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Ovidio - Ex Ponto - Liber Iv - 15

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XV Sex. Pompeio

Si quis adhuc usquam nostri non inmemor extat
quidve relegatus Naso requirit agam,
Caesaribus vitam, Sexto debere salutem
me sciat. A superis hic mihi primus erit.

5
Tempora nam miserae complectar ut omnia vitae,
a meritis eius pars mihi nulla vacat.
Quae numero tot sunt quot in horto fertilis arui
punica sub lento cortice grana rubent,
Africa quot segetes, quot Tmolia terra racemos,

10
quot Sicyon bacas, quot parit Hybla favos.
Confiteor: testere licet. Signate, Quirites!
Nil opus est legum viribus, ipse loquor.
Inter opes et me, parvam rem, pone paternas,
pars ego sum census quantulacumque tui.

15
Quam tua Trinacria est regnataque terra Philippo,
quam domus Augusto continuata foro,
quam tua, rus oculis domini, Campania, gratum,
quaeque relicta tibi, Sexte, vel empta tenes,
tam tuus en ego sum, cuius te munere tristi

20
non potes in Ponto dicere habere nihil.
Atque utinam possis et detur amicius arvum
remque tuam ponas in meliore loco!
Quod quoniam in dis est, tempta lenire precando
numina perpetua quae pietate colis.

25
Erroris nam tu vix est discernere nostri
sis argumentum maius an auxilium.
Nec dubitans oro, sed flumine saepe secundo
augetur remis cursus euntis aquae.
Et pudet et metuo semperque eademque precari,

30
ne subeant animo taedia iusta tuo.
Verum quid faciam? res inmoderata cupido est:
da veniam vitio, mitis amice, meo.
Scribere saepe aliud cupiens delabor eodem:
ipsa locum per se littera nostra rogat.

35
Seu tamen effectus habitura est gratia, seu me
dura iubet gelido Parca sub axe mori,
semper inoblita repetam tua munera mente
et mea me tellus audiet esse tuum.
Audiet et caelo posita est quaecumque sub ullo,

40
transit nostra feros si modo Musa Getas,
teque meae causam servatoremque salutis
meque tuum libra norit et aere minus.


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15^ collera per - mare A lo margini Sesto (scorrazzava riconosce, Pompeo. venga
Se
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[biancafarfalla] - [2017-07-23 18:08:46]

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