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Nepote - Liber De Excellentibus Ducibus Exterarum Gentium - Epaminondas - 7

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[7] Fuisse patientem suorumque iniurias ferentem civium, quod se patriae irasci nefas esse duceret, haec sunt testimonia. Cum eum propter invidiam cives sui praeficere exercitui noluissent duxque esset delectus belli imperitus, cuius errore eo esset deducta illa multitudo militum, ut omnes de salute pertimescerent, quod locorum angustiis clausi ab hostibus obsidebantur, desiderari coepta est Epaminondae diligentia. Erat enim ibi privatus numero militis. 2 A quo cum peterent opem, nullam adhibuit memoriam contumeliae et exercitum obsidione liberatum domum reduxit incolumem. Nec vero hoc semel fecit, sed saepius. 3 Maxime autem fuit illustre, cum in Peloponnesum exercitum duxisset adversus Lacedaemonios haberetque collegas duos, quorum alter erat Pelopidas, vir fortis ac strenuus. Hic cum criminibus adversariorum omnes in invidiam venissent ob eamque rem imperium iis esset abrogatum atque in eorum locum alii praetores successissent, Epaminondas populi scito non paruit, 4 idemque ut facerent, persuasit collegis et bellum, quod susceperat, gessit. Namque animadvertebat, nisi id fecisset, totum exercitum propter praetorum imprudentiam inscitiamque belli periturum. 5 Lex erat Thebis, quae morte multabat, si quis imperium diutius retinuisset, quam lege praefinitum foret. Hanc Epaminondas cum rei publicae conservandae causa latam videret, ad perniciem civitatis conferre noluit et quattuor mensibus diutius, quam populus iusserat, gessit imperium.

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