Splash Latino - Livio - Ab Urbe Condita - Liber Xxiii - 30

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Livio - Ab Urbe Condita - Liber Xxiii - 30

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30a. Dum haec in Hispania geruntur, Petelia in Bruttiis aliquot post mensibus quam coepta oppugnari erat ab Himilcone praefecto Hannibalis expugnata est. Multo sanguine ac volneribus ea Poenis victoria stetit nec ulla magis vis obsessos quam fames expugnavit. Absumptis enim frugum alimentis carnisque omnis generis quadrupedum suetae [insuetae]que postremo coriis herbisque et radicibus et corticibus teneris strictisque foliis vixere nec ante quam vires ad standum in muris ferendaque arma deerant expugnati sunt. Recepta Petelia Poenus ad Consentiam copias traducit, quam minus pertinaciter defensam intra paucos dies in deditionem accepit. Iisdem ferme diebus et Bruttiorum exercitus Crotonem, Graecam urbem, circumsedit, opulentam quondam armis virisque, tum iam adeo multis magnisque cladibus adflictam ut omnis aetatis minus duo milia civium superessent. Itaque urbe a defensoribus vasta facile potiti hostes sunt: arx tantum retenta, in quam inter tumultum captae urbis e media caede quidam effugere. Et Locrenses descivere ad Bruttios Poenosque prodita multitudine a principibus. Regini tantummodo regionis eius et in fide erga Romanos et potestatis suae ad ultimum manserunt. In Siciliam quoque eadem inclinatio animorum pervenit et ne domus quidem Hieronis tota ab defectione abstinuit. Namque Gelo, maximus stirpis, contempta simul senectute patris simul post Cannensem cladem Romana societate ad Poenos defecit, movissetque in Sicilia res, nisi mors, adeo opportuna ut patrem quoque suspicione aspergeret, armantem eum multitudinem sollicitantemque socios absumpsisset.
30b. Haec eo anno in Italia, in Africa, in Sicilia, in Hispania vario eventu acta. Exitu anni Q. Fabius Maximus a senatu postulavit ut aedem Veneris Erycinae, quam dictator vovisset, dedicare liceret. Senatus decrevit ut Ti. Sempronius, consul designatus, cum [primum magistratum] inisset, ad populum ferret ut Q. Fabium duumvirum esse iuberent aedis dedicandae causa. Et M. Aemilio Lepido, qui bis consul augurque fuerat, filii tres, Lucius, Marcus, Quintus, ludos funebres per triduum et gladiatorum paria duo et viginti [per triduum] in foro dederunt. Aediles curules C. Laetorius et Ti. Sempronius Gracchus, consul designatus, qui in aedilitate magister equitum fuerat, ludos Romanos fecerunt, qui per triduum instaurati sunt. Plebeii ludi aedilium M. Aurelii Cottae et M. Claudii Marcelli ter instaurati. Circumacto tertio anno Punici belli, Ti. Sempronius consul idibus Martiis magistratum init. Praetores Q. Fulvius Flaccus, qui antea consul censorque fuerat, urbanam, M. Valerius Laevinus peregrinam sortem in iurisdictione habuit; Ap. Claudius Pulcher Siciliam, Q. Mucius Scaevola Sardiniam sortiti sunt. M. Marcello pro consule imperium esse populus iussit, quod post Cannensem cladem unus Romanorum imperatorum in Italia prospere rem gessisset.


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