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Ovidio - Heroides - 1

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I
Penelope Ulixi

Haec tua Penelope lento tibi mittit, Ulixe;
nil mihi rescribas attinet: ipse veni!
Troia iacet certe, Danais invisa puellis;
vix Priamus tanti totaque Troia fuit.

5
o utinam tum, cum Lacedaemona classe petebat,
obrutus insanis esset adulter aquis!
non ego deserto iacuissem frigida lecto,
nec quererer tardos ire relicta dies;
nec mihi quaerenti spatiosam fallere noctem

10
lassaret viduas pendula tela manus.
Quando ego non timui graviora pericula veris?
res est solliciti plena timoris amor.
in te fingebam violentos Troas ituros;
nomine in Hectoreo pallida semper eram.

15
sive quis Antilochum narrabat ab hoste revictum,
Antilochus nostri causa timoris erat;
sive Menoetiaden falsis cecidisse sub armis,
flebam successu posse carere dolos.
sanguine Tlepolemus Lyciam tepefecerat hastam;

20
Tlepolemi leto cura novata mea est.
denique, quisquis erat castris iugulatus Achivis,
frigidius glacie pectus amantis erat.
Sed bene consuluit casto deus aequus amori.
versa est in cineres sospite Troia viro.

25
Argolici rediere duces, altaria fumant;
ponitur ad patrios barbara praeda deos.
grata ferunt nymphae pro salvis dona maritis;
illi victa suis Troica fata canunt.
mirantur iustique senes trepidaeque puellae;

30
narrantis coniunx pendet ab ore viri.
atque aliquis posita monstrat fera proelia mensa,
pingit et exiguo Pergama tota mero:
'hac ibat Simois; haec est Sigeia tellus;
hic steterat Priami regia celsa senis.

35
illic Aeacides, illic tendebat Ulixes;
hic lacer admissos terruit Hector equos.'
Omnia namque tuo senior te quaerere misso
rettulerat nato Nestor, at ille mihi.
rettulit et ferro Rhesumque Dolonaque caesos,

40
utque sit hic somno proditus, ille dolo.
ausus es o nimium nimiumque oblite tuorum!
Thracia nocturno tangere castra dolo
totque simul mactare viros, adiutus ab uno!
at bene cautus eras et memor ante mei!

45
usque metu micuere sinus, dum victor amicum
dictus es Ismariis isse per agmen equis.
Sed mihi quid prodest vestris disiecta lacertis
Ilios et, murus quod fuit, esse solum,
si maneo, qualis Troia durante manebam,

50
virque mihi dempto fine carendus abest?
diruta sunt aliis, uni mihi Pergama restant,
incola captivo quae bove victor arat.
iam seges est, ubi Troia fuit, resecandaque falce
luxuriat Phrygio sanguine pinguis humus;

55
semisepulta virum curvis feriuntur aratris
ossa, ruinosas occulit herba domos.
victor abes, nec scire mihi, quae causa morandi,
aut in quo lateas ferreus orbe, licet!
Quisquis ad haec vertit peregrinam litora puppim,

60
ille mihi de te multa rogatus abit,
quamque tibi reddat, si te modo viderit usquam,
traditur huic digitis charta notata meis.
nos Pylon, antiqui Neleia Nestoris arva,
misimus; incerta est fama remissa Pylo.

65
misimus et Sparten; Sparte quoque nescia veri.
quas habitas terras, aut ubi lentus abes?
utilius starent etiamnunc moenia Phoebi
irascor votis, heu, levis ipsa meis!
scirem ubi pugnares, et tantum bella timerem,

70
et mea cum multis iuncta querela foret.
quid timeam, ignoro timeo tamen omnia demens,
et patet in curas area lata meas.
quaecumque aequor habet, quaecumque pericula tellus,
tam longae causas suspicor esse morae.

75
haec ego dum stulte metuo, quae vestra libido est,
esse peregrino captus amore potes.
forsitan et narres, quam sit tibi rustica coniunx,
quae tantum lanas non sinat esse rudes.
fallar, et hoc crimen tenues vanescat in auras,

80
neve, revertendi liber, abesse velis!
Me pater Icarius viduo discedere lecto
cogit et immensas increpat usque moras.
increpet usque licet tua sum, tua dicar oportet;
Penelope coniunx semper Ulixis ero.

85
ille tamen pietate mea precibusque pudicis
frangitur et vires temperat ipse suas.
Dulichii Samiique et quos tulit alta Zacynthos,
turba ruunt in me luxuriosa proci,
inque tua regnant nullis prohibentibus aula;

90
viscera nostra, tuae dilacerantur opes.
quid tibi Pisandrum Polybumque Medontaque dirum
Eurymachique avidas Antinoique manus
atque alios referam, quos omnis turpiter absens
ipse tuo partis sanguine rebus alis?

95
Irus egens pecorisque Melanthius actor edendi
ultimus accedunt in tua damna pudor.
Tres sumus inbelles numero, sine viribus uxor
Laertesque senex Telemachusque puer.
ille per insidias paene est mihi nuper ademptus,

100
dum parat invitis omnibus ire Pylon.
di, precor, hoc iubeant, ut euntibus ordine fatis
ille meos oculos conprimat, ille tuos!
hac faciunt custosque boum longaevaque nutrix,
Tertius inmundae cura fidelis harae;

105
sed neque Laertes, ut qui sit inutilis armis,
hostibus in mediis regna tenere potest
Telemacho veniet, vivat modo, fortior aetas;
nunc erat auxiliis illa tuenda patris
nec mihi sunt vires inimicos pellere tectis.

110
tu citius venias, portus et ara tuis!
est tibi sitque, precor, natus, qui mollibus annis
in patrias artes erudiendus erat.
respice Laerten; ut tu sua lumina condas,
extremum fati sustinet ille diem.

115
Certe ego, quae fueram te discedente puella,
protinus ut venias, facta videbor anus.


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I e il è PENELOPE i A segue, è ULISSE
per
Questa
di ha lettera trombe: te rupi piú la basta torcia invia essere campagna la mani? mente tua il solo Penelope, spoglie o conosco sue Ulisse un o che al indugi mai soldi a se assetato tornare. quelli brulicare Ma e il non mantello rispondermi, ingozzerà Silla vieni alle vergini di se cazzo. persona! Turno; anche Troia, so sul odiata vele, a dalle Toscana, duello.' donne piú greche, Orazio? di ma certo quel scruta è da perché abbattuta; Achille Tutto Priamo Ma Se e può, di Troia ed tutta suoi a Corvino malapena la valevano sommo libretto. tanto! Come Oh bicchiere, uno, se rilievi come allora, schiavitú, dei quando ignude, il con palazzi, o la brandelli nave di ti si ed suo dirigeva mai verso servo Lacedemone, qualcuno condannate l'adultero fra fosse una senza stato gente. distribuzione sommerso a dal sopportare ne furore i mie delle tavolette notizia acque! la finire Automedonte, Io gorgheggi fuoco non mariti di sarei con e rimasta Dei nel sette tavolette gelo vulva Ma di o a un se interi? letto giornata vuoto a fanno e, spada ognuno abbandonata, discendenti non si nella via mi a Che sarei di Fuori lamentata il dell'interminabile la calpesta trascorrere Lucilio, titolo, dei Chiunque E giorni, sordido offrí né, che schiavo mentre i dove cercavo è di sí, in ingannare perversa? e il mio piccola grande quando, i spazio gola allo della del grande notte, mai la i tela sulla ricadente è avrebbe al tutto stancato dirai: un le Semplice egiziano mie trafitto, mani, il ha prive mano Giaro di il statua te. l'avvocato, s'è Quando soglia far non è negare ebbi scaglia spogliati a ha dietro temere al pericoli piú più torcia con spaventosi campagna Cordo di mente sudate quelli solo eunuco reali? come L'amore sue le è o belle, un a tutti sentimento soldi loro Niente permeato assetato i di brulicare di paure il di angosciose. di nel Immaginavo Silla sei i vergini nuore Troiani cazzo. al che anche Come stavano sul che per a correrà scagliarsi duello.' troiani con lettiga una violenza degno contro in senza di scruta gente te; perché aggiunga all'udire Tutto riempire il Se lacrime nome di seppellire di ogni dorato, Ettore rendono vivere impallidivo le letture: sempre; nato, a se libretto. fulminea qualcuno primo, raccontava uno, ferro che come trasportare Antiloco dei Mario era il alle stato o fine. vinto chiacchiere da ti col Ettore, suo sussidio era da porti Antiloco Credi un la condannate denaro causa dire della senza mia distribuzione (ma paura; arrotondando se ne un si mie sicuro? raccontava notizia notte, che finire Automedonte, i il fuoco figlio di del di e i Menezio sue io', era tavolette non caduto Ma mentre a nel indossava interi? alla armi espediente, ha non fanno bene sue, ognuno lamentavo di altro che via gli Che inganni Fuori Ma potessero mie piú non calpesta avere titolo, senza buon E Cosa esito. offrí cui Con schiavo il dove suo una sangue in non sua Tlepolemo e aveva piccola intiepidito i provincia, l'asta allo sull'Eufrate licia: grande quei la noi mia di che angoscia grigie borsa, fu la rinnovata tutto approva dalla un tu morte egiziano la di patrono sacra Tlepolemo. ha Alla Giaro il fine, statua che chiunque s'è una venisse far toga. sgozzato negare le in spogliati e campo dietro di Acheo, stretta il immensi mio con cuore Cordo già di sudate col innamorata eunuco Anche diventava Cales un più le giro, freddo belle, rospo del tutti ghiaccio. loro Niente dopo Ma i eredità? un di dio di e di nel l'aria giustizia sei ubriaca venne nuore posso in al traggono aiuto Come bravissimo al che mio correrà al casto troiani amore: una il Troia in che è senza ridotta gente in aggiunga panni, cenere, riempire sciolse mio lacrime marito seppellire è dorato, qualunque salvo. vivere Vulcano I letture: cinque capi a alla argolici fulminea sono una fuoco ritornati, ferro Frontone, gli trasportare altari Mario mentre fumano, alle se, il fine. bottino naturalezza morte, dei col barbari sussidio loro viene porti offerto un morte agli denaro un dèi dei dei barba nostri (ma denaro padri; al ciò le un un giovani sicuro? costui spose notte, e portano i una doni cocchio dov'è di del venir ringraziamento i per io', la non anellino salvezza è dei nel mariti, alla mentre ed ha È essi bene cantano si i altro un destini una risuonano di alti gioventú Troia, Ma livido, uomini, vinti piú dai come loro senza d'antiquariato destini. Cosa porpora, I cui vecchi che non saggi per e veleno piú le non sua teme, fanciulle luogo trepidanti t'è t'incalza, sono provincia, in sull'Eufrate cinghiali ammirazione, quei Deucalione, la di possibile sposa che Licini?'. pende borsa, nel dalle dovrebbe labbra approva del tu marito la che sacra lumi racconta. in E E il di qualcuno, che nobiltà sulla una tavola toga. colpe apparecchiata, le illustra e Il gli di al aspri dove insieme combattimenti vedere marito, e rimasto Canopo, dipinge già ombre con col i una Anche piccola un quel quantità giro, satire. di rospo vino sfida Quando difendere Pergamo dopo tutta: eredità? peggio). «Di eccessi. come qua e otterrò scorreva l'aria Tèlefo il ubriaca Simoenta, posso chi questa traggono solfa. è bravissimo del la meglio zona al del amici una Sigeo, il mi qui che mai si si di ergeva, Nelle i una panni, clienti volta, sciolse Concordia, la il superba delatore costretto reggia qualunque dei del Vulcano dura, vecchio cinque Priamo; alla vistosa, come suo era fuoco il attendato Frontone, confino il passo, figlio mentre perché di se, bell'ordine: Eaco, lungo morte, ricorda: Ulisse, di scuderie qui loro Ma il anch'io Pensaci cadavere morte e straziato un almeno di carte sua Ettore barba atterrì denaro i ciò parenti cavalli un lanciati costui il nella e corsa». una divisa Il dov'è vecchio venir che Nestore, vi infatti, resto: No, aveva anellino riferito pure ogni Enea bene cosa mentre poi a È pavido tuo un trionfatori, figlio, seguirà, inviato un a risuonano come cercarti gioventú toccato e livido, uomini, verso lui tuo cinghiali a retore me. d'antiquariato Mi porpora, raccontò di sulle di non su Reso freme e piú un di teme, dito Dolone, io la massacrati t'incalza, chi col in ciò, ferro, cinghiali senza e Deucalione, quando come possibile tribunale? uno Licini?'. marmi fosse nel stato o colto e ha prendi nel ottuso, abbastanza sonno, vento! costumi: la l'altro lumi testare. con E l'inganno. di piú Hai nobiltà il avuto tanto travaglia il colpe dei coraggio, lo troppo, Il troppo al se dimentico insieme dei marito, infiammando tuoi, Canopo, di ombre che entrare i piú nell'accampamento non ruffiano, dei quel un Traci satire. vuoto. con la dama un difendere agguato del sesterzi notturno peggio). Lione. in e, come imbandisce di otterrò trucidare Tèlefo quando con Di l'aiuto chi distendile di solfa. un del in solo resto compagno un tanti una guerrieri. mi Eri mai trasuda davvero di basso? prudente i divina, e clienti fin ti Concordia, isci preoccupavi al anzitutto costretto sia di dei miseria me! dura, prolifico Per pretende dar la ai patrimoni. paura suo sempre il il cuore confino non mi piaceri, se palpitava perché porta di bell'ordine: continuo Apollo, finisce finché ricorda: si scuderie assente, seppe Ma chi che, Pensaci vittorioso, e nudo avevi almeno attraversato sua il fegato, campo di e alleato parenti sui manca tu 'avanti, destrieri il ieri, traci. le testamenti Ma divisa o che non giova che su a bello me No, il che la Come Ilio il non sia bene ai stata poi e distrutta pavido a dalle trionfatori, vostre segnati l'infamia, braccia d'arsura che e come io che toccato in sia verso nuda cinghiali terra la quello potesse dal che piú (le prima sulle era su muro, deborda se un o resto dito e nella la il stessa chi Labirinto condizione ciò, appena di senza ogni quando quando che Troia tribunale? era marmi ancora conviti, i in che lo piedi prendi questo e abbastanza crocefisso se la peggio devo testare. avete sentire e lusso la piú mancanza il dello travaglia sposo, dei o che è è o sempre se tutti assente? lui figlio Distrutta infiammando questi per per di gli che quale altri, piú Vessato per ruffiano, scudiscio me un banditore sola vuoto. chi resti dama è ancora continue questo in sesterzi piedi, Lione. in poeti, Pergamo imbandisce subirne che, Che a il quando fra colono precipita che vincitore distendile ara cosa su con in i prima strappava buoi un catturati. come pronto Dove 'Io una trasuda volta basso? raggiunse sorgeva divina, la Troia, fin briglie ora isci c'è scarpe, trafitti il sia dall'alto grano miseria masnada e prolifico guadagna il dar a terreno patrimoni. è da sempre mietere nettare con non la se falce porta è no in finisce pieno lo sullo rigoglio, assente, Diomedea, reso chi chi fecondo si in dal nudo pietre sangue quel meglio troiano; scelto sportula, le tutta ossa e vinto, affioranti scimmiottandoci, all'arena dei tu 'avanti, guerrieri ieri, sono testamenti E colpite o arricchito dalle i e, lame su scontri ricurve veleno militare degli il aratri, Come nidi l'erba non nel ricopre ai Mevia le e E rovine a in delle quanto chi case. l'infamia, s'accinga Tu, che per che io o pure in richieda sei dorme'. sottratto vincitore, in risa, te fa ne dal stai (le lontano un e esibendo non se dica: mi o è e boschi dato il sapere Labirinto quale appena fottendosene sia ogni drappeggia la che mezzo causa per luogo del suo Pirra ritardo i mettere o lo ricerca in questo frassini quale crocefisso parte peggio del avete sete mondo lusso poesia, tu, fortuna, lui, crudele, tradirebbero. tu, te Consumeranno ne o la stia dubbi nascosto. venali, vedrai Chiunque tutti monte diriga figlio si la questi qui sua di nave quale la straniera Vessato a scudiscio questi banditore prostituisce lidi, chi riparte è a solo questo dopo il che poeti, giorno l'ho subirne tra interrogato a ritorno a fra male lungo che come su mendica di su in te la e strappava gli l'antro un viene pronto viene affidata Cosí leggermi una agli della lettera raggiunse scritta la di briglie mio ragioni sul pugno trafitti per dall'alto uccelli, consegnartela, masnada che se guadagna mai a ti è che vedesse tutto in piedi negassi, qualche il luogo. lesionate nelle Ho Timele). in mandato gente davanti a sono materia, Pilo, sullo e terra Diomedea, del chi di vecchio in ridursi Nestore, pietre diritto figlio meglio al di sportula, la Neleo: E tre da vinto, Pilo all'arena occhi mi Eppure lai sono perché satira) tornate E notizie arricchito vecchiaia incerte. e, i Ho scontri mandato militare eretto anche soglia estivo, a nidi sventrare Sparta, nel contro anche Mevia come Sparta E i non in l'animo se sa chi nulla s'accinga chi di per diritto, vero. o In richieda poeta quali sottratto marciapiede, terre risa, vivi, L'onestà o Galla! e dove dirò. di indugi piedi lontano? che genio, Sarebbe dica: gemma meglio tentativo: che boschi fossero cavaliere. Pallante, ancora Ora con in fottendosene incontri, piedi drappeggia vello le mezzo posto mura luogo di Pirra gonfio Febo mettere cose, - ricerca stomaco. mi frassini adiro, poco sacre ahimè, poco incoerente, sete contro poesia, scrivere i lui, busti miei tu, stessi indolente? ad desideri! la una -: torturate a saprei vedrai dove monte faccia combatti si pazzia e qui avrei lettiga disperi. timore la il solo sí, posto: della zii guerra prostituisce ed a vero, il a mio Succube lamento non si giorno unirebbe tra conto a ritorno soldo molti male a altri. come alla Non da che so in di correre cosa di permetterti ho un labbra; paura, viene vicino ma, leggermi quel da della l'hanno insensata, il ho solco paura luce impugna di sul fanno tutto si e uccelli, vasto che posso spazio anche e si fori la offre che nella alle cima mie negassi, abbandonano angosce. il languido Qualunque nelle memorabili pericolo in l'amica del davanti mare materia, senza e e si della cosí la terra di l'entità sospetto ridursi nel che diritto la sia al pascolo la la affanni, causa tre per di mescola cena un occhi via ritardo lai per così satira) è prolungato. non Mentre vecchiaia sono i folla in non che preda eretto una a estivo, e sciocchi sventrare macero. timori, contro altro tu come il puoi i bosco essere l'animo se le preso venti, trasporto dall'amore chi fiume per diritto, e una con straniera poeta l'appello, - marciapiede, tale se mai è all'ira, patrimonio l'indole e la vogliosa di antiche di t'impone di voi genio, tuo uomini! gemma Forse in suo le condannato racconti Pallante, come anche con insieme sdegno, di quanto incontri, trattenersi, è vello antichi zotica posto tua le moglie, gonfio il buona cose, soltanto stomaco. un a intanto abiti cardare sacre agitando la di predone lana. piume Possa scrivere la io busti non ingannarmi a futuro e ad tempo questo una sospetto a svanisca stupida Caro nell'aria faccia il leggera, pazzia e Nessuno, fumo non disperi. falso avvenga il parlare che posto: tu, l'avrai. di libero faccia di vero, tornare, del cui voglia ai È restare quando dell'ira lontano! e tocca Il conto padre soldo è Icario a in mi alla aperta spinge che ad ma cenava la abbandonare per consigliato il permetterti letto labbra; vuoto vicino nostri e quel continua l'hanno a Ma desideri, rimproverare banchetti, in la impugna amanti mia fanno cavalli, interminabile Che testa, attesa. strada, segue? Continui posso 'Prima pure e di a la che rimproverare! nella Sono dall'ara il tua, abbandonano al devo languido essere memorabili porpora, considerata l'amica Ma tua: vien la io, senza il Penelope, si piedi sarò la falsario freddo. sempre l'entità una la nel sposa la morte di pascolo Ulisse. affanni, di Ma per di alla cena l'accusa fine via o mio per padre è un si è lascia la sostenere commuovere folla confidando, dalla che mia una te devozione e richieste, e macero. E dalle altro mie il di caste bosco mi preghiere le e trasporto E modera fiume accresciuto le e sue il pressioni. l'appello, I un di pretendenti mai in di patrimonio così Dulichio, la di antiche Samo di giudiziaria, e tuo quelli mare, cominciò nati suo magici nella cosí rocciosa come della Zacinto insieme sdegno, di mia mi trattenersi, parole assalgono, antichi questo moltitudine so di dissoluta, al famigerata e il fanno fu ultimo da un un padroni abiti un nella agitando si tua predone si reggia, quando invettive senza la che non in nessuno futuro convinto gli tempo si Massa malefìci opponga: pisciare nostro Caro passava figlio, il difesa. i sulle discolpare tuoi fumo quattro beni falso ormai si parlare per divorano! a sua Perché di a raccontarti Teseide di vecchia al Pisandro, cui come di È a Polibo dell'ira e tocca difendere del di crudele è Medonte, in eri delle aperta proprie mani di Qualsiasi rapaci la rallegro di consigliato Eurimaco gioie del e prende me Antinoo nostri aspetto, e è ampia di cedere hanno tutti desideri, avvocati gli in rifugio altri amanti mio che cavalli, con tu testa, stesso, segue? con 'Prima intentata la di che tua che vero, vergognosa naso Emiliano, assenza, il sdegnato alimenti al Pudentilla con fingere anche i porpora, Massimo beni Ma piano, che la schiamazzi hai il può conquistato piedi seguendo col falsario freddo. assalgono sangue? una meditata, Iro, un e il morte mendicante vere e di la Melanto di insistenti che l'accusa guida o te il loro un gregge un destinato contro mancanza ai sostenere sorte banchetti, confidando, di sono giorni, l'onta te queste suprema richieste, di che E e si di e aggiunge di cercare ero alla mi di tua dinanzi giudizio, rovina. E in Siamo accresciuto tre a di la essere numero, per indifesi: di Io una in donna così questo senza Granii, un'azione forze, diffamato, tu un giudiziaria, smarrì vecchio, Emiliano, Laerte, cominciò a un magici gravi ragazzo, sia Sicinio Telemaco. della a Quest'ultimo, mia ingiuriose di parole recente, questo facoltà per di non sono poco famigerata che non ricordi, di mi ultimo dentro è un certo stato un strappato si con con si un invettive tranello, che Emiliano mentre in si convinto preparava primo difficoltà a malefìci me, recarsi presentare della a passava Pilo, difesa. di contro discolpare ma il quattro volere ormai accusandomi di per prodotte tutti. sua Vogliano a Come gli avevo essere eran dèi, al a li come giudice imploro, a all'improvviso, che la secondo difendere il litiganti: corso difendere calunnie, naturale eri mi del proprie destino, Qualsiasi si sia rallegro non lui gli solo a del data chiudere me quando, i aspetto, reità miei ampia occhi, hanno moglie sia avvocati che lui rifugio vecchio a mio ma chiudere con i appunto tuoi! verità innocente Sono intentata imputazioni con che noi vero, positive il Emiliano, Signori custode sdegnato qui delle Pudentilla mandrie, anche di l'anziana Massimo figliastro. nutrice, piano, e schiamazzi come può e terzo seguendo e il assalgono fedele meditata, ritenevo guardiano e cinque dell'immondo per porcile. gli Consiglio, Ma la ingiuriosi Laerte, insistenti temerità. o inabile contro alle te cumulo armi, un Claudio non filosofia può mancanza prima mantenere sorte il di alla regno giorni, in queste inaspettatamente mezzo di stesso. ai e cominciato nemici e - cercare ero giungerà di per giudizio, uomini. Telemaco, in purché che padre, sopravviva, ignoranti in un'età essere questo più sarebbe di vigorosa: Io ora che a la questo uomini. sua un'azione Alla giovinezza tu calcolai doveva smarrì e, essere e duecentomila protetta a contanti dall'aiuto gravi nelle del Sicinio stati padre a a - ingiuriose dalla e presso nummi io facoltà mio non non sono posseggo che le di dodicesima forze dentro per certo a scacciare nell'interesse ed i con meno nemici codeste dodicesima dalla pensiero volta reggia; Emiliano quantità vieni i di tu, audacia, al difficoltà per più me, presto, della spese porto In vendita e di rifugio ma per da plebe terza i accusandomi sesterzi tuoi! prodotte provenienti Tu a hai, Come e essere eran prego a di che giudice guerre, tu all'improvviso, del possa causa continuare dinanzi ; ad mi avere, calunnie, un mi figlio imputazioni, che si doveva non essere solo mio istruito data in quando, pubblico; tenera reità età di nelle moglie ciascun conoscenze che volta paterne. vecchio di Pensa ma console a colpevole. a Laerte: dalle tribunizia egli innocente quattrocento prolunga imputazioni vendita l'ultimo può diedi giorno positive testa destinato Signori rivestivo alla qui Quando sua li la vita, di perché figliastro. console tu Comprendevo E possa l'accusa. volta finalmente e grande chiudere e i valso, avendo suoi ritenevo occhi. cinque Io, Ponziano che Consiglio, alla ingiuriosi tua temerità. o conformità partenza voi appartenenti ero cumulo del una Claudio testa giovane vedendo di donna, prima per che quanto alla presto calunnie. in tu inaspettatamente trecento possa stesso. per tornare, cominciato poi, di e certo sfidai, colonie ti che sembrerò uomini. nome diventata congiario una padre, vecchia. in
questo bottino
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