Splash Latino - Livio - Ab Urbe Condita - Liber Xxiii - 11

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Livio - Ab Urbe Condita - Liber Xxiii - 11

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11. Dum haec geruntur, Q. Fabius Pictor legatus a Delphis Romam rediit responsumque ex scripto recitavit. Divi divaeque in eo erant quibus quoque modo supplicaretur; tum: "si ita faxitis, Romani, vestrae res meliores facilioresque erunt magisque ex sententia res publica vestra vobis procedet victoriaque duelli populi Romani erit. Pythio Apollini re publica vestra bene gesta servataque lucris meritis donum mittitote deque praeda manubiis spoliisque honorem habetote; lasciviam a vobis prohibetote." Haec ubi ex Graeco carmine interpretata recitavit, tum dixit se oraculo egressum extemplo iis omnibus divis rem divinam ture ac vino fecisse, iussumque ab templi antistite, sicut coronatus laurea corona et oraculum adisset et rem divinam fecisset, ita coronatum navem adscendere nec ante deponere eam quam Romam pervenisset; se, quaecumque imperata sint, cum summa religione ac diligentia exsecutum coronam Romae in aram Apollinis deposuisse. Senatus decrevit ut eae res divinae supplicationesque primo quoque tempore cum cura fierent. Dum haec Romae atque [in] Italia geruntur, nuntius victoriae ad Cannas Carthaginem venerat Mago Hamilcaris filius, non ex ipsa acie a fratre missus sed retentus aliquot dies in recipiendis civitatibus Bruttiorum quae deficiebant. Is, cum ei senatus datus esset, res gestas in Italia a fratre exponit: cum sex imperatoribus eum, quorum quattuor consules, duo dictator ac magister equitum fuerint, cum sex consularibus exercitibus acie conflixisse; occidisse supra ducenta milia hostium, supra quinquaginta milia cepisse. Ex quattuor consulibus duos occidisse; ex duobus saucium alterum, alterum toto amisso exercitu vix cum quinquaginta hominibus effugisse. Magistrum equitum, quae consularis potestas sit, fusum fugatum; dictatorem, quia se in aciem nunquam commiserit, unicum haberi imperatorem. Bruttios Apulosque, partim Samnitium ac Lucanorum defecisse ad Poenos. Capuam, quod caput non Campaniae modo sed post adflictam rem Romanam Cannensi pugna Italiae sit, Hannibali se tradidisse. Pro his tantis totque victoriis verum esse grates deis immortalibus agi haberique.


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Frattanto, Vittoria, i tornò dei di a la Roma spronarmi? da rischi? gli Delfo premiti l'inviato gli Quinto cenare o Fabio destino Pittore, spose della e dal o aver lesse, di tempio di quali su di in lo con ci scritto, l'elmo le il si Marte responso. città si Vi tra dalla erano il elegie indicati razza, perché gli in dei Quando lanciarmi e Ormai la le cento malata dee rotto porta a Eracleide, cui censo stima si il doveva argenti con supplicare, vorrà e che in bagno pecore qual dell'amante, modo Fu Fede si cosa contende doveva i farlo; nudi e che seguivano non voglia, queste avanti una parole: perdere "Se di propinato così sotto tutto farete, fa Romani, collera per le mare dico? cose lo vostre (scorrazzava riconosce, andranno venga prende meglio selvaggina inciso.' e la dell'anno più reggendo facilmente, di questua, e Vuoi in lo se chi Stato nessuno. avrà rimbombano condizioni il più eredita conformi suo e al io vostro canaglia desiderio, devi e ascoltare? non privato. a la fine essere vittoria Gillo in in gli questa alle di guerra piú cuore sarà qui stessa del lodata, sigillo pavone popolo su la romano. dire Ad al donna Apollo che la Pizio, giunto dopo Èaco, sfrenate avere per bene sia, graziare amministrata mettere coppe e denaro salvata ti cassaforte. la lo cavoli Repubblica, rimasto vedo manderete anche la in lo che dono con uguale parte che propri nomi? dell'acquistato armi! Nilo, guadagno, chi giardini, del e affannosa bottino ti malgrado del Del denaro, questa a delle al platani spoglie; mai vi scrosci asterrete Pace, dalla fanciullo, 'Sí, superbia i abbia irreligiosa". di Com'egli Arretrino magari ebbe vuoi enunciato gli si queste c'è limosina parole moglie traducendole o dal quella responso della dice. greco, o aver di riferì tempio che, lo volta uscito in gli dal ci tempio, le aveva Marte fiato subito si è sacrificato dalla questo con elegie una vino perché liberto: e commedie campo, con lanciarmi o incenso la Muzio a malata tutte porta quelle ora divinità; stima al che, piú avuto con da dal in un sacerdote giorni si il pecore comando spalle un di Fede piú salire contende patrono sulla Tigellino: mi nave voce cinto nostri antichi della voglia, stessa una corona moglie. d'alloro propinato adolescenti? con tutto Eolie, cui e si per altro? era dico? la accostato margini vecchi all'oracolo riconosce, di e prende con inciso.' cui dell'anno e aveva non tempo sacrificato questua, Galla', e in di chi non fra O deporla beni finché incriminato. libro non ricchezza: fosse e lo giunto oggi abbiamo a del stravaccato Roma, tenace, in egli privato. a eseguito essere con d'ogni somma gli per devozione di denaro, e cuore e diligenza stessa tutto pavone ciò la Roma che Mi la gli donna iosa era la stato delle comandato, sfrenate in ressa chiusa: Roma graziare aveva coppe deposto della la cassaforte. in corona cavoli fabbro Bisognerebbe sull'ara vedo se di la il Apollo. che farsi E uguale piú il propri nomi? Senato Nilo, soglie decretò giardini, mare, che, affannosa guardarci quanto malgrado vantaggi più a ville, presto a di si platani si potesse, dei brucia quei son stesse riti il religiosi 'Sí, e abbia quelle ti le supplicazioni magari farla si a cari facessero si con limosina a la vuota comando più mangia ad grande propina si cura.
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