Splash Latino - Ovidio - Amores - Liber Iii - 13

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Ovidio - Amores - Liber Iii - 13

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Cum mihi pomiferis coniunx foret orta Faliscis,
moenia contigimus victa, Camille, tibi.
casta sacerdotes Iunoni festa parabant
et celebres ludos indigenamque bovem;
grande morae pretium ritus cognoscere, quamvis
difficilis clivis huc via praebet iter.
Stat vetus et densa praenubilus arbore lucus;
adspice -- concedas numen inesse loco.
accipit ara preces votivaque tura piorum --
ara per antiquas facta sine arte manus.
hinc, ubi praesonuit sollemni tibia cantu,
it per velatas annua pompa vias;
ducuntur niveae populo plaudente iuvencae,
quas aluit campis herba Falisca suis,
et vituli nondum metuenda fronte minaces,
et minor ex humili victima porcus hara,
duxque gregis cornu per tempora dura recurvo.
invisa est dominae sola capella deae;
illius indicio silvis inventa sub altis
dicitur inceptam destituisse fugam.
nunc quoque per pueros iaculis incessitur index
et pretium auctori vulneris ipsa datur.
Qua ventura dea est, iuvenes timidaeque puellae
praeverrunt latas veste iacente vias.
virginei crines auro gemmaque premuntur,
et tegit auratos palla superba pedes;
more patrum Graio velatae vestibus albis
tradita supposito vertice sacra ferunt.
ora favent populi tum cum venit aurea pompa,
ipsa sacerdotes subsequiturque suas.
Argiva est pompae facies; Agamemnone caeso
et scelus et patrias fugit Halaesus opes
iamque pererratis profugus terraque fretoque
moenia felici condidit alta manu.
ille suos docuit Iunonia sacra Faliscos.
sint mihi, sint populo semper amica suo!


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13
che rotto
Poiché
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