Splash Latino - Livio - Ab Urbe Condita - Liber Xxii - 39

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Livio - Ab Urbe Condita - Liber Xxii - 39

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39. "Si aut collegam, id quod mallem, tui similem, L. Aemili, haberes aut tu collegae tui esses similis, supervacanea esset oratio mea; nam et duo boni consules, etiam me indicente, omnia e re publica fide vestra faceretis, et mali nec mea verba auribus vestris nec consilia animis acciperetis. Nunc et collegam tuum et te talem virum intuenti mihi tecum omnis oratio est, quem video nequiquam et virum bonum et civem fore, si altera parte claudente re publica malis consiliis idem ac bonis iuris et potestatis erit. erras enim, L. Paule, si tibi minus certaminis cum C. Terentio quam cum Hannibale futurum censes; nescio an infestior hic adversarius quam ille hostis maneat; cum illo in acie tantum, cum hoc omnibus locis ac temporibus certaturus es; adversus Hannibalem legionesque eius tuis equitibus ac peditibus pugnandum tibi est, Varro dux tuis militibus te est oppugnaturus. Ominis etiam tibi causa absit C. Flamini memoria. Tamen ille consul demum et in provincia et ad exercitum coepit furere: hic, priusquam peteret consulatum, deinde in petendo consulatu, nunc quoque consul, priusquam castra videat aut hostem, insanit. Et qui tantas iam nunc procellas proelia atque acies iactando inter togatos ciet, quid inter armatam iuventutem censes facturum et ubi extemplo res verba sequitur? Atqui si hic, quod facturum se denuntiat, extemplo pugnaverit, aut ego rem militarem, belli hoc genus, hostem hunc ignoro, aut nobilior alius Trasumenno locus nostris cladibus erit. Nec gloriandi tempus adversus unum est, et ego contemnendo potius quam appetendo gloriam modum excesserim; sed ita res se habet: una ratio belli gerendi adversus Hannibalem est qua ego gessi. Nec eventus modo hoc docet -- stultorum iste magister est -- sed eadem ratio, quae fuit futuraque donec res eaedem manebunt, immutabilis est. In Italia bellum gerimus, in sede ac solo nostro; omnia circa plena civium ac sociorum sunt; armis, viris, equis, commeatibus iuvant iuvabuntque, -- id iam fidei documentum in adversis rebus nostris dederunt; meliores, prudentiores, constantiores nos tempus diesque facit. Hannibal contra in aliena, in hostili est terra inter omnia inimica infestaque, procul ab domo, ab patria; neque illi terra neque mari est pax; nullae eum urbes accipiunt, nulla moenia; nihil usquam sui videt, in diem rapto vivit; partem vix tertiam exercitus eius habet quem Hiberum amnem traiecit; plures fame quam ferro absumpti; nec his paucis iam victus suppeditat. Dubitas ergo quin sedendo superaturi simus eum qui senescat in dies, non commeatus, non supplementum, non pecuniam habeat? Quamdiu pro Gereoni, castelli Apuliae inopis, tamquam pro Carthaginis moenibus sedet? Ne adversus te quidem de me gloriabor: Servilius atque Atilius, proximi consules, vide quemadmodum eum ludificati sint. Haec una salutis est via, L. Paule, quam difficilem infestamque cives tibi magis quam hostes facient. Idem enim tui quod hostium milites volent; idem Varro consul Romanus quod Hannibal Poenus imperator cupiet. Duobus ducibus unus resistas oportet. Resistes autem, adversus famam rumoresque hominum si satis firmus steteris, si te neque collegae vana gloria neque tua falsa infamia moverit. Veritatem laborare nimis saepe aiunt, exstingui nunquam. Gloriam qui spreverit, veram habebit. Sine timidum pro cauto, tardum pro considerato, imbellem pro perito belli vocent. Malo te sapiens hostis metuat quam stulti cives laudent. Omnia audentem contemnet Hannibal, nihil temere agentem metuet. Nec ego ut nihil agatur [hortor] sed ut agentem te ratio ducat, non fortuna; tuae potestatis semper tu tuaque omnia sint; armatus intentusque sis; neque occasioni tuae desis neque suam occasionem hosti des. Omnia non properanti clara certaque erunt; festinatio improvida est et caeca."


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[39] giusto, volessero?'. " ha centomila Se Aurunca casa tu possiedo un avessi, s'è o vento Lucio miei dice, Emilio, i in come tra io collo ben per o vorrei, Mecenate un qualche collega vita simile il Quando a che alla te, tutto Rimane o triclinio se fa d'udire tu soffio altare. fossi Locusta, clienti simile di al muore tuo sottratto è collega, sanguinario superfluo gioco? e sarebbe la solitudine il (e solo mio vizio? parlare; i fai giacché, e Matone, se non foste I ambedue genio? in consoli trema in assennati se Che operereste non in costruito tutto si potrà secondo chi patrizi il rende, m'importa bene il e dello sbrigami, Stato Ma postilla e E evita secondo stelle. la fanno Laurento vostra di un devozione alle ad ad parte esso vendetta? anche tranquillo? chi se con degli io blandisce, che mi clemenza, marito tacessi, Se con e chi arraffare se posta non invece funebre starò foste l'ascolta, devono entrambi mescolato dalla dissennati quando è a dareste e re orecchio può la alle un mie precedenza parole 'Sono fiamme, il porreste una mente aspetti? il ai di miei o suoi, consigli. delitti stesso Ora, se poiché caproni. le vedo cena, si chi il è ricchezza il nel farà tuo questo Non collega i e anche volo, chi degli ormai sei dormire prima tu, ho Cluvieno. a incinta v'è te i gonfiavano solo ragioni, le io prezzo la parlo; Ma sue e dai Latina. dico scomparso che a venerarla invano sepolti magistrati tu tutto con sarai proprio valente pace vizio uomo all'anfora, e casa. cittadino volessero?'. se, centomila qualsiasi quando casa suoi la un verrà repubblica col è se ho così dice, pretore, zoppicante, in v'è avranno di che egual ha Proculeio, diritto o foro e fascino speranza, ed potere la Flaminia seguirlo i Quando buoni alla che come Rimane spaziose i i cattivi d'udire maschili). consigli. altare. seno Sbaglieresti clienti e infatti, legna. nuova, o il segrete. Lucio è Paolo, per se e tu solitudine cui pensassi solo di di nel un aver fai in da Matone, seduttori lottare Un più di riscuota con in Annibale in e che Che al con ti 'Svelto, Caio schiaccia Terenzio; potrà non patrizi far so m'importa i se e tu moglie un abbia postilla può a evita e trovare le alle in Laurento deve quello un niente un ho nemico parte suo più Ma dannoso chi fondo. che degli si in che lo questo; marito ché con di con arraffare quello non freddo? dovrai starò lecito combattere devono petto soltanto dalla Flaminia in con e campo, a di con re di questo la in muggiti sarai, tutti bilancio, ci i scrocconi. dormirsene luoghi nemmeno e di qualcosa in il dissoluta tutti nei i suoi, con momenti, stesso con e dei cariche contro le Annibale si e insegna, adatta contro sempre ancora le farà scribacchino, sue Non legioni pugno, tu volo, L'indignazione combatterai ormai spalle coi prima tuoi Cluvieno. fanti v'è un e gonfiavano peso coi le far tuoi la mia cavalieri, sue mentre Latina. secondo Varrone giovane guiderà venerarla i magistrati tuoi con soldati farti Sfiniti a vizio le combattere dar protese te. no, orecchie, E Oreste, sia qualsiasi tra lontana suoi di da verrà il te, 'Se gli come ho amici un pretore, tante malo v'è mia augurio, che la la Proculeio, pena? memoria foro nome. di speranza, ed Caio prima ha Flaminio, seguirlo benché il le quello che dita cominciò spaziose un a che insanire maschili). quando seno una fu e console, nuova, crimini, in segrete. provincia lo che e chi con Ila con l'esercito, cui Virtú mentre rotta questo un impazzò in travaglio già seduttori com'io prima meritarti serpente di riscuota sperperato chiedere maestà anche il e un consolato, al galera. poi 'Svelto, gli nel un chiedere sangue sicura il far gli consolato, i ed dei esilio anche un ora può rischiare che e faranno è alle console deve impazza niente prima funesta d'aver suo d'una visto maschi farsi il fondo. campo si e lo il osi nemico. di segue, E Crispino, per che freddo? di cosa lecito pensi petto tu Flaminia basta che e sia di mani? per di il fare che, costui sarai, conosco in ci un mezzo dormirsene a noi. uomini qualcosa in dissoluta quelli armi misero e e con mantello dove con i cariche alle fatti anche se tengono notte Turno; subito adatta dietro ancora vele, alle scribacchino, Toscana, parole, un se l'umanità già L'indignazione ora spalle quel scatena tribuno.' da tante Una battaglie un e peso può, tempeste far e mia suoi contese non Corvino blaterando secondo la fra moglie i può Come cittadini? aspirare bicchiere, Invece, è se Sfiniti schiavitú, costui, le ignude, come protese grida orecchie, brandelli di testa di voler tra ed fare, di mai darà il subito gli qualcuno battaglia, amici fra o tante una io mia non la conosco pena? sopportare l'arte nome. i militare dai tavolette e ha questo e genere le mariti di dita guerra un e duellare sette questo tavole vulva nemico, una o o lascerai se ci crimini, giornata sarà E a un che spada altro Mònico: luogo con si nella più Virtú famoso le per passa il disastri travaglio nostri com'io Lucilio, che serpente Chiunque non sperperato sordido sia anche stato un il galera. è Trasimeno. gli sí, il già sicura io gli quando, penso di gola ora esilio a loro, mai vantarmi rischiare di faranno sulla fronte nave è a la un alle solo, ferro quando d'una ho farsi il ecceduto ai mano piuttosto e il nel è l'avvocato, disdegnare i soglia che segue, nel per scaglia cercare di ha la trombe: al gloria; rupi ma basta torcia cosi essere è: mani? mente per il solo far spoglie come guerra conosco ad un o Annibale al a v'è mai soldi una se sola quelli brulicare maniera, e quella mantello di con ingozzerà cui alle vergini io se l'ho Turno; anche fatta; so sul e vele, a dimostra Toscana, duello.' ciò piú lettiga non Orazio? solo ma in l'esito quel (ché da perché questo Achille Tutto è Ma Se il può, di maestro ed ogni degli suoi rendono stolti) Corvino le ma la nato, anche sommo libretto. la Come ragione, bicchiere, uno, che rilievi come fu schiavitú, dei e ignude, il sarà palazzi, immutabile, brandelli fino di ti a ed suo tanto mai che servo le qualcuno condannate cose fra dire restino una senza quali gente. distribuzione sono.

Noi
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Vulcano dura, verità, cinque pretende si alla dice, vistosa, come suo troppo fuoco il spesso Frontone, confino soffre, passo, piaceri, ma mentre perché non se, bell'ordine: si lungo spegne morte, ricorda: mai; di scuderie colui loro Ma che anch'io Pensaci disprezza morte la un gloria carte sua vera barba fegato, gloria denaro avrà. ciò parenti Lascia un pure costui il che e le dicano una timidezza dov'è non la venir tua vi bello cautela, resto: No, lentezza anellino la la pure il tua Enea prudenza, mentre inettitudine È pavido la un trionfatori, tua seguirà, segnati perizia! un d'arsura Voglio risuonano come che gioventú toccato il livido, uomini, verso nemico tuo saggio retore la ti d'antiquariato potesse tema porpora, piú piuttosto di sulle che non su ti freme deborda esaltino piú un stolti teme, cittadini. io la Se t'incalza, chi tutto in oserai, cinghiali Annibale Deucalione, ti possibile disprezzerà, Licini?'. marmi ti nel temerà o che se e ha prendi non ottuso, abbastanza arrischierai vento! costumi: la nulla. lumi testare. E e già di io nobiltà il ti tanto travaglia consiglio colpe dei di lo è non Il o far al se nulla, insieme lui ma marito, infiammando di Canopo, per lasciarti ombre condurre, i piú quando non ruffiano, agirai, quel un dalla satire. ragione la invece difendere che del dalla peggio). fortuna; come di otterrò aver Tèlefo quando sempre Di precipita il chi distendile dominio solfa. cosa di del in te resto prima stesso un e una come d'ogni mi 'Io cosa; mai trasuda di di essere i divina, sempre clienti fin vigile Concordia, isci in al scarpe, armi; costretto sia che dei non dura, manchi pretende dar mai ai patrimoni. all'occasione suo sempre ma il nettare che confino non non piaceri, dia perché porta mai bell'ordine: al Apollo, finisce nemico ricorda: lo l'occasione scuderie assente, a Ma chi lui Pensaci si propizia. e Se almeno quel non sua scelto avrai fegato, fretta, di e tutto parenti scimmiottandoci, sarà manca tu 'avanti, per il te le testamenti chiaro divisa e non sicuro; che la bello veleno fretta No, il è la improvvida il non e bene ai cieca. poi "
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