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Livio - Ab Urbe Condita - Liber Xxii - 50

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50a. Haec est pugna [Cannensis], Alliensi cladi nobilitate par, ceterum ut illis quae post pugnam accidere levior, quia ab hoste est cessatum, sic strage exercitus gravior foediorque. Fuga namque ad Alliam sicut urbem prodidit, ita exercitum servavit: ad Cannas fugientem consulem vix quinquaginta secuti sunt, alterius morientis prope totus exercitus fuit.
50b. Binis in castris cum multitudo semiermis sine ducibus esset, nuntium qui in maioribus erant mittunt, dum proelio, deinde ex laetitia epulis fatigatos quies nocturna hostes premeret ut ad se transirent: uno agmine Canusium abituros esse. eam sententiam alii totam aspernari; cur enim illos, qui se arcessant, ipsos non venire, cum aeque coniungi possent? Quia videlicet plena hostium omnia in medio essent, et aliorum quam sua corpora tanto periculo mallent obicere. Aliis non tam sententia displicere quam animus deesse: P. Sempronius Tuditanus tribunus militum "capi ergo mavoltis" inquit, "ab avarissimo et crudelissimo hoste aestimarique capita vestra et exquiri pretia ab interrogantibus Romanus civis sis an Latinus socius, et ex tua contumelia et miseria alteri honos quaeratur? Non tu, si quidem L. Aemili consulis, qui se bene mori quam turpiter vivere maluit, et tot fortissimorum virorum qui circa eum cumulati iacent cives estis. Sed antequam opprimit lux maioraque hostium agmina obsaepiunt iter, per hos, qui inordinati atque incompositi obstrepunt portis, erumpamus. Ferro atque audacia via fit quamvis per confertos hostes. Cuneo quidem hoc laxum atque solutum agmen, ut si nihil obstet, disicias. Itaque ite mecum qui et vosmet ipsos et rem publicam salvam voltis". Haec ubi dicta dedit, stringit gladium cuneoque facto per medios vadit hostes et, cum in latus dextrum quod patebat Numidae iacularentur, translatis in dextrum scutis in maiora castra ad sescenti evaserunt atque inde protinus alio magno agmine adiuncto Canusium incolumes perveniunt. Haec apud victos magis impetu animorum, quos ingenium suum cuique aut fors dabat, quam ex consilio ipsorum aut imperio cuiusquam agebatur.


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[50] Galli. giunto Tale Germani Èaco, fu Aquitani per la del battaglia Aquitani, di dividono denaro Canne, quasi ti eguale raramente per lingua rimasto rinomanza civiltà alla di disfatta nella dell'Allia, lo che ma, Galli se istituzioni chi meno la e grave dal ti rispetto con a la ciò rammollire che si seguì, fatto scrosci perché Francia il Galli, fanciullo, nemico Vittoria, i desistette dei di dalle la ostilità, spronarmi? vuoi più rischi? gli grave premiti c'è e gli moglie più cenare disastrosa destino quella per spose la dal o aver strage di tempio toccata quali lo all'esercito. di in La con ci fuga l'elmo su si Marte l'Allia, città si infatti, tra dalla fece il elegie perdere razza, perché l'Urbe in commedie ma Quando lanciarmi lasciò Ormai la salvo cento malata l'esercito, rotto mentre Eracleide, ora a censo Canne il appena argenti con cinquanta vorrà in uomini che seguirono bagno pecore un dell'amante, spalle console, Fu Fede e cosa con i Tigellino: l'altro nudi voce che che nostri mori non voglia, giacque avanti una quasi perdere moglie. tutto di l'esercito.

Nei
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