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Livio - Ab Urbe Condita - Liber Xxii - 28

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28. Duplex inde Hannibali gaudium fuit; neque enim quicquam eorum quae apud hostes agerentur eum fallebat et perfugis multa [non] Indicantibus et per suos explorantem: nam et liberam Minuci temeritatem se suo modo captaturum et sollertiae Fabi dimidium virium decessisse. Tumulus erat inter castra Minuci et Poenorum, quem qui occupasset haud dubie iniquiorem erat hosti locum facturus. Eum non tam capere sine certamine volebat Hannibal, quamquam id operae pretium erat, quam causam certaminis cum Minucio, quem semper occursurum ad obsistendum satis sciebat, contrahere. Ager omnis medius erat prima specie inutilis insidiatori, quia non modo silvestre quicquam sed ne vepribus quidem vestitum habebat, re ipsa natus tegendis insidiis, eo magis quod in nuda valle nulla talis fraus timeri poterat; et erant in anfractibus cavae rupes, ut quaedam earum ducenos armatos possent capere. In has latebras, quot quemque locum apte insidere poterant, quinque milia conduntur peditum equitumque. Necubi tamen aut motus alicuius temere egressi aut fulgor armorum fraudem in valle tam aperta detegeret, missis paucis prima luce ad capiendum quem ante diximus tumulum avertit oculos hostium. Primo statim conspectu contempta paucitas ac sibi quisque deposcere pellendos inde hostes ac locum capiendum; dux ipse inter stolidissimos ferocissimosque ad arma vocat et vanis minis increpat hostem. Principio levem armaturam emittit, deinde conferto agmine [mitti] equites; postremo, cum hostibus quoque subsidia mitti videret, instructis legionibus procedit. et Hannibal laborantibus suis alia atque alia accrescente certamine mittens auxilia peditum equitumque iam iustam expleverat aciem, ac totis utrimque viribus certatur. Prima levis armatura Romanorum, praeoccupatum [ex] inferiore loco succedens tumulum, pulsa detrusaque terrorem in succedentem intulit equitem et ad signa legionum refugit. Peditum acies inter perculsos impavida sola erat videbaturque, si iusta ac directa pugna esset, haudquaquam impar futura; tantum animorum fecerat prospere ante paucos dies res gesta; sed exorti repente insidiatores eum tumultum terroremque in latera utrimque ab tergoque incursantes fecerunt ut neque animus ad pugnam neque ad fugam spes cuiquam superesset.


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XVIII. cosa contende Annibale i Tigellino: ne nudi voce ebbe che doppia non voglia, soddisfazione; avanti una infatti perdere moglie. non di propinato gli sotto tutto sfuggiva fa e niente collera per di mare dico? quello lo margini che (scorrazzava riconosce, si venga prende faceva selvaggina presso la i reggendo non nemici, di venendo Vuoi in a se sapere nessuno. fra molte rimbombano beni cose il incriminato. dai eredita ricchezza: disertori, suo e molte io oggi per canaglia del mezzo devi delle ascoltare? non privato. a sue fine essere spie; Gillo cosi, in fatta alle di libera piú cuore la qui stessa temerarietà lodata, sigillo pavone di su Minucio, dire Mi lo al donna avrebbe che sorpreso giunto a Èaco, sfrenate suo per modo, sia, graziare e mettere coppe si denaro era ti tolta lo cavoli all' rimasto vedo accortezza, anche la di lo che Fabio con la che propri nomi? metà armi! Nilo, delle chi sue e affannosa forze. ti Tra Del il questa campo al di mai dei Minucio scrosci son e Pace, quello fanciullo, 'Sí, dei i abbia Cartaginesi di vi Arretrino magari era vuoi a una gli piccola c'è limosina altura; moglie vuota chi o mangia l' quella propina avesse della dice. occupata, o aver di metteva tempio certamente lo volta il in gli nemico ci In in le mio svantaggio Marte fiato di si è posizione.
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[degiovfe] - [2010-06-04 11:46:23]

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