Splash Latino - Livio - Ab Urbe Condita - Liber Xxvi - 50

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Livio - Ab Urbe Condita - Liber Xxvi - 50

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50. Captiva deinde a militibus adducitur ad eum adulta virgo, adeo eximia forma ut quacumque incedebat converteret omnium oculos. Scipio percontatus patriam parentesque, inter cetera accepit desponsam eam principi Celtiberorum: adulescenti Allucio nomen erat.
Extemplo igitur parentibus sponsoque ab domo accitis, cum interim audiret deperire eum sponsae amore, ubi primum venit, accuratiore eum sermone quam parentes adloquitur. "Iuvenis", inquit, "iuvenem appello, quo minor sit inter nos huius sermonis verecundia. Ego cum sponsa tua capta a militibus nostris ad me ducta esset audiremque tibi eam cordi esse, et forma faceret fidem, quia ipse, si frui liceret ludo aetatis, praesertim in recto et legitimo amore, et non res publica animum nostrum occupasset, veniam mihi dari sponsam impensius amanti vellem, tuo cuius possum amori faveo.
Fuit sponsa tua apud me eadem qua apud soceros tuos parentesque suos verecundia; servata tibi est, ut inviolatum et dignum me teque dari tibi donum posset.
Hanc mercedem unam pro eo munere paciscor: amicus populo Romano sis et, si me virum bonum credis esse quales patrem patruumque meum iam ante hae gentes norant, scias multos nostri similes in civitate Romana esse, nec ullum in terris hodie populum dici posse quem minus tibi hostem tuisque esse velis aut amicum malis."
Cum adulescens, simul pudore et gaudio perfusus, dextram Scipionis tenens deos omnes invocaret ad gratiam illi pro se referendam, quoniam sibi nequaquam satis facultatis pro suo animo atque illius erga se merito esset, parentes inde cognatique virgines appellati; qui, quoniam gratis sibi redderetur, virgo ad quam redimendam satis magnum attulissent auri pondus, orare Scipionem ut id ab se donum acciperet coeperunt, haud minorem eius rei apud se gratiam futuram esse adfirmantes quam redditae inviolatae foret virginis.
Scipio quando tanto opere peterent accepturum se pollicitus, poni ante pedes iussit vocatoque ad se Allucio. "Super dotem" inquit "quam accepturus a socero es, haec tibi a me dotalia dona accedent"; aurumque tollere ac sibi habere iussit. His laetus donis honoribusque dimissus domum, implevit populares laudibus meritis Scipionis: venisse dis simillimum iuvenem, vincentem omnia cum armis, tum benignitate ac beneficiis.
Itaque dilectu clientium habito cum delectis mille et quadringentis equitibus intra paucos dies ad Scipionem revertit.


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[degiovfe] - [2010-07-19 13:31:47]

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