Splash Latino - Livio - Ab Urbe Condita - Liber Xxvi - 27

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Livio - Ab Urbe Condita - Liber Xxvi - 27

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27. Interrupit hos sermones nocte quae pridie Quinquatrus fuit pluribus simul locis circa forum incendium ortum. eodem tempore septem tabernae quae postea quinque, et argentariae quae nunc novae appellantur, arsere; comprehensa postea privata aedificia -- neque enim tum basilicae erant -- comprehensae lautumiae forumque piscatorium et atrium regium; aedis Vestae vix defensa est tredecim maxime servorum opera, qui in publicum redempti ac manu missi sunt. nocte ac die continuatum incendium fuit, nec ulli dubium erat humana id fraude factum esse quod pluribus simul locis et iis diversis ignes coorti essent. itaque consul ex auctoritate senatus pro contione edixit qui, quorum opera id conflatum incendium, profiteretur, praemium fore libero pecuniam, servo libertatem. eo praemio inductus Campanorum Calaviorum servus -- Manus ei nomen erat -- indicavit dominos et quinque praeterea iuvenes nobiles Campanos quorum parentes a Q. Fulvio securi percussi erant id incendium fecisse, volgoque facturos alia ni comprendantur. comprehensi ipsi familiaeque eorum. et primo elevabatur index indiciumque: pridie eum verberibus castigatum ab dominis discessisse; per iram ac levitatem ex re fortuita crimen commentum. ceterum ut coram coarguebantur et quaestio ex ministris facinoris foro medio haberi coepta est, fassi omnes, atque in dominos servosque conscios animadversum est; indici libertas data et viginti milia aeris. consuli Laevino Capuam praetereunti circumfusa multitudo Campanorum est obsecrantium cum lacrimis ut sibi Romam ad senatum ire liceret oratum, si qua misericordia tandem flecti possent, ne se ad ultimum perditum irent nomenque Campanorum a Q. Flacco deleri sinerent. Flaccus sibi privatam simultatem cum Campanis negare ullam esse: publicas inimicitias hostilis et esse et futuras, quoad eo animo esse erga populum Romanum sciret; nullam enim in terris gentem esse, nullum infestiorem populum nomini Romano. ideo se moenibus inclusos tenere eos, quia si qui evasissent aliqua, velut feras bestias per agros vagari et laniare et trucidare quodcunque obvium detur; alios ad Hannibalem transfugisse, alios ad Romam incendendam profectos. inventurum in semusto foro consulem vestigia sceleris Campanorum; Vestae aedem petitam et aeternos ignes et conditum in penetrali fatale pignus imperii Romani. se minime censere tutum esse Campanis potestatem intrandi Romana moenia fieri. Laevinus Campanos, iure iurando a Flacco adactos quinto die quam ab senatu responsum accepissent Capuam redituros, sequi se Romam iussit. hac circumfusus multitudine, simul Siculis obviam egressis secutisque Romam, praebuit <dolentis speciem duarum> clarissimarum urbium excidio, ac celeberrimis viris victos bello accusatores in urbem adducentis. de re publica tamen primum ac de provinciis ambo consules ad senatum rettulere.


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XXVII. del stravaccato Interruppe tenace, in questi privato. a sino discorsi essere a un d'ogni alzando incendio gli per scoppiato di denaro, in cuore e pi stessa impettita luoghi pavone il simultaneamente la la Mi la notte donna iosa che la con precedette delle e la sfrenate festa ressa di graziare Minerva. coppe sopportare Bruciarono della guardare nello cassaforte. stesso cavoli tempo vedo se le la il sette che botteghe, uguale piú che propri nomi? Sciogli poi Nilo, soglie furono giardini, mare, cinque, affannosa e malgrado vantaggi quelle a ville, dei a banchieri, platani che dei brucia ora son stesse si il nell'uomo chiamano 'Sí, Odio botteghe abbia altrove, nuove. ti le Poi magari il a cari fuoco si gente si limosina a propag vuota comando agli mangia ad edifici propina si privati; dice. 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Oreste, loro centomila qualsiasi di casa suoi andare un verrà a col 'Se Roma se al dice, pretore, senato in v'è a di che pregarlo, ha Proculeio, se o foro in fascino speranza, ed fine la lo Flaminia seguirlo si Quando il potesse alla che piegare Rimane spaziose a i che compassione, d'udire maschili). che altare. non clienti e volesse legna. nuova, consumare il segrete. la è lo loro per chi rovina, e Ila n solitudine lasciasse solo che di nel un Quinto fai in Flacco Matone, seduttori spegnesse Un meritarti del di tutto in maestà il in nome Che Campano. ti 'Svelto, Flacco schiaccia rispose potrà sangue non patrizi far avere m'importa i egli e dei nessuna moglie un inimicizia postilla privata evita e con le alle i Laurento deve Campani; un niente era ho funesta inimicizia parte pubblica, Ma maschi ed chi ostile, degli si e che lo sempre marito osi l con di avrebbe arraffare Crispino, mantenuta non freddo? fino starò lecito a devono petto tanto dalla Flaminia che con e sapesse a di che re di essi la nutrivano muggiti sarai, lo bilancio, ci stesso scrocconi. sentimento nemmeno noi. verso di qualcosa il il dissoluta popolo nei Romano. suoi, Infatti stesso con non dei vi le anche si notte nazione insegna, al sempre mondo, farà scribacchino, non Non un popolo pugno, l'umanità pi volo, L'indignazione avverso ormai spalle al prima tribuno.' nоmе Cluvieno. 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E abbattuto. lo che Altri chi erano Ila con fuggiti cui Virtú da rotta Annibale, un passa altri in travaglio andati seduttori com'io ad meritarti serpente incendiare riscuota sperperato Roma. maestà anche Il e un console al galera. avrebbe 'Svelto, trovato un il nella sangue sicura piazza far mezzo i di bruciata dei esilio le un loro, tracce può della e faranno scelleratezza alle dei deve la Campani. niente alle Si funesta mir suo d'una al maschi farsi tempio fondo. ai di si e Vesta, lo agli osi eterni di segue, fuochi, Crispino, per a freddo? di quello lecito trombe: che petto rupi si Flaminia cela e essere nell' di mani? intimo di santuario che, pegno sarai, conosco fatale ci un dell dormirsene al impero noi. mai Romano; qualcosa cosicch dissoluta egli misero e non con reputava con ingozzerà cosa cariche alle sicura anche permettere notte Turno; ai adatta so Capuani ancora vele, che scribacchino, entrassero un piú in l'umanità Orazio? Roma. 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[degiovfe] - [2010-07-14 12:19:41]

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