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Marziale - Epigrammi - Liber Xii - 32

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XXXII


O Iuliarum dedecus Kalendarum,
Vidi, Vacerra, sarcinas tuas, vidi;
Quas non retentas pensione pro bima
Portabat uxor rufa crinibus septem
5 Et cum sorore cana mater ingenti.
Furias putavi nocte Ditis emersas.
Has tu priores frigore et fame siccus
Et non recenti pallidus magis buxo
Irus tuorum temporum sequebaris.
10 Migrare clivom crederes Aricinum.
Ibat tripes grabatus et bipes mensa,
Et cum lucerna corneoque cratere
Matella curto rupta latere meiebat;
Foco virenti suberat amphorae cervix;
15 Fuisse gerres aut inutiles maenas
Odor inpudicus urcei fatebatur,
Qualis marinae vix sit aura piscinae.
Nec quadra deerat casei Tolosatis,
Quadrima nigri nec corona pulei
20 Calvaeque restes alioque cepisque,
Nec plena turpi matris olla resina,
Summemmianae qua pilantur uxores
Quid quaeris aedes vilicesque derides,
Habitare gratis, o Vacerra, cum possis?
25 Haec sarcinarum pompa convenit ponti.


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[mastra] - [2010-09-26 07:06:43]

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