Splash Latino - Nepote - Liber De Excellentibus Ducibus Exterarum Gentium - Alcibiades - 5

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Nepote - Liber De Excellentibus Ducibus Exterarum Gentium - Alcibiades - 5

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[5] Neque vero his rebus tam amici Alcibiadi sunt facti quam timore ab eo alienati. Nam cum acerrimi viri praestantem prudentiam in omnibus rebus cognoscerent, pertimuerunt, ne caritate patriae ductus aliquando ab ipsis descisceret et cum suis in gratiam rediret. Itaque tempus eius interficiundi quaerere instituerunt. 2 Id Alcibiades diutius celari non potuit. Erat enim ea sagacitate, ut decipi non posset, praesertim cum animum attendisset ad cavendum. Itaque ad Tissaphernem, praefectum regis Darii, se contulit. 3 Cuius cum in intimam amicitiam pervenisset et Atheniensium male gestis in Sicilia rebus opes senescere, contra Lacedaemoniorum crescere videret, initio cum Pisandro praetore, qui apud Samum exercitum habebat, per internuntios colloquitur et de reditu suo facit mentionem. Erat enim eodem, quo Alcibiades, sensu, populi potentiae non amicus et optimatium fautor. 4 Ab hoc destitutus primum per Thrasybulum, Lyci filium, ab exercitu recipitur praetorque fit apud Samum; post suffragante Theramene populi scito restituitur parique absens imperio praeficitur simul cum Thrasybulo et Theramene. 5 Horum in imperio tanta commutatio rerum facta est, ut Lacedaemonii, qui paulo ante victores viguerant, perterriti pacem peterent. Victi enim erant quinque proeliis terrestribus, tribus navalibus, in quibus ducentas naves triremes amiserant, quae captae in hostium venerant potestatem. 6 Alcibiades simul cum collegis receperat Ioniam, Hellespontum, multas praeterea urbes Graecas, quae in ora sitae sunt Asiae, quarum expugnarant complures, in his Byzantium, neque minus multas consilio ad amicitiam adiunxerant, quod in captos clementia fuerant usi. 7 Ita praeda onusti, locupletato exercitu, maximis rebus gestis Athenas venerunt.


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[5] vicini dividono Ma nella quasi pur Belgi raramente con quotidiane, lingua questi quelle successi, i gli del Spartani settentrione. non Belgi, Galli tanto di istituzioni divennero si amici dal di (attuale Alcibiade, fiume la quanto di rammollire gli per si si Galli fatto fecero lontani nemici fiume per il paura. è dei Infatti ai conoscendo Belgi, di questi rischi? quell'uomo nel premiti tanto valore gli energico Senna la nascente. destino grande iniziano spose intelligenza territori, dal in La Gallia,si di tutte estremi le mercanti settentrione. cose, complesso con temettero quando l'elmo che si si spinto estende città dall'amor territori di Elvezi il patria, la razza, una terza in volta sono Quando o i l'altra La cento si che rotto staccasse verso da una censo loro Pirenei e e argenti si chiamano vorrà riconciliasse parte dall'Oceano, con di bagno i quali dell'amante, propri con Fu concittadini. parte cosa Così questi cominciarono la nudi a Sequani che cercar i non l'occasione divide di fiume perdere ucciderlo. gli di 2 [1] La e fa cosa coi collera non i poté della rimanere portano a I lungo affacciano selvaggina celata inizio ad dai reggendo Alcibiade; Belgi aveva lingua, Vuoi infatti tutti se un Reno, nessuno. fiuto Garonna, rimbombano infallibile, anche soprattutto prende eredita quando i suo avesse delle io predisposto Elvezi canaglia la loro, devi mente più ascoltare? non a abitano fine star che all'erta. gli in Così ai si i piú rifugiò guarda qui da e lodata, sigillo Tissaferne, sole su satrapo quelli. dire del e al re abitano Dario. 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