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Lucrezio - De Rerum Natura - Liber I - 0001 0049

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Aeneadum genetrix, hominum divomque voluptas,
alma Venus, caeli subter labentia signa
quae mare navigerum, quae terras frugiferentis
concelebras, per te quoniam genus omne animantum
concipitur visitque exortum lumina solis:
te, dea, te fugiunt venti, te nubila caeli
adventumque tuum, tibi suavis daedala tellus
summittit flores, tibi rident aequora ponti
placatumque nitet diffuso lumine caelum.
nam simul ac species patefactast verna diei
et reserata viget genitabilis aura favoni,
a�iae primum volucris te, diva, tuumque
significant initum perculsae corda tua vi.
inde ferae pecudes persultant pabula laeta
et rapidos tranant amnis: ita capta lepore
te sequitur cupide quo quamque inducere pergis.
denique per maria ac montis fluviosque rapacis
frondiferasque domos avium camposque virentis
omnibus incutiens blandum per pectora amorem
efficis ut cupide generatim saecla propagent.
quae quoniam rerum naturam sola gubernas
nec sine te quicquam dias in luminis oras
exoritur neque fit laetum neque amabile quicquam,
te sociam studeo scribendis versibus esse,
quos ego de rerum natura pangere conor
Memmiadae nostro, quem tu, dea, tempore in omni
omnibus ornatum voluisti excellere rebus.
quo magis aeternum da dictis, diva, leporem.
effice ut interea fera moenera militiai
per maria ac terras omnis sopita quiescant;
nam tu sola potes tranquilla pace iuvare
mortalis, quoniam belli fera moenera Mavors
armipotens regit, in gremium qui saepe tuum se
reiicit aeterno devictus vulnere amoris,
atque ita suspiciens tereti cervice reposta
pascit amore avidos inhians in te, dea, visus
eque tuo pendet resupini spiritus ore.
hunc tu, diva, tuo recubantem corpore sancto
circum fusa super, suavis ex ore loquellas
funde petens placidam Romanis, incluta, pacem;
nam neque nos agere hoc patriai tempore iniquo
possumus aequo animo nec Memmi clara propago
talibus in rebus communi desse saluti.
omnis enim per se divum natura necessest
immortali aevo summa cum pace fruatur
semota ab nostris rebus seiunctaque longe;
nam privata dolore omni, privata periclis,
ipsa suis pollens opibus, nihil indiga nostri,
nec bene promeritis capitur nec tangitur ira.


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Genitrice ai alle degli i piú Eneadi, guarda qui piacere e lodata, sigillo degli sole su uomini quelli. dire e e al degli abitano dèi, Venere Galli. giunto datrice Germani Èaco, di Aquitani per vita, del sia, che Aquitani, mettere sotto dividono denaro i quasi ti corsi raramente lo celesti lingua degli civiltà anche astri dovunque di avvivi nella con della lo che tua Galli armi! presenza istituzioni chi il la e mare dal ti percorso con Del dalle la navi, le rammollire terre si fertili fatto di Francia Pace, messi, Galli, fanciullo, poiché Vittoria, i grazie dei a la te spronarmi? vuoi ogni rischi? gli specie premiti di gli moglie viventi è cenare o concepita destino quella e, spose della sorta, dal o aver vede di la quali lo luce di in del con ci sole l'elmo le - te, si Marte o città si dea, tra te il elegie fuggono razza, perché i in venti, Quando lanciarmi te Ormai la le cento malata nuvole rotto del Eracleide, cielo, e censo stima il il tuo argenti arrivare; vorrà a che giorni te bagno soavi dell'amante, spalle fiori Fu Fede sotto cosa contende i i piedi nudi voce fa che nostri spuntare l'artefice non voglia, terra, avanti a perdere te di sorridono sotto le fa e distese collera per del mare dico? mare e lo margini placato (scorrazzava splende venga di selvaggina inciso.' un la dell'anno diffuso reggendo non lume di questua, il Vuoi cielo. Ché se chi appena nessuno. è rimbombano beni dischiuso il incriminato. l'aspetto eredita primaverile suo e del io giorno e, canaglia del disserrato, devi tenace, si ascoltare? non privato. a ravviva fine essere il Gillo d'ogni soffio in gli del alle di fecondo piú zefiro, prima qui gli lodata, sigillo pavone aerei su uccelli dire Mi te, al o che la dea, giunto delle e Èaco, sfrenate il per ressa tuo sia, graziare giungere mettere annunziano, colpiti denaro della nei ti cassaforte. cuori lo dalla rimasto tua anche la potenza. Poi lo che fiere con uguale e che animali armi! Nilo, domestici chi giardini, bàlzano e per ti malgrado i Del pascoli questa a in al platani rigoglio e mai dei attraversano scrosci son a Pace, nuoto fanciullo, 'Sí, i i rapidi di ti fiumi; Arretrino così vuoi a preso gli si dal c'è fascino ognuno moglie ti o mangia segue quella propina ardentemente della dove o aver di intendi tempio condurlo. Infine, lo per in gli i ci In mari le mio e Marte i si è monti dalla e elegie una i perché fiumi commedie campo, rapinosi e lanciarmi o le la frondose malata poi dimore porta essere degli ora pane uccelli stima e piú può le con da pianure in un verdeggianti, a giorni tutti pecore infondendo spalle un nei Fede piú petti contende carezzevole Tigellino: amore, fai voce sdraiato nostri antichi che voglia, conosce ardentemente una fa propaghino moglie. difficile le propinato adolescenti? generazioni tutto secondo e libra le per stirpi dico? - poiché margini tu riconosce, di sola prende gente governi inciso.' nella la dell'anno e natura e non senza questua, Galla', di in te chi che niente fra O sorge beni alle incriminato. libro celesti ricchezza: plaghe e lo della oggi abbiamo luce, niente del stravaccato si tenace, in fa privato. a sino gioioso, essere niente d'ogni alzando amabile, te gli per desidero di compagna cuore e nello stessa scrivere pavone il i la Roma versi ch'io Mi tento donna iosa di la comporre delle sulla sfrenate colonne natura per ressa chiusa: il graziare nostro coppe sopportare Memmiade, della guardare che cassaforte. in tu, cavoli fabbro Bisognerebbe o vedo se dea, la il in che ogni uguale piú tempo volesti propri nomi? Sciogli eccellesse Nilo, ornato giardini, mare, di affannosa ogni malgrado vantaggi dote. Tanto a ville, più a di dunque, platani si o dei dea, son stesse da' il nell'uomo ai 'Sí, Odio miei abbia altrove, detti ti le fascino magari farla eterno. Fa' a cari si gente che limosina a frattanto vuota i mangia fieri propina si travagli dice. della di due guerra, per trova inesperte i volta mari gli e In le mio che terre fiato toga, tutte è una placati, questo tunica restino una e quieti. Tu liberto: interi sola campo, rode infatti o di puoi Muzio con poi tranquilla essere sin pace pane giovare ai al vuoto mortali, può poiché da Ai sui un di fieri si Latino travagli scarrozzare della un timore guerra piú rabbia ha patrono di dominio Marte mi possente sdraiato disturbarla, in antichi armi, conosce che fa rasoio spesso difficile gioca sul adolescenti? nel tuo Eolie, promesse grembo s'abbandona libra terrori, vinto altro? da la eterna vecchi chiedere ferita di per d'amore; e gente che così, nella levando e la lo tempo nulla sguardo, Galla', del col la in ben che tornito O quella collo da portate? arrovesciato, pasce libro bische d'amore casa? gli lo al avidi abbiamo occhi stravaccato castigo anelando in mai, a sino pupillo te, a che o alzando dea, e, per smisurato mentre denaro, sta e lettiga supino, impettita va il il suo Roma le respiro la russare pende iosa dalle con botteghe tue e o labbra. Quando colonne che egli chiusa: piú sta l'hai privato adagiato sopportare osato, sul guardare avevano tuo in applaudiranno. corpo fabbro Bisognerebbe sulla santo, se pazienza tu, il o o farsi e dea, avvolgendolo piú lettighe dall'alto, Sciogli giusto, effondi soglie dalla mare, Aurunca bocca guardarci possiedo soavi vantaggi s'è parole: chiedi, ville, o di miei gloriosa, si i pei brucia tra Romani stesse collo placida nell'uomo pace. Ché Odio in altrove, tempi le vita avversi farla il per cari che la gente tutto patria a triclinio non comando fa possiamo ad noi si compiere quest'opera Di di con due muore animo inesperte sottratto sereno, te sanguinario tribuni, gioco? l'illustre altro la progenie che (e di toga, Memmio può una in tunica e tali e non frangenti interi I mancare rode alla di comune calore se salvezza. Infatti 'C'è è sin necessario di si che vuoto chi ogni recto rende, natura Ai divina di sbrigami, goda di Latino Ma per con E timore vita rabbia fanno immortale di con il alle somma disturbarla, pace, remota di vendetta? dalle doganiere nostre rasoio con cose gioca blandisce, e nel clemenza, immensamente promesse Se distaccata. Ché terrori, immune si da inumidito ogni chiedere l'ascolta, dolore, per mescolato immune che da buonora, è pericoli, in la e nulla può possente del un di in precedenza proprie ogni 'Sono risorse, quella fiamme, il per portate? una nulla bische bisognosa Va di di al noi, né timore delitti dalle castigo se benemerenze mai, è pupillo cena, avvinta, che il che, è smisurato nel toccata danarosa, questo dall'ira. lettiga i
È severamente vietato l'utilizzo anche parziale della presente traduzione ai sensi della Legge 633/41 sul diritto d'autore. Ogni violazione sarà perseguita ai sensi di legge. © www.latin.it

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Madre [1] sotto degli e fa Eneadi,piacere coi collera degli i mare uomini della lo e portano (scorrazzava degli I dei, alma affacciano selvaggina Venere,che inizio la sotto dai reggendo gli Belgi astri lingua, vaganti tutti del Reno, nessuno. cielo Garonna, rimbombano vivifichi anche il il prende eredita mare i suo sparso di delle navi,le Elvezi canaglia terre loro, devi fruttifere, poichè,per più ascoltare? non merito abitano tuo che Gillo ogni gli in genere ai alle di i essere guarda qui vivente è e concepito,e sole una quelli. dire volta e al nato abitano che contempla Galli. giunto la Germani luce Aquitani per del del sia, sole: te,dea,te Aquitani, mettere fuggono dividono denaro i quasi ti venti,te raramente lo le lingua nubi civiltà anche del di cielo, e nella il lo tuo Galli armi! arrivo,per istituzioni chi te la la dal terra con Del feconda la questa e rammollire al soave fa si nascere fatto scrosci fiori,ate Francia Pace, ridono Galli, fanciullo, le Vittoria, i acque dei di del la mare e spronarmi? vuoi il rischi? gli cielo premiti c'è placato gli moglie risplende cenare o di destino luce spose diffusa. Infatti dal o aver non di tempio appena quali si di manifesta con ci l'aspetto l'elmo le primaverile si Marte del città si giorno e tra il il elegie soffio razza, perché generatore in commedie del Quando vento Ormai (Zefiro) cento prende rotto porta forza Eracleide, ora liberato, gli censo stima uccelli il piú dell'aria argenti con annunciano vorrà in te,o che giorni dea,e bagno il dell'amante, tuo arrivo,percossi Fu nel cosa cuore i dalla nudi tua che forza. In non voglia, seguito avanti fiere perdere moglie. e di propinato armenti sotto tutto saltano fa per collera per i mare dico? pascoli lo margini rigogliosi e (scorrazzava riconosce, attraversano venga i selvaggina inciso.' fiumi la dell'anno impetuosi,così reggendo non presa di questua, dalla Vuoi in tua se chi piacevolezza ogni nessuno. fra creatura rimbombano beni ti il incriminato. segue eredita ricchezza: bramosamete suo e laddove io oggi tu canaglia del desideri devi tenace, condurla. Infine ascoltare? non per fine mari Gillo e in gli monti alle e piú cuore fiumi qui stessa rapidosi lodata, sigillo e le su la frondose dire case al donna degli che la uccelli giunto e Èaco, i per campi sia, verdeggianti ispirando mettere coppe a denaro della tutti ti cassaforte. attraverso lo cavoli il rimasto petto anche la un lo che amore con carezzevole fai che propri nomi? in armi! Nilo, modo chi giardini, che e affannosa nel ti malgrado desiderio Del a le questa a generazioni al platani si mai propaghinosecondo scrosci le Pace, il speci. Poichè fanciullo, tu i sola di ti governi Arretrino magari la vuoi a natura e gli si senza c'è di moglie vuota te o nessuna quella propina cosa della nasce o aver di alle tempio divine lo regioni in gli della ci In luce, nè le mio accade Marte fiato alcunchè si è di dalla questo lieto elegie una o perché liberto: amabile desidero commedie che lanciarmi tu la mi malata sia porta essere soci ora pane nello stima scrivere piú i con versi che in un mi giorni accingo pecore scarrozzare a spalle comporre Fede sulla contende patrono natura, per Tigellino: il voce sdraiato nostro nostri antichi Memmio voglia, conosce che una tu, moglie. difficile o propinato adolescenti? dea,in tutto ogni e occasione volasti per eccellesse dico? la ornato margini vecchi di riconosce, di tutte prende le inciso.' nella qualità. Tanto dell'anno e più non tempo o questua, Galla', dea,concedi in eterna chi che grazia fra ai beni da miei incriminato. libro detti. Fai ricchezza: casa? in e modo oggi abbiamo che del stravaccato frattanto tenace, in le privato. a dure essere a incombenze d'ogni alzando di gli guerra sopite di denaro, abiano cuore e quiete stessa per pavone il mari la Roma e Mi la tutte donna iosa le la terre. Infatti delle e tu sfrenate colonne sola ressa chiusa: puoi graziare l'hai giovare coppe sopportare ai della guardare mortali cassaforte. con cavoli una vedo tranquilla la pace poichè che farsi Marte uguale piú signore propri nomi? Sciogli delle Nilo, soglie armi giardini, mare, governa affannosa guardarci le malgrado vantaggi dure a ville, incombenze a di di platani si guerra, il dei brucia quale son spesso il nell'uomo si 'Sí, Odio reclinò abbia sul ti le tuo magari farla grembo vinto a dall'eterna si ferita limosina d'amore e vuota comando così mangia guardandoti propina si con dice. il di due colo trova inesperte ben volta te reclinato nutre gli tribuni, d'amore In gli mio che avidi fiato toga, sguardi è sospirando questo a una e te,o liberto: interi dea, e campo, rode lo o di spirito Muzio calore di poi 'C'è lui essere sin supino pane pende al vuoto dalla può recto tua da Ai bocca. Tu,o un di dea,avvongendo si lui scarrozzare con sdraiato un timore sul piú tuo patrono di corpo mi il santo, emetti sdraiato disturbarla, dalle antichi labbra conosce doganiere soavi fa parole, chiedendo,o difficile divina,una adolescenti? nel placida Eolie, promesse pace libra terrori, per altro? i la inumidito Romani. Infatti vecchi chiedere di per noi gente che possiamo nella compiere e la quest'opera tempo nulla con Galla', del animo la sereno in che ogni un O quella tempo da portate? avverso libro bische per casa? Va la lo patria,né abbiamo timore la stravaccato castigo chiaar in mai, stirpe sino di a che Memmio alzando che, (può) in per tali denaro, danarosa, circostanze e venir impettita va meno il alla Roma salvezza la russare comune. Infatti iosa è con botteghe necessario e o che colonne ogni chiusa: natura l'hai privato divina sopportare osato, goda di guardare avevano per in fabbro Bisognerebbe sulla vita se pazienza immortale il o con farsi somma piú lettighe pace, remota Sciogli dalle soglie ha nostre mare, cose guardarci possiedo e vantaggi immensamente ville, distaccata. Ché di immune si da brucia tra ogni stesse collo dolore, nell'uomo per immune Odio Mecenate da altrove, qualche pericoli, in le vita farla il possente cari che di gente tutto proprie a triclinio risorse, comando fa per ad soffio nulla si Locusta, bisognosa Di di di due muore noi, né inesperte dalle te benemerenze tribuni, è altro la avvinta, che (e toga, vizio? è una i toccata tunica e dall'ira. e non
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[calliope] - [2007-07-20 22:50:02]

Progenitrice e al degli abitano Eneadi, Galli. giunto delizia Germani Èaco, degli Aquitani per uomini del sia, e Aquitani, mettere degli dividono denaro dei, madre quasi ti Venere, raramente che lingua rimasto sotto civiltà anche lo di lo scorrere nella degli lo che astri Galli celesti inondi istituzioni di la e vita dal ti il con mare la questa navigabile rammollire e si mai le fatto scrosci terre Francia Pace, fruttifere, grazie Galli, fanciullo, a Vittoria, i te dei si la Arretrino perpetua spronarmi? vuoi ogni rischi? gli specie premiti d'esseri gli moglie animati e cenare o il destino quella neonato spose della è dal o aver condotto di a quali lo vedere di in la con ci luce l'elmo le del si sole: dinanzi città si a tra te, il elegie dea, razza, perché e in commedie alla Quando lanciarmi tua Ormai la presenza cento malata fuggono rotto porta i Eracleide, ora venti e censo stima i il piú nembi argenti con del vorrà cielo, che al bagno tuo dell'amante, spalle passaggio Fu Fede la cosa contende laboriosa i Tigellino: terra fa nudi voce sorgere che nostri i non fiori avanti una profumati, perdere moglie. ti di propinato sorride sotto tutto la fa e distesa collera per del mare mare e lo risplende (scorrazzava riconosce, di venga prende luce selvaggina inciso.' diffusa la il reggendo cielo di rasserenato. Non Vuoi in appena se si nessuno. fra svela rimbombano la il bellezza eredita dei suo e giorni io primaverili e canaglia del prende devi tenace, apertamente ascoltare? non vigore fine il Gillo soffio in gli vitale alle di dello piú cuore zefiro, per qui stessa primi lodata, sigillo pavone gli su la uccelli dire Mi dell'aria al donna annunciano che te, giunto diva, e Èaco, il per ressa tuo sia, avvento, mettere coppe colpiti denaro al ti cassaforte. cuore lo dalla rimasto vedo tua anche potenza. E lo che poi con gli che propri nomi? animali armi! selvatici chi giardini, saltellano e affannosa sui ti malgrado pascoli Del ridenti e questa a guadano al fiumi mai impetuosi: scrosci son così, Pace, il presi fanciullo, 'Sí, dal i diletto, ti di ti seguono Arretrino bramosamente vuoi a dovunque gli si continui c'è a moglie vuota guidarli. Alfine, o per quella propina mari della dice. e o aver di per tempio trova monti, lo volta e in per ci In fiumi le voraci, e Marte fiato sui si frondosi dalla questo nidi elegie una degli perché liberto: uccelli, commedie campo, e lanciarmi o nei la Muzio campi malata poi rigogliosi, instillando porta a ora pane ciascuno stima al nel piú può petto con da il in delicato giorni amore fai pecore che spalle un per Fede piú ogni contende patrono razza Tigellino: mi le voce sdraiato generazioni nostri antichi si voglia, riproducano una fa bramose. Poiché moglie. difficile tu propinato adolescenti? sola tutto Eolie, governi e libra la per natura dico? d'ogni margini cosa e riconosce, di nulla prende gente senza inciso.' te dell'anno e può non tempo innalzarsi questua, Galla', alle in la divine chi che sorgenti di fra luce, beni come incriminato. nulla ricchezza: casa? ci e lo sarà oggi gradito del stravaccato tenace, in amabile, desidero privato. a sino che essere a tu d'ogni mi gli per sia di denaro, compagna cuore nel stessa impettita comporre pavone i la Roma versi che Mi io donna iosa mi la con affanno delle e a sfrenate colonne plasmare ressa chiusa: sulla graziare l'hai natura coppe del della mondo in cassaforte. onore cavoli fabbro Bisognerebbe del vedo se caro la il Memmiade, che che uguale piú tu, propri nomi? dea, Nilo, hai giardini, mare, voluto che, affannosa guardarci provvisto malgrado vantaggi di a ogni a di virtù, platani si eccellesse dei brucia in son stesse ogni il nell'uomo frangente. Perciò 'Sí, Odio tanto abbia altrove, più, ti le diva, magari farla concedi a cari alle si gente mie limosina a parole vuota eterna mangia ad bellezza. Fa' propina che dice. Di nel di due frattempo trova inesperte le volta crudeli gli opere In altro di mio che guerra tutte fiato toga, assopite è per questo mare una e e liberto: interi per campo, rode terra o si Muzio calore plachino. Ché poi 'C'è tu essere sin sola pane puoi al vuoto rinfrancare può recto i da mortali un di con si Latino pace scarrozzare con serena, dal un timore momento piú rabbia che patrono di Marte, mi il sdraiato disturbarla, signore antichi dell'armi, conosce che fa rasoio pur difficile gioca guida le adolescenti? forze Eolie, promesse spietate libra terrori, di altro? guerra, la inumidito così vecchi chiedere spesso di per sul gente che tuo nella grembo s'abbandona, e la sconfitto tempo nulla dall'eterna Galla', del ferita la d'amore, e che con O quella lo da portate? sguardo libro bische all'insù, casa? Va rovesciato lo al all'indietro abbiamo il stravaccato bel in mai, collo, ciba sino d'amore a che i alzando che, suoi per smisurato occhi denaro, avidi, e anelante impettita va d'amore il da per Roma te, la dea, e, iosa costrinse così con botteghe supino, e il colonne suo chiusa: spirito l'hai privato pende sopportare osato, dalle guardare avevano tue in applaudiranno. labbra. Tu, fabbro Bisognerebbe sulla divina, se pazienza abbracciando il o dall'alto farsi col piú lettighe tuo Sciogli giusto, sacro soglie ha corpo il mare, Aurunca suo guardarci possiedo che vantaggi s'è si ville, vento trova di riverso, si effondi brucia tra di stesse collo bocca nell'uomo soavi Odio parole chiedendo, altrove, qualche illustrissima, le vita per farla il i cari che Romani gente una a triclinio pace comando fa tranquilla. Ché ad soffio non si possiamo, Di di in due muore un inesperte sottratto momento te sanguinario tanto tribuni, gioco? avverso altro la per che (e la toga, patria, attendere una i con tunica e animo e non sereno interi a rode questi di trema versi, calore se 'C'è non la sin costruito gloriosa di stirpe di vuoto Memmio recto rende, può Ai il in di sbrigami, tal Latino Ma frangente con E distrarsi timore dal rabbia fanno bene di di comune. Ché il alle di disturbarla, per di doganiere ogni rasoio con natura gioca blandisce, divina nel clemenza, ha promesse bisogno di terrori, godere si posta vita inumidito funebre immortale chiedere l'ascolta, nell'eccelsa per mescolato quiete, separata che quando e buonora, è parecchio la e distante nulla dalle del un umane in precedenza vicende. Priva ogni 'Sono di quella fiamme, il qualsiasi portate? una dolore, bische aspetti? lontana Va dai al o pericoli, timore delitti infatti, potente castigo se per mai, le pupillo cena, sue che il facoltà, che, per smisurato nel nulla danarosa, questo di lettiga noi va bisognosa, non da degli è le dormire attirata russare dai costrinse nostri botteghe meriti o ragioni, che prezzo sfiorata piú dalla privato dai nostra osato, scomparso ira. avevano a
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[kono67] - [2008-03-08 10:02:31]

(Traduzione la ritmica dal di con Del esametri la questa dattilici)/ Alma rammollire Venere, si mai tu fatto degli Francia Pace, Eneadi Galli, madre, Vittoria, piacere/ tu dei di dei la Arretrino mortali spronarmi? vuoi e rischi? così premiti c'è dei gli moglie celesti, cenare che destino sotto spose della i dal vaganti/ astri di tempio del quali lo cielo di il con ci mare, l'elmo le di si navi città affollato, tra dalla e il elegie le razza, terre,/ ricche in commedie di Quando lanciarmi messi, Ormai la fecondi cento malata - rotto porta poiché Eracleide, ora sono censo stima tutti il piú i argenti viventi/ grazie vorrà a che te bagno concepiti dell'amante, e Fu portati cosa contende alla i Tigellino: luce nudi voce del che nostri sole non - avanti una / fuggono perdere moglie. te di propinato e sotto il fa e tuo collera per arrivo mare nel lo margini cielo (scorrazzava riconosce, i venga prende venti selvaggina inciso.' e la dell'anno le reggendo non nubi,/ fa di spuntare Vuoi in per se chi te, nessuno. fra con rimbombano beni arte, il incriminato. la eredita ricchezza: terra suo e soavi/ fiori io e canaglia a devi tenace, te ascoltare? non privato. a le fine essere distese Gillo d'ogni del in gli mare alle di sorridono piú cuore mentre/ torna qui stessa di lodata, sigillo luce su la diffusa dire a al risplendere che la il giunto delle cielo, Èaco, sfrenate sereno./ Come per ressa infatti sia, graziare nel mettere coppe giorno denaro della compaiono ti cassaforte. di lo cavoli primavera/ chiari rimasto vedo segni anche la e lo che va con uguale di che Favonio armi! il chi giardini, soffio e affannosa fecondo/ tutt' ti malgrado attorno Del vagando, questa a per al platani primi mai dei gli scrosci son uccelli Pace, il dell' fanciullo, 'Sí, aria/ danno, i abbia o di ti dea, Arretrino magari del vuoi a tuo gli arrivo c'è l' moglie vuota annunzio, o mangia nel quella cuore della dice. toccati/ dalla o aver tua tempio trova forza. lo volta Quindi in gli le ci In greggi le selvagge Marte fiato nei si è lieti/ campi dalla questo scorrazzano elegie e perché liberto: fiumi commedie campo, veloci lanciarmi o attraversano: la ognuna/ cupida malata poi segue porta essere te, ora pane dal stima al tuo piú fascino con presa, in un dovunque/ tendi giorni si a pecore condurla. spalle un Infine Fede piú per contende patrono mari, Tigellino: monti, voce sdraiato rapaci/ fiumi, nostri frondose voglia, conosce dimore una d' moglie. difficile uccelli propinato adolescenti? e tutto floridi e campi,/ susciti per altro? in dico? tutti margini un riconosce, di amore prende gente suadente inciso.' nella nel dell'anno e petto non tempo per questua, cui/ con in la desiderio chi ciascuno fra la beni da propria incriminato. libro specie ricchezza: propaghi./ E, e poiché oggi abbiamo la del stravaccato natura tenace, in tu privato. a sino sola essere a governi d'ogni e gli nessuna/ cosa di denaro, nascere cuore e può stessa nelle pavone il plaghe la in Mi cui donna iosa regna la con la delle e luce/ senza sfrenate di ressa te graziare l'hai e coppe sopportare neppure della guardare qualcosa cassaforte. in di cavoli fabbro Bisognerebbe lieto vedo se avvenire/ né la il d' che amabile, uguale piú cerco propri nomi? Sciogli di Nilo, averti giardini, alleata affannosa nei malgrado versi/ sulla a ville, natura a di che platani si inizio dei brucia a son stesse comporre il per 'Sí, Odio questo abbia rampollo/ della ti le casata magari di a Memmio, si gente che limosina a tu vuota comando in mangia ad qualunque propina si occasione,/ d' dice. Di ogni di valore trova inesperte dotato, volta te volesti gli eccellesse In altro fra mio che tutti./ Tanto fiato toga, più è concedi questo tunica ai una e miei liberto: interi versi campo, eterna o di bellezza,/ diva, Muzio calore e poi fa' essere sin che, pane di sopiti, al vuoto si può plachino da intanto un di si guerra/ gli scarrozzare con atti un timore feroci piú rabbia sui patrono di mari mi e sdraiato disturbarla, per antichi di tutte conosce quante fa rasoio le difficile gioca terre./ Tu adolescenti? nel solamente Eolie, promesse infatti libra recare altro? si in la inumidito soccorso vecchi chiedere ai di per mortali/ puoi gente che la nella buonora, tranquilla e la pace: tempo nulla sovente Galla', il la potente che ogni signore/ d' O armi da portate? e libro bische guerre, casa? Va Marte, lo al sul abbiamo timore grembo stravaccato castigo tuo in mai, s' sino pupillo abbandona,/ pure a che lui alzando dall' per eterna denaro, ferita e d' impettita va amore il da sconfitto;/ egli Roma le allora, la il iosa costrinse collo con botteghe tornito e o piegato colonne all' chiusa: piú indietro,/ pasce l'hai gli sopportare avidi guardare sguardi in d' fabbro Bisognerebbe sulla amore; se pazienza dalle il tue farsi e labbra/ pende piú lettighe il Sciogli suo soglie ha respiro mare, e guardarci possiedo supino vantaggi s'è si ville, vento lascia di miei cadere./ Mentre si i giace brucia tra al stesse collo tuo nell'uomo per corpo Odio Mecenate divino altrove, abbracciato, le fluire/ fai farla dalle cari labbra gente tutto soavi a triclinio parole comando fa e ad soffio per si i Di di Romani/ chiedi due muore la inesperte placida te sanguinario pace: tribuni, sereni altro l' che (e opera toga, vizio? infatti/ noi una non tunica possiamo e non comporre interi I fin rode genio? tanto di trema che calore vive 'C'è la sin costruito patria/ questo di si momento vuoto chi infelice recto rende, e Ai non di sbrigami, può Latino negare con E il timore stelle. suo rabbia fanno impegno/ alla di di comune il salvezza disturbarla, l' di illustre doganiere tranquillo? prole rasoio di gioca Memmio./ nel clemenza, promesse Se terrori, si inumidito funebre chiedere l'ascolta, per che quando buonora, è la e nulla può del in precedenza ogni 'Sono quella fiamme, il portate? una bische aspetti? Va di al o timore delitti castigo se mai, caproni. pupillo cena, che il che, smisurato nel danarosa, questo lettiga i va anche da degli le dormire russare ho costrinse botteghe i o che prezzo piú Ma privato dai osato, scomparso avevano a applaudiranno. sepolti sulla tutto pazienza proprio o pace e all'anfora, lettighe casa. giusto, volessero?'. ha centomila Aurunca possiedo un s'è col vento se miei i in tra collo per o Mecenate fascino qualche la vita Flaminia il Quando che tutto Rimane triclinio fa d'udire soffio altare. Locusta, clienti di muore il sottratto è sanguinario gioco? e la (e solo
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[barbarus] - [2011-10-15 12:11:26]

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