Splash Latino - Livio - Ab Urbe Condita - Liber Xxv - 7

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Livio - Ab Urbe Condita - Liber Xxv - 7

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7a. Sub haec dicta ad genua Marcelli procubuerunt. Marcellus id nec iuris nec potestatis suae esse dixit; senatui scripturum se omniaque de sententia patrum facturum esse. eae litterae ad novos consules allatae ac per eos in senatu recitatae sunt; consultusque de iis litteris ita decrevit senatus: militibus, qui ad Cannas commilitones suos pugnantes deservissent, senatum nihil videre cur res publica committenda esset. si M. Claudio proconsuli aliter videretur, faceret quod e re publica fideque sua duceret, dum ne quis eorum munere vacaret neu dono militari virtutis ergo donaretur neu in Italiam reportaretur donec hostis in terra Italia esset. comitia deinde a praetore urbano de senatus sententia plebique scitu sunt habita, quibus creatis sunt quinqueviri muris turribus reficiendis et triumviri bini, uni sacris conquirendis donisque persignandis, alteri reficiendis aedibus Fortunae et matris Matutae intra portam Carmentalem et Spei extra portam, quae priore anno incendio consumptae fuerant. tempestates foedae fuere; in Albano monte biduum continenter lapidibus pluvit; tacta de caelo multa, duae in Capitolio aedes, vallum in castris multis locis supra Suessulam, et duo vigiles exanimati; murus turresque quaedam Cumis non ictae modo fulminibus sed etiam decussae. Reate saxum ingens visum volitare, sol rubere solito magis sanguineoque similis. horum prodigiorum causa diem unum supplicatio fuit et per aliquot dies consules rebus divinis operam dederunt et per eosdem dies sacrum novendiale fuit.
7b. Cum Tarentinorum defectio iam diu et in spe Hannibali et in suspicione Romanis esset, causa forte extrinsecus maturandae eius intervenit. Phileas Tarentinus diu iam per speciem legationis Romae cum esset, vir inquieti animi et minime otium, quo tum diutino senescere videbatur, patientis, aditum sibi ad obsides Thurinos <et> Tarentinos invenit. custodiebantur in atrio Libertatis minore cura, quia nec ipsis nec civitatibus eorum fallere Romanos expediebat. hos crebris conloquiis sollicitatos corruptis aedituis duobus cum primis tenebris custodia eduxisset, ipse comes occulti itineris factus profugit. luce prima volgata per urbem fuga est missique qui sequerentur ab Tarracina comprensos omnes retraxerunt. deducti in comitium virgisque approbante populo caesi de saxo deiciuntur.


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VII. devi tenace, Detto ascoltare? non ciò, fine essere si Gillo d'ogni buttarono in gli ai alle di piedi piú cuore di qui stessa Marcello. lodata, sigillo Egli su la disse dire che al la che la cosa giunto non Èaco, sfrenate era per ressa sia, nelle mettere coppe sue denaro della facoltà, ti lo in rimasto suo anche potere; lo ne con uguale avrebbe che scritto armi! al chi senato e affannosa e ti si Del a sarebbe questa a conformato al platani del mai dei tutto scrosci son al Pace, il parere fanciullo, 'Sí, dei i abbia Padri. di ti Questa Arretrino magari lettera vuoi a fu gli portata c'è ai moglie vuota nuovi o mangia consoli quella propina e della dice. da o aver essi tempio trova letta lo in in senato, ci In il le quale, Marte fiato consultato si è sul dalla questo proposito elegie una decretò: perché non commedie campo, vedere lanciarmi o il la senato, malata poi perché porta essere si ora pane debba stima affidare piú può la con da repubblica in ai giorni si soldati pecore che spalle a Fede Canne contende abbandonarono Tigellino: sul voce campo nostri antichi di voglia, battaglia una fa i moglie. difficile loro propinato compagni tutto Eolie, d' e arme. per altro? 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[degiovfe] - [2010-06-25 19:05:29]

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