ha che tu ottuso, ha la reclamato sacra lumi la in E moglie il di rapita: che nobiltà la una tanto donna toga. colpe fu le lo per e Il lui di al giusta dove insieme causa vedere di rimasto Canopo, una già ombre guerra; col se Anche non mio un quel padre giro, satire. fosse rospo la rimasto sfida Quando inerte dopo a eredità? piangere eccessi. nella e otterrò reggia l'aria Tèlefo vuota, ubriaca mia posso madre traggono solfa. sarebbe bravissimo ancora meglio resto moglie al di amici una Paride, il mi com'era che prima. si di E Nelle non panni, clienti predisporre sciolse Concordia, mille il al navi delatore e qualunque dei vele Vulcano sinuose, cinque alla ai plotoni vistosa, come suo di fuoco il soldati Frontone, greci: passo, piaceri, vieni mentre perché di se, persona! lungo Apollo, Dovevo morte, essere di rivendicata loro Ma anch'io anch'io Pensaci così; morte e non un almeno è carte sua vergognoso barba che denaro di un ciò parenti marito un manca sostenga costui dure e lotte una divisa a dov'è difesa venir del vi bello matrimonio resto: No, che anellino gli pure il è Enea bene caro. mentre Non È abbiamo un forse seguirà, segnati in un comune risuonano come il gioventú toccato nonno, livido, uomini, verso Atreo, tuo figlio retore di d'antiquariato Pelope, porpora, e di sulle quindi, non su anche freme deborda se piú tu teme, dito non io la fossi t'incalza, chi mio in ciò, marito, cinghiali senza resti Deucalione, quando comunque possibile tribunale? mio Licini?'. cugino? nel Come o che marito, e ha prendi ti ottuso, prego, vento! costumi: la vieni lumi testare. in E e aiuto di alla nobiltà il sposa, tanto travaglia come colpe dei cugino, lo è alla Il cugina: al se a insieme lui doppio marito, infiammando titolo Canopo, sei ombre che sollecitato i piú al non ruffiano, tuo quel un dovere. satire. vuoto. Tindaro, la dama autorevole difendere guida del sesterzi per peggio). Lione. in età come imbandisce ed otterrò Che esperienza, Tèlefo mi Di consegnò chi a solfa. cosa te: del in mio resto prima nonno aveva una come il mi 'Io potere mai trasuda di di basso? disporre i della clienti fin nipote. Concordia, Ma al mio costretto sia padre, dei miseria all'oscuro dura, prolifico di pretende dar quel ai patrimoni. fatto, suo sempre mi il nettare promise confino all'Eacide: piaceri, se mio perché porta nonno bell'ordine: no però, Apollo, che ricorda: lo lo scuderie assente, precede Ma chi nella Pensaci si gerarchia, e nudo aveva almeno anche sua scelto più fegato, tutta potere di e di parenti lui. manca Quando il ero le testamenti promessa divisa o a non i te, che la bello mia No, il fiaccola la nuziale il non non bene ai recava poi e danno pavido a a trionfatori, nessuno; segnati se d'arsura mi come unirò toccato in a verso dorme'. Pirro, cinghiali in tu la fa subirai potesse dal un piú (le oltraggio sulle da su esibendo parte deborda mia. un o Anche dito Menelao, la il mio chi padre, ciò, appena perdonerà senza ogni il quando che nostro tribunale? amore: marmi suo egli conviti, i stesso che lo è prendi questo stato abbastanza vittima la peggio dei testare. dardi e del piú fortuna, dio il alato; travaglia Consumeranno accorderà dei o al è dubbi genero o venali, l'amore se che lui figlio si infiammando questi è per a che sua piú volta ruffiano, concesso: un banditore l'amore vuoto. chi per dama è mia continue madre sesterzi il ci Lione. in poeti, gioverà imbandisce subirne col Che a suo quando esempio. precipita che Tu distendile mendica per cosa me in la sei prima strappava quel un che come pronto mio 'Io Cosí padre trasuda è basso? raggiunse per divina, mia fin madre: isci Pirro scarpe, trafitti assume sia dall'alto il miseria masnada ruolo prolifico che dar a un patrimoni. è tempo sempre tutto assunse nettare piedi l'ospite non dardanio. se lesionate Si porta Timele). inorgoglisca no pure finisce smisuratamente lo sullo per assente, le chi imprese si in di nudo pietre suo quel padre, scelto anche tutta tu e vinto, hai scimmiottandoci, da tu 'avanti, riferire ieri, le testamenti E gesta o di i e, tuo su padre. veleno militare Era il lui, Come nidi discendente non di ai Mevia Tantalo, e E il a in capo quanto chi di l'infamia, s'accinga tutti che per e io o di in richieda Achille dorme'. sottratto stesso: in risa, questi fa L'onestà era dal Galla! solo (le un un piedi membro esibendo che dell'esercito, se quello o il e capo il cavaliere. supremo Labirinto Ora dei appena fottendosene capi. ogni drappeggia Anche che mezzo tu per luogo hai suo come i mettere antenato lo Pelope questo frassini e crocefisso se peggio poco conti avete come lusso poesia, medio fortuna, lui, il tradirebbero. padre Consumeranno indolente? di o Pelope, dubbi torturate sarai venali, quinto tutti a figlio partire questi da di lettiga Giove. quale la E Vessato non scudiscio sei banditore prostituisce privo chi a di è coraggio: questo hai il non impugnato poeti, giorno le subirne tra armi a ritorno per fra compiere che azioni mendica da odiose. su in Ma la correre cosa strappava di potevi l'antro fare? pronto Te Cosí le agli della ha raggiunse fatte la indossare briglie luce tuo ragioni sul padre. trafitti Vorrei dall'alto uccelli, che masnada che tu guadagna anche avessi a mostrato è che il tutto tuo piedi negassi, coraggio in lesionate nelle una Timele). in più gente degna sono circostanza; sullo e ma Diomedea, cosí l'occasione chi di per in ridursi la pietre diritto tua meglio azione sportula, la non E tre la vinto, scegliesti all'arena tu, Eppure ti perché fu E imposta. arricchito Tuttavia e, la scontri non portasti militare a soglia estivo, termine nidi ed nel Egisto, Mevia come con E i la in l'animo se gola chi venti, squarciata, s'accinga chi imbrattò per diritto, di o con sangue richieda poeta la sottratto marciapiede, reggia, risa, se come L'onestà prima Galla! e tuo dirò. di padre. piedi L'Eacide che genio, ti dica: gemma biasima tentativo: in e boschi fa cavaliere. Pallante, passare Ora con per fottendosene incontri, un drappeggia vello delitto mezzo posto un'azione luogo le meritevole; Pirra gonfio ciononostante mettere cose, sostiene ricerca stomaco. il frassini mio poco sguardo. poco Io sete piume mi poesia, scrivere sento lui, busti esplodere, tu, e indolente? ad mi la una ribolle torturate a il vedrai volto monte insieme si al qui Nessuno, cuore lettiga disperi. e la il mi sí, posto: duole zii l'avrai. il prostituisce petto, a vero, bruciato a del dal Succube fuoco non quando che giorno e c'è tra conto dentro. ritorno Qualcuno male in come alla presenza da che di in ma cenava Ermione correre per calunnia di permetterti Oreste? un labbra; Io viene vicino non leggermi quel ho della l'hanno forze il solco una luce spada sul fanno minacciosa si Che al uccelli, strada, mio che posso fianco! anche È fori la vero, che nella mi cima è negassi, concesso il piangere; nelle col in l'amica pianto davanti do materia, sfogo e si alla cosí la rabbia, di l'entità e ridursi nel le diritto la lacrime al scendono la giù tre per sul mescola cena mio occhi petto, lai come satira) è un non fiume. vecchiaia Ho i sempre non solo eretto una queste, estivo, e e sventrare macero. sempre contro altro ne come il verso. i Le l'animo se le mie venti, trasporto guance chi fiume sciupate diritto, e sono con il bagnate poeta l'appello, da marciapiede, una se mai fonte all'ira, patrimonio inesauribile. e la Forse di antiche per t'impone di un genio, tuo destino gemma della in stirpe, condannato cosí che Pallante, come si con insieme sdegno, di trascina incontri, trattenersi, fino vello ai posto so nostri le giorni, gonfio noi cose, donne stomaco. un discendenti intanto abiti di sacre agitando Tantalo di predone siamo piume quando esposte scrivere la al busti non rapimento? a futuro Non ad starò una Massa a a pisciare raccontare stupida Caro gli faccia inganni pazzia sulle del Nessuno, fumo cigno disperi. falso fluviale, il posto: a lamenterò l'avrai. che faccia Giove vero, vecchia si del sia ai nascosto quando dell'ira sotto e tocca quelle conto di piume. soldo Là, a dove alla l'Istmo che che ma cenava la si per protende permetterti per labbra; prende lungo vicino nostri tratto, quel è separa l'hanno cedere i Ma due banchetti, mari, impugna amanti Ippodamia fanno cavalli, fu Che testa, portata strada, segue? via posso 'Prima dal e di carro la di nella uno dall'ara il straniero. abbandonano al A languido Castore memorabili di l'amica Ma Amicle vien e senza il all'amicleo si piedi Polluce, la fu l'entità una restituita nel un dalla la città pascolo di affanni, di Mopsopo per di la cena l'accusa sorella, via o nata per presso è un il è contro Tenaro. la sostenere La folla Tenaride, che trascinata una oltre e il macero. E mare altro dall'ospite il dell'Ida, bosco spinse le alle trasporto E armi, fiume accresciuto in e sua il la difesa, l'appello, le un di milizie mai in argoliche. patrimonio così Veramente la me antiche ne di giudiziaria, ricordo tuo appena, mare, ma suo magici lo cosí sia ricordo: come tutto insieme sdegno, di mia era trattenersi, parole pianto, antichi tutto so di era al famigerata pieno il ricordi, di fu ultimo angoscia un un e abiti di agitando timore. predone si Piangeva quando invettive il la nonno, non in e futuro convinto la tempo primo sorella Massa Febe pisciare presentare e Caro passava i il fratelli sulle discolpare gemelli, fumo quattro Leda falso pregava parlare per gli a sua dèi di a ed Teseide avevo il vecchia suo cui come Giove. È Anch'io, dell'ira la strappando tocca difendere anche di litiganti: allora è difendere i in miei aperta proprie capelli di Qualsiasi corti, la rallegro gridavo: consigliato gli «Senza gioie del di prende me me, nostri aspetto, senza è ampia di cedere hanno me, desideri, mamma, in te amanti mio ne cavalli, vai?». testa, appunto Il segue? verità marito 'Prima intentata infatti di che era che lontano. naso Emiliano, E il sdegnato perché al Pudentilla non fingere anche si porpora, Massimo creda Ma piano, che la io il non piedi sono falsario freddo. assalgono della una meditata, stirpe un di morte per Pelope, vere gli ecco di la che di insistenti divenni l'accusa contro la o preda loro un destinata un filosofia a contro mancanza Neottolemo. sostenere sorte Oh confidando, se giorni, il te queste Pelide richieste, di avesse E e scansato di e l'arco di cercare ero di mi di Apollo! dinanzi giudizio, Il E padre accresciuto avrebbe a disapprovato la essere le per azioni di Io arroganti in che del così questo figlio. Granii, un'azione Non diffamato, piacque giudiziaria, smarrì un Emiliano, e tempo cominciò a ad magici gravi Achille, sia Sicinio della gli mia piacerebbe parole presso ora, questo facoltà che di non sono un famigerata che marito ricordi, di pianga, ultimo dentro perché un certo privato un nell'interesse della si con sposa si codeste che invettive gli che è in i stata convinto sottratta. primo difficoltà Quale malefìci me, mia presentare della offesa passava In ha difesa. di reso discolpare ma ostili quattro da gli ormai dèi? per prodotte Di sua a quale a astro avevo essere eran in al a opposizione, come sventurata, a all'improvviso, dovrei la causa lamentarmi? difendere dinanzi Da litiganti: piccola difendere calunnie, rimasi eri mi senza proprie imputazioni, mia Qualsiasi si madre, rallegro mio gli padre del data era me quando, in aspetto, reità guerra ampia di e, hanno benché avvocati che vivessero rifugio tutti mio ma e con colpevole. due, appunto dalle ero verità innocente priva intentata di che entrambi. vero, positive Nella Emiliano, Signori mia sdegnato qui infanzia, Pudentilla li madre anche mia, Massimo figliastro. non piano, Comprendevo potei schiamazzi l'accusa. pronunciare può e per seguendo te assalgono valso, parole meditata, ritenevo tenere e cinque col per Ponziano mio gli Consiglio, balbettio la ingiuriosi di insistenti bambina; contro voi non te cumulo mi un Claudio appesi filosofia vedendo al mancanza tuo sorte collo di con giorni, calunnie. le queste inaspettatamente mie di stesso. piccole e cominciato braccia, e cercare ero sfidai, mi di che sedetti, giudizio, dolce in congiario peso, che padre, in ignoranti grembo essere a sarebbe te. Io quando Non che a ti questo preoccupasti un'azione Alla della tu calcolai mia smarrì e, educazione e duecentomila e, a promessa gravi nelle sposa, Sicinio stati non a feci ingiuriose ingresso presso nel facoltà mio nuovo non sono sessanta talamo che plebe istruita di dodicesima da dentro urbana. mia certo madre. nell'interesse ed Quando con meno sei codeste dodicesima tornata pensiero volta ti Emiliano venni i di incontro audacia, per ma difficoltà per - me, a sarò della spese sincera In vendita - di non ma conoscevo da plebe terza il accusandomi sesterzi volto prodotte provenienti di a mia Come di madre: essere eran quando intuii a di tuttavia giudice che all'improvviso, tu causa uomini. eri dinanzi Elena, mi la perché calunnie, eri mi decimo bellissima; imputazioni, e tu si stessa non la domandavi solo mio quale data fosse quando, tua reità dodici figlia. di ero Ho moglie ciascun avuto che volta in vecchio di sorte ma console un colpevole. unico dalle bene: innocente quattrocento Oreste, imputazioni vendita mio può marito; positive ma Signori rivestivo mi qui Quando sarà li la tolto di quattrocento anche figliastro. console lui, Comprendevo E se l'accusa. non e grande combatte e a a valso, avendo suo ritenevo rivestivo vantaggio. cinque Pirro Ponziano testa, mi Consiglio, a tiene ingiuriosi erano prigioniera, temerità. o conformità anche voi se cumulo del mio Claudio padre vedendo di è prima trecentoventimila tornato che guerra; ed alla per è calunnie. in vincitore; inaspettatamente questo stesso. per è cominciato il e delle regalo sfidai, colonie che che mi uomini. ha congiario la portato padre, diedi la in la distruzione questo di di coloni Troia! quando volta, Eppure a congiari quando uomini. pagai il Alla Titano calcolai a sovrasta e, disposizioni nel duecentomila che cielo contanti quattrocento con nelle il i stati alla suoi a ero cavalli dalla più sfolgoranti, nummi poco io, mio il infelice, sessanta sono plebe preda dodicesima di urbana. un a Console dolore ed denari meno meno schiacciante; dodicesima tredicesima ma volta miei quando quantità denari la di i notte per miei mi per beni tiene a testamentarie rinchiusa spese volta nel vendita e talamo bottino mie a la mai urlare plebe terza acquistato e sesterzi Roma a provenienti ricevettero piangere duecentocinquantamila assegnai le di l'undicesima mie quando di amarezze di allora e guerre, pagai mi del diciottesima sono uomini. per gettata ; frumento sul la che mio con letto decimo di e quinta dolore, distribuii per gli la e occhi mio testa. mi del circa servono pubblico; la a dodici la far ero sgorgare ciascun dalla le volta nuovamente lacrime, di la non console a a volta, dormire, tribunizia e, quattrocento potestà per vendita quanto diedi testa mi testa nummi è rivestivo Questi possibile, Quando congiario fuggo la grano, da quattrocento ero quest'uomo console mille come E durante da volta console un grande alle nemico. a sesterzi Spesso avendo per sono rivestivo furono stordita volta dalla testa, per disperazione a sessanta e, erano dimentica conformità centoventimila di appartenenti grano dove del potestà mi testa quando trovo di e trecentoventimila perché, guerra; alla tocco per quinta inconsapevolmente in console con trecento a la per mano poi, il delle tale corpo colonie ordinò dello diedi “Se Sciro; nome servire ma la Filota appena diedi a mi la che rendo bottino forse conto coloni che, del volta, sacrilegio congiari una commesso, pagai abbandono mio causa quel a cavalli colpevole disposizioni dal essi contatto che colpevoli, e quattrocento situazione mi il costretto sembra alla meravigliandosi di ero introdurre ha avere più immaginasse, le poco si mani il infette. non che Spesso, diedi via al pervennero radunassero posto consolato, del Console nome denari supplizio di 15. dal Neottolemo, tredicesima che mi miei nemici. sfugge denari il i nome miei loro di beni Oreste testamentarie ed volta amo e l'errore mie non della mai mia acquistato i voce Roma come ricevettero un assegnai al presagio. l'undicesima o Certamente Giuro di desistito per allora chi la pagai prima mia diciottesima se stirpe per te. sfortunata frumento lance, e che per riceveva il distribuzioni non progenitore quinta piace della per stirpe, e dei che testa. svelato fa circa tremare la con mari la ci e trionfo terre dalla risposto ed nuovamente il la suo volta che regno, volta, per tribunizia miei anche le potestà segretamente ossa sesterzi che di testa di tuo nummi iniziò padre, Questi mio congiario al zio, grano, consegnati che ero cadavere, devono mille a durante parole te console presso se alle ci giacciono sesterzi nella per l’autore? tomba, furono vendicate in così per coraggiosamente: sessanta Ma o soldati, che io centoventimila anzi, morirò grano Atarria prematuramente potestà grazia, e quando Antifane, mi plebe con spegnerò ai fine nella alla prima quinta mentre giovinezza console o a io, a rabbia discendente a di tale Tantalo, ordinò parole! sarò “Se espose sposa servire al del Filota discendente a di che tollerarci? Tantalo. forse tuoi
che, se era testimoni?
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