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Nepote - Liber De Excellentibus Ducibus Exterarum Gentium - Epaminondas - 5

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[5] Fuit etiam disertus, ut nemo ei Thebanus par esset eloquentia, neque minus concinnus in brevitate respondendi quam in perpetua oratione ornatus. 2 Habuit obtrectatorem Menecliden quendam, indidem Thebis, et adversarium in administranda re publica, satis exercitatum in dicendo, ut Thebanum scilicet: namque illi genti plus inest virium quam ingenii. 3 Is quod in re militari florere Epaminondam videbat, hortari solebat Thebanos, ut pacem bello anteferrent, ne illius imperatoris opera desideraretur. Huic ille 'Fallis' inquit 'verbo civis tuos, quod hos a bello avocas: otii enim nomine servitutem concilias. 4 Nam paritur pax bello. Itaque, qui ea diutina volunt frui, bello exercitati esse debent. Quare, si principes Graeciae vultis esse, castris est vobis utendum, non palaestra. 5 Idem ille Meneclides cum huic obiceret, quod liberos non haberet neque uxorem duxisset, maximeque insolentiam quod sibi Agamemnonis belli gloriam videretur consecutus, 'At' ille 'desine' inquit, 'Meneclida, de uxore mihi exprobrare: nam nullius in ista re minus uti consilio volo'. - Habebat enim Meneclides suspicionem adulterii -. 6 'Quod autem me Agamemnonem aemulari putas, falleris. Namque ille cum universa Graecia vix decem annis unam cepit urbem; ego contra ea una urbe nostra dieque uno totam Graeciam Lacedaemoniis fugatis liberavi.'

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